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PENSIONI, la C.P.P. CONSAP chiede un Decreto Legislativo correttivo-integrativo che estenda il diritto al personale della Polizia di Stato per l’applicazione dell’aliquota pensionistica al 44%

C.P.P. - Confederazione Pensionati Polizia - CONSAP

La C.P.P. CONSAP chiede un Decreto Legislativo correttivo-integrativo che estenda il diritto al personale della Polizia di Stato per l’applicazione dell’aliquota pensionistica al 44%


LA C.P.P. CONSAP CHIEDE IL RICONOSCIMENTO PER LA POLIZIA DI STATO DELL’ALIQUOTA PENSIONISTICA AL 44% PER COLORO CHE SONO IN SISTEMA RETRIBUTIVO

Questa disparità di trattamento è qualcosa di inaccettabile !!!

La Prima Sezione Giurisdizionale Centrale D’Appello della Corte dei Conti (la Prima Sezione già si era espressa con sentenza n. 73/2020 del 17 Giugno – in modo favorevole nei confronti di tutto quel personale in quiescenza che al 31.12.1995 non aveva ancora maturato i 15 anni di servizio), con la recentissima sentenza 201/2020, depositata in segreteria il 16 Luglio del 2020, ha accolto il ricorso, inerente l’applicazione dell’aliquota al 44% in virtù dell’art. 54 D.P.R. 1092/73, di un sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri (rigettato l’appello dell’Inps) che al 31.12.1995, aveva maturato 13 anni e 10 mesi di servizio, quindi fuori dalla “forbice” tra i 15 e i 20 anni ( 18 anni in realtà, altrimenti si rientrerebbe nel sistema di calcolo retributivo) di servizio, prevista dal primo comma dell’articolo 54 D.P.R. 1092/73. Condizione quest’ultima essenziale per rientrare (almeno finora) nella normativa citata. In sintesi, con questa sentenza si estende il perimetro del beneficio dell’art. 54, anche a tutto quel personale militare che al 31.12.1995 non aveva raggiunto la soglia minima dei 15 anni di servizio, e che rientra nel sistema di calcolo misto retributivo-contributivo, prescindendo dal numero di anni utili maturati al 31.12.1995.

Ovviamente, i poliziotti in quiescenza sono ben felici che i colleghi delle forze di polizia a status militare possano beneficiare, al di là degli anni di servizio utili maturati al 31.12.1995, dell’applicazione dell’aliquota al 44%.

Ciò che non si riesce invece a comprendere, ed è bene tratteggiarlo con forza, è questo “mutualismo monco”, questa mancanza di reciprocità assoluta pur trattandosi della stessa tipologia di lavoro e di funzioni.
Quindi: da una parte registriamo l’ormai consolidato orientamento, sia delle Sezioni Centrali d’Appello che delle Sezioni Giurisdizionali Regionali, espresso in molte occasioni nel riconoscere l’applicazione dell’aliquota maggiorata al 44% in virtù dell’art. 54; dall’altra invece si tende a non riconoscere citata aliquota, neppure a chi si è arruolato con le “stellette”.
Il mio riferimento va a chi si è arruolato, prima della legge di riforma del Corpo delle Guardie di P.S. L.121/81, decreti attuativi 25 Giugno 1982.

Parlo di “mutualismo monco” e di totale mancanza di reciprocità in quanto l’estensione dei diritti, delle tutele, delle garanzie, all’intero comparto sicurezza è il frutto di quel sindacato dei “diritti” che portò dopo anni di lotte, alla smilitarizzazione della Polizia , in anni sicuramente non facili caratterizzati da gravi tensioni sociali e politiche.

Cito come esempio, per dare un’immagine plastica, la conquista del diritto ad essere pagati oltre l’orario ordinario di servizio, l’istituto dello straordinario (prima di ciò esisteva il cartello della permanenza in bella vista al corpo di guardia fino a cessate esigenze, tanto nessuno pagava) fu una grande conquista, contribuendo a cambiare per certi versi le condizioni di vita e di lavoro, oltre ad una nuova consapevolezza dei propri diritti.

Detto importante istituto, fu esteso a tutto il personale delle FF. OO. e delle FF. AA. insieme ad altre importanti conquiste sul piano normativo ed economico.

No! Non è accettabile che il giorno prima di transitare in pensione un poliziotto, un carabiniere, un finanziere che svolgono lo stesso identico lavoro (ricordo che polizia e carabinieri sono entrambe forze di polizia a competenza generale) con lo stesso percorso professionale e la stessa storia contributiva, percepiscano lo stesso identico stipendio; mentre dal giorno successivo al loro collocamento in pensione si evidenzia una differenza in termini economici sulla rata pensionistica mensile, che varia dalle 150 alle 300 euro nette.

Chiediamo pertanto alle varie forze politiche, di adoperarsi con un provvedimento legislativo correttivo- integrativo, che estenda l’applicazione dell’aliquota al 44% in virtù dell’Art. 54 – D.P.R. 1092/73, anche al personale delle Forze di Polizia a status civile, in modo da correggere questa notevole e inaccettabile discriminazione esistente tra il personale dello stesso comparto sicurezza/difesa, una volta andato in pensione.

Alla luce sia, del D.lgs.Vo numero 195 del 12 Maggio 1995 che decretava il rapporto di impiego unico per il personale delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, sia della legge 183 art. 19 del 4 Novembre del 2010 che riconosceva ai fini dei contenuti della tutela economica, pensionistica e previdenziale la specificità del ruolo delle Forze di Polizia , delle Forze Armate e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.

Si precisa, che con l’art. 10, comma 2 del decreto legislativo n.94 del 29 maggio 2017, è stata disposta la modifica dell’art. 3, comma 7, ultimo periodo del D. Lgs. 30 aprile 1997, n. 165. Tale norma ha esteso al personale delle Forze Armate , in precedenza escluso, l’applicabilità dell’istituto del “moltiplicatore” in alternativa al collocamento in ausiliaria.

In virtù di quanto sopra elencato questa Associazione chiede, così come per l’estensione dell’istituto del “moltiplicatore” (partorito in quattro e quattr’otto per il personale militare) un decreto legislativo che estenda il diritto al personale della Polizia di Stato (per analogia anche alla Polizia Penitenziaria) all’applicazione dell’aliquota pensionistica al 44% , per tutti coloro che rientrano nel sistema di calcolo contributivo. Prima che rispondere ad un legittimo diritto, considerando le stesse funzioni svolte, Il tutto risponde ad una più ampia esigenza, riferita sicuramente a una pari dignità, e dal principio costituzionale di uguaglianza e di pari trattamento.

CNPP-CONSAP - Confederazione Nazionale Pensionati Polizia CONSAP

Alla destra della foto, Giancarlo VITELLI, Presidente della neonata CNPP-CONSAP – Confederazione Nazionale Pensionati Polizia CONSAP

Infatti: “… il principio di uguaglianza è il più generale principio di ragionevolezza alla luce del quale la Legge deve regolare in maniera uguale situazioni uguali ed in maniera diversa situazioni diverse, con la conseguenza che la disparità di trattamento trova giustificazione nella diversità delle situazioni disciplinate. Il principio di uguaglianza è violato anche quando la legge, senza un ragionevole motivo, faccia un trattamento diverso ai cittadini che si trovino in eguali situazioni (sent. n. 15 del 1960), poiché l’art. 3 della Costituzione vieta disparità di trattamento di situazioni simili e discriminazioni irragionevoli (sent. n. 96 del 1980).

Quindi si ha violazione dell’art. 3 della Costituzione quando situazioni sostanzialmente identiche siano disciplinate in modo 2 ingiustificatamente diverso, mentre non si manifesta tale contrasto quando alla diversità di disciplina corrispondono situazioni non sostanzialmente identiche (sent. n. 340 del 2004)”.

Pari dignità e uguaglianza dei diritti, nulla di più e nulla di meno!!!

 

 

 

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Pensioni e TFS (trattamento di fine servizio), ricalcolo dei 6 scatti e aumento della misura dell’assegno pensionistico anche per anzianità

Pensioni e TFS (trattamento di fine servizio) ricalcolo dei 6 scatti e aumento della misura dell'assegno pensionistico

Pensioni e TFS (trattamento di fine servizio) ricalcolo dei 6 scatti e aumento della misura dell’assegno pensionistico

PENSIONI POLIZIA DI STATO E RICALCOLO 6 SCATTI AGGIUNTIVI

 

News Consap Roma
Grazie alla “controriforma” del  Governo Monti/Fornero nel 2011, vengono soppressi Inpdap ed Enpals.  consegnando nelle mani dell’Inps le varie competenze previdenziali degli impiegati della Pubblica Amministrazione. Le varie sedi provinciali dell’istituto predetto non hanno ritenuto, secondo una visione prettamente unilaterale,e restrittiva di applicare il beneficio dei sei scatti anche sul TFS (trattamento di fine servizio – trattamento di fine servizio (TFS), in Italia è una indennità corrisposta, alla fine del rapporto di lavoro, ai dipendenti pubblici statali assunti prima del 1º gennaio 2001). In realtà la legge del 7 Agosto 1990, n 232 all’art. 21 stabilisce che al personale della Polizia di Stato, gli  appartenenti ai ruoli dei Commissari, Ispettori, Sovrintendenti, Assistenti e Agenti, ecc sono attribuiti anche ai fini della liquidazione e della buonuscita e in aggiunta a qualsiasi altro beneficio spettante, 6 scatti ciascuno del 2.50% che termina dal servizio per età o perché divenuto permanentemente inabile al servizio. Il comma 2 stabilisce che tali disposizioni si applicano anche al personale che chiede di essere collocato in pensione a condizione che abbia compiuto i 55 anni di età e i 35 anni di servizio utile.  La Sentenza del Consiglio di Stato III sez, Sent. N 1231 del 22.02.2019, recante la liquidazione del TFS ( inerente il ricorso proposto da un Prefetto al quale non erano stati concessi sul TFS i 6 scatti, ai sensi dell’art. 6 bis d. l. N 387/1987), si è pronunciata in merito, stabilendo che spetta anche coloro che terminano dal servizio nelle condizioni previste dai commi 1 e 2  alludendo allo status soggettivo, sia anagrafico che previdenziale, dell’interessato. Giova altre sì ricordare, che in origine l’Istituto dei 6 scatti, ai fini sia della pensione che della liquidazione, nasce con la legge 804/73, ed era riconosciuto ai soli Colonnelli e Generali, quando terminavano dal servizio attivo per limiti di età.

….:::: Vediamo nel dettaglio

In base all’art. 4 del Dlgs 165/1997, al personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamento militare o civile (Esercito, Marina, Aeronautica, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato) sono attribuiti sei aumenti periodici in aggiunta alla base pensionabile, calcolati all’atto della cessazione dal servizio per qualsiasi causa determinata utili ai fini della determinazione della misura del trattamento pensionistico e della buonuscita. Tali aumenti periodici della base pensionabile incidono in maniera differente sull’ammontare del trattamento di quiescenza e sulle modalità di versamento del relativo contributo, a seconda del sistema di calcolo pensionistico applicabile all’interessato, retributivo, misto e contributivo puro e si aggiungono a qualsiasi altro beneficio spettante. Si rammenta che l’istituto in questione non trova applicazione nei confronti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Calcolo con le regole del sistema retributivo
A decorrere dal 1° gennaio 2005 i sei scatti stipendiali, ciascuno del 2,50%, vengono calcolati sullo sti­pendio cd. «parametrato» cioè sui valori stipendiali corre­lati ai livelli retributivi, indennità integrativa speciale, sui cd. benefici di infermità previsti dall’articolo 3 della legge 539/1950, sull’importo relativo alla retribuzione individuale di anzianità nonché sull’indennità di vacanza contrattuale e sull’eventuale assegno ad personam. I sei scatti non si applicano, invece, sull’assegno funzionale. Per il personale dirigente e per quello direttivo con trattamento stipendiale dirigenziale i sei scatti si calcolano sull’ultimo stipendio, con esclusione dell’importo relativo alle quote mensili di cui all’articolo 161 della legge n. 312/80 e delle altre indennità (es. indennità perequativa e di posizione). Considerato che i sei aumenti periodici vengono corrisposti in aggiunta alla base pensionabile, l’importo corrispondente al beneficio – rapportato all’aliquota pensionistica totale maturata dall’interessato all’atto della cessazione dal servizio – deve essere aggiunto alle quote di pensione, precedentemente determinate a norma del­l‘art. 13, Dlgs n. 503/1992. Ciò senza tenere conto, ovviamente, del beneficio stesso e senza operare la maggiorazione del 18%. In sostanza il 15% dello stipendio come sopra determinato deve essere moltiplicato per le relative aliquote di rendimento maturate dall’assicurato in funzione dell’anzianità contributiva in possesso al 31 dicembre 1995 o al 31 dicembre 2011 a seconda dei casi.
Ritenuta contributiva 
Per l’attribuzione della maggiorazione in parola la legge prevedeva l’applicazione di una aliquota contributiva a carico del lavoratore pari, in origine, all’8,75% poi incrementata progressivamente a partire dal 1998, secondo la tabella al Dlgs 165/1997. Per effetto della Riforma Fornero dal 1° gennaio 2012 la relativa contribuzione deve essere calcolata con l’applicazione dell’aliquota ordinaria sullo stipendio maggiorato figurativamente del 15% (messaggio inps 21324/2012).
Calcolo con le regole del sistema misto o interamente contributive
Per le anzianità maturate a decorrere dal 1.1.1996 (o dal 1.1.2012 per coloro in possesso di più di 18 anni di contributi al 31.12.1995) l’istituto dei sei scatti periodici viene trasformato in un incremento figurativo pari al 15% dello stipendio su cui opera la misura ordinaria della contribuzione. Ciò vale anche per il personale che esercita la facoltà di opzione per il sistema contributivo prevista dall’art. 1, comma 23, legge n. 335/1995. L’ulteriore contribuzione accreditata determina, pertanto, un incremento dell’imponibile retributivo per ciascun anno di riferimento ed incide sul montante contributivo che ogni anno viene rivalutato per il cd. tasso di capitalizzazione e, quindi, incrementa la cd. quota c di pensione.  Al riguardo l’Inps ha confermato che l’imponibile soggetto alla maggiorazione figurativa del 15% corrisponde allo stipendio parametrato come sopra individuato, e che su tale maggiorazione si applica l’aliquota pensionistica complessiva attualmente in vigore e pari al 33% (di cui 8,80% a carico del dipendente e 24,20% a carico del datore di lavoro), oltre allo 0,35% a titolo di Fondo Credito.
Va precisato che, per le anzianità contributive maturate fino al 31.12.1995, per i destinatari del sistema misto, i sei aumenti periodici sono calcolati secondo le regole del sistema retributivo, sopra evidenziate.

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PENSIONI, ritardi corresponsione primo assegno, la CONSAP scrive al Capo della Polizia

CONSAP PENSIONATI

Pensioni, la CONSAP segnala al Capo della Polizia i gravi ritardi nella corresponsione del primo assegno

CONSAP PENSIONATI

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A seguito di numerose segnalazioni e di lunghe attese, per la definizione dell’importo pensionistico da accreditare al personale collocato in quiescenza, la CONSAP ha scritto al Capo della Polizia per evidenziare la problematica e segnalare una disparità con gli omologhi militari che effettuano il conteggio in maniera autonoma alleggerendo la pratica Inps e abbattendo i tempi di attesa.
Diritti sempre tutelati con la CONSAP per chi e in servizio e chi va in quiescenza.

Pregiatissimo Signor Capo della Polizia,

             La Segreteria Generale di questa O.S. segnala gli inaccettabili ritardi che si stanno accumulando prima della corresponsione del primo assegno pensionistico per il personale in quiescenza.
Dopo decenni di lotte sindacali per la conquista di diritti e garanzie per tutto il personale, al fine di migliorare il tempo di  vita e di lavoro di chi purtroppo molto spesso ha lasciato in strada carne, sangue e vita,  ci vediamo costretti a  segnalare una farraginosa procedura burocratica che espone a grossi disagi una volta collocati in quiescenza.

Ci giungono, infatti, attraverso la nostra struttura sindacale parallela CONSAP Pensionati, numerose segnalazioni di appartenenti all’amministrazione posti in quiescenza inerenti ritardi, con attese lunghe finanche 6/7 mesi per l’erogazione del primo cedolino pensionistico e fino a 30 mesi per il TFS (la legge di stabilità del 1 Gennaio 2014 fissava i termini per il pagamento del TFS a 27 mesi per i colleghi collocati in pensione di anzianità), da parte dell’istituto nazionale di previdenza sociale.

Come facilmente comprensibile, ciò comporta grandi difficoltà per quanti rimangono stritolati da questo meccanismo burocratico, che li priva fin da subito di stipendio, pensione e TFS.

Da informazioni assunte i ritardi nella procedura sono da ascrivere a tempistiche Inps che sembrerebbero essere ulteriormente appesantiti dall’assenza di un rendicontazione da parte dell’amministrazione di appartenenza del personale collocato in quiescenza.

Se ne dedurrebbe pertanto, che seppur le lungaggini burocratiche sono ascrivibili ad altro ente non di meno residue responsabilità sanno da porte in carico  alla nostra Amministrazione che non ha mai attivato una procedura autonoma dei conteggi, cosa peraltro esperita con successo dai nostri omologhi militari, cosicché pone in carico esclusivo ad INPS l’onere della quantificazione, con tempi lunghi, durante i quali il neo-pensionato deve provvedere a vivere e mangiare in attesa che tutto si compia.

Chiediamo pertanto una valutazione di quanto rappresentato ed un suo autorevole intervento affinché si possano individuare soluzioni al gravissimo disservizio.

In attesa di un cortese cenno di riscontro si porgono distinti saluti.

Il Segretario Generale Nazionale
Cesario BORTONE

 

….:::: La lettera inviata al Capo della Polizia

Pensioni, la CONSAP segnala al Capo della Polizia i gravi ritardi nella corresponsione del primo assegno

Pensioni, la CONSAP segnala al Capo della Polizia i gravi ritardi nella corresponsione del primo assegno

 

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Polizia, stipendio di 1 euro, interrogazione parlamentare dell’On.le Rampelli

On.le Fabio Rampelli di FdI - Alleanza Nazionale autore dell'interrogazione parlamentare

On.le Fabio Rampelli di FdI – Alleanza Nazionale autore dell’interrogazione parlamentare

Pubblichiamo l’interrogazione parlamentare presentata dall’On.le Fabio Rampelli (FdI-Alleanza Nazionale) al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministro dell’Economia e delle Finanze, relativa all‘importo minimo comunque corrisposto agli aventi diritto, disponendo che gli eventuali conguagli o importi a debito dovuti dai medesimi siano rateizzati.
AL MINISTRO DELL’ INTERNO
AL MINISTRO DELL’ ECONOMIA
Premesso che
Lo scorso 24 aprile c.a. un poliziotto romano di 52 anni, in servizio presso l’Ispettorato di P.S. Palazzo Chigi, padre di tre figli, si è visto accreditare sul suo statino paga: stipendio del mese di aprile netto a pagare euro 1. La stessa identica sorte è toccata ad un Ispettore della Polizia in servizio presso un Consolato negli Stati Uniti con a  carico perfino  un figlio disabile al 100%.  La vicenda, che ha dell’incredibile, nasce perché i due poliziotti avrebbero avuto un conguaglio a debito verso l’amministrazione. Un debito involontario, nato dal fatto che in questi ultimi mesi gli erano state accreditate somme in più nello stipendio, somme di cui i dipendenti non si era accorti. Debito che il Dipartimento della pubblica sicurezza, una volta individuato, avrebbe potuto dilazionare, come chiesto dal sindacato di polizia Consap che ha denunciato tale vicenda ed era intervenuta per evitare quello che poi è accaduto.
Che, purtroppo tale caso rientra in una casistica sempre più frequente. Del fatto ne hanno ampiamente parlato i mass media. Sempre la Consap segnala che tali episodi sono molto frequenti anche presso lente previdenziale INPS; di recente un pensionato si è visto consegnare il cedolino della sua pensione di una mensilità di 3 euro, ed effettivamente tali casi sono reperibili in rete da chiunque. Che le reiterate violazioni non costituiscono meri errori di conteggio ma una vera e propria disattenzione e violazione di legge commesse da parte dei soggetti preposti alle erogazioni degli emolumenti.
E evidente che non è concepibile un totale azzeramento dello stipendio che pregiudica gravemente le condizioni essenziali di sopravvivenza; l’Amministrazione in genere, Stato, INPS, enti pubblici  hanno l’obbligo di rispettare il minimo garantito per la sopravvivenza.
Che è fatto oramai noto che questo non avviene poiché le detrazioni, i conguagli ed eventuali pignoramenti vengono operati  in automatico mediante sistemi informatizzati,  senza controllo e senza responsabilità da parte dell’ente. Che sempre nel mese corrente  (aprile), ad una docente in pensione F. B. per un conguaglio effettuato da parte dell’Inps, gli sono stati accreditati 440 euro di pensione e quest’ultima non ha potuto pagare le spese ordinarie per il mese corrente comprese le medicine, essendo invalida per 2/3. Per tale ragione uno studio legale romano ha dovuto intimare diffida al Direttore Generale dott. Crudo, per poter avere contezza e rispetto della legge vigente.
Lo Stato e lente previdenziale nel caso delle pensioni, dovrebbero per primi garantire il rispetto delle norme tutelando il lavoratore, in quanto la nostra Costituzione prevede che l’attività della Pubblica Amministrazione deve sempre perseguire l’interesse generale e soprattutto deve essere legittima.
La riforma intervenuta lo scorso anno, con il d.l. n. 83/2015 e relativa legge di conversione, ha introdotto diverse e sostanziali novità in materia di pignoramenti di pensioni e stipendi modificando il limite storico fissato dall’art. 545 c.p.c. e individuando (in rialzo) sia le soglie d’impignorabilità della pensione in generale che quelle di stipendi e pensioni accreditati sul conto corrente pignorato. Con riferimento al pignoramento delle pensioni, l’art. 13 del d.l. n. 83/2015 ha introdotto un nuovo comma all’art. 545 c.p.c. prevedendo che le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge.
Pertanto le trattenute secondo le normative enunciate a qualsiasi titolo sono da ritenersi illegittime  e comunque in ogni caso non possono superare i limiti imposti dalla normativa vigente, al fine di garantire le essenziali condizioni per la sopravvivenza dell’avente diritto. Nella fattispecie Anche la Corte Costituzionale si è pronunciata in tale senso, stabilendo il minimo garantito di 525,89.

Per le ragioni suesposte si interrogano i ministri sopra citati al fine di individuare eventuali responsabili e sensibilizzare i funzionari preposti al rispetto delle norme in materia.

Atto Parlamentare – Camera Deputati
Interrogazione a risposta scritta 
Interrogazione Parlamentare On.le Rampelli - FdI - Alleanza Nazionale

Interrogazione Parlamentare On.le Rampelli – FdI – Alleanza Nazionale