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Vice Ispettori 9° Corso, la CONSAP ricorre al TAR contro l’assurda decisione di collocare in “aspettativa speciale” i colleghi che frequenteranno il corso di formazione, raccolta adesioni e consegna documenti

Corso Vice Ispettore, trattamento di missione e trasferimento,la CONSAP ricorre al TAR

Corso Vice Ispettore, trattamento di missione e trasferimento,la CONSAP ricorre al TAR

La CONSAP, che per prima ha inoltrato una nota al Dipartimento della P.S. con cui chiedeva spiegazioni circa l’assurda decisione di collocare in “aspettativa speciale” i frequentatori del 9° corso di formazione per Vice Ispettori della Polizia di Stato, non avendo ricevuto ad oggi alcuna risposta in merito, ha dato mandato allo studio legale associato “Giorgio di Paolo” di Terni nella persona dell’Avvocato Maria di Paolo, di predisporre un ricorso al TAR per vedere riconosciuto ai colleghi interessati il diritto alla corresponsione del trattamento economico di missione nonché il riconoscimento dell’indennità di trasferimento a coloro che non faranno rientro nella sede di provenienza.

Il ricorso sarà completamente gratuito per tutti gli iscritti alla CONSAP mentre è previsto un contributo di 80 euro per chi non è iscritto.

Si invitano pertanto tutti i colleghi interessati a prendere contatti con le nostre segreterie provinciali per consegnare entro il 15 settembre 2017:

  1. Copia del documento di riconoscimento valido ed aggiornato

  2. Codice Fiscale

Il ricorso sarà notificato all’Amministrazione e successivamente depositato presso il TAR competente.

Vice Ispettori 9° Corso, la CONSAP ricorre al TAR contro l’assurda decisione di collocare in “aspettativa speciale” i colleghi che frequenteranno il corso di formazione

Il mondo alla rovescia, “la legge è colma di regole sulle cose che non si possono fare, con un pubblico pronto a dare addosso ai poliziotti…”, il pensiero del dr Edoardo Mori

Il mondo alla rovescia, la legge è colma di regole sulle cose che non si possono fare

Il mondo alla rovescia, la legge è colma di regole sulle cose che non si possono fare ( E. Mori)

A me ed a molti altri, nel leggere i quotidiani, viene in mente quell’opera intitolata “Il mondo alla rovescia”. Non so se l’espressione valga per tutto il mondo, ma sicuramente è valida per l’Italia. È difficile trovare un paese dove si vive alla giornata, ove non si applicano le regole per la sopravvivenza di uno Stato, ove si vedono tutti i problemi, ma non si pone rimedio ad alcuno di essi, perché si è incapaci di stabilire scale di valori e di priorità. Per troppi vale più la vita di un orso che quella di un uomo, troppi sono in ansia per la vita dei lupi e se fregano della vita delle pecore sbranate, guai se si suona il clacson, ma si può lasciar abbaiare il proprio cane tutta la notte (i decibel sono gli stessi!). Ma se leggo che una bionda bambina inglese di 5 anni è stata affidata ad una famiglia mussulmana, che pensa, parla e mangia da mussulmana, che mette il burka alle donne e in casa parla arabo, capisco che in nessuna parte del modo si sfugge alla regola generale di Schopenhauer secondo cui l’80% degli esseri umani sono degli idioti, indipendentemente da studio, professione, classe sociale ideologia e voti raccolti.

Tutti vedono il crescendo di una delinquenza feroce e spietata, e nulla si fa per stroncarla; i giudici, come nei minuetti del 700, fanno il loro balletto di carte e il rapinatore, il picchiatore, il violentatore, se ne escono a minacciare chi li ha denunciati. Eppure basterebbe stabilire che in ogni caso in cui vi è l’evidenza della prova si procede con giudizio direttissimo e il colpevole resta in carcere a scontare la pena fino all’ultimo giorno, senza sconti. Nel medioevo i delinquenti erano stati ridotti al minimo perché chi veniva arrestato in flagranza di reato era giudicato e giustiziato nel giorno stesso o, al massimo, il giorno dopo; e il sistema funzionava egregiamente! Disse Goethe più volte che per uno Stato è meglio un’ingiustizia che un disordine; in due secoli abbiamo capovolto il principio e le società si sfaldano perché l’ordine è un fatto concreto, la giustizia è una idea astratta irrealizzabile e opportunista.

Sono abbastanza vecchio per poter affermare che  in Italia, per un secolo, si sono fatte decine di “lotte” e che le abbiamo perse tutte: la lotta alla droga, alle mafie, alla corruzione, ai furbi, all’evasione, all’abusivismo, allo sfruttamento, ecc. Ha vinto la politica fatta di chiacchiere e di fumo negli occhi; nella Costituzione avrebbero potuto scrivere “La Repubblica italiana è basata sul fatto che è lecito fare il frocio con il culo degli altri”!

La nostra cultura si è avviata su di una strada molto strana: quella del garantismo ad ogni costo che garantisce tutti meno che il cittadino tranquillo: guai ad essere severi contro chi sporca i muri, chi danneggia i treni e le auto, chi gira ubriaco e drogato, chi schiamazza tutta la notte sotto le finestre altrui, guai a tenere in carcere chi ha fatto danni enormi alla società,ecc.  Quindi si è diffusa anche la strana idea che il cittadino tranquillo deve essere paziente perché tutti devono “esprimere la loro personalità”. Vedo decine di casi di cittadini che hanno provato a difendersi e si sono trovati denunziati, il che significa che anche fra poliziotti e carabinieri il 20% ha perso il controllo del sullodato 80%! Di fatto vige anche la regola che per sostenere le proprie idee si possono danneggiare gli altri, imbrattare i muri, bloccare il traffico, impedire ai cacciatori di cacciare, caricare la polizia. Ma si ignora la cosa ovvia che chiunque è convinto di possedere la verità è socialmente pericoloso!

L’anormale diventa non chi crea disordine urbano, ma chi ne farebbe volentieri a meno.

Ogni giorno si sente dire che i nostri problemi sono dovuti alle leggi sbagliate. È vero, ma una legge sbagliata si può correggere in un solo giorno con un bel decreto-legge. La colpa colossale è di  chi non sa o non vuole correggerle.

Tutti dicono che siamo rovinati dalla burocrazia; è vero, è una palla al piede per tutti; ma i politici sono tanto geniali da incaricare la stessa burocrazia di auto-regolamentarsi meglio; alcuni di questi regolamenti, previsti dalla legge, li aspettiamo da vent’anni.

Siamo un chiaro esempio del mondo alla rovescia in cui la legge è colma di regole sulle cose che non si possono fare, ma in cui la stessa legge se ne frega se vengono fatte; la legge penale è fatta per produrre condanne e in Italia produce solo pezzi di carta. E non è alla rovescia un sistema in cui il più grande numero di giudici e di avvocati del mondo fa più danni che utili?

Tutti sanno che l’Italia è coperta di debiti, che prima o dopo l’Europa ci presenterà il conto, che dovremmo adottare misure drastiche come la Grecia, prima fra tutte una forte imposta patrimoniale; e ogni giorno si vede che lo Stato si inventa delle nuove spese e che il debito continua a crescere miliardo sopra miliardo. Ma i debiti dello Stato li pagano tutti i cittadini; l’Italia ha scelto di farli pagare ai propri figli. Qualcuno sostiene che li pagheranno i rifugiati … con in soldi che daremo loro.

Quando poi soffia il vento elettorale, è una corsa a distribuire privilegi e soldi a man bassa; l’Italia può saltare, purché non saltino le fonti di approvvigionamento per i politici e per chi vive alle spalle degli altri. L’ultima mossa disperata delle cozze sullo scoglio del potere sarà di dare il voto ai sedicenni e agli immigrati, con o  senza jus soli.

Una qualsiasi società si legge sulla regola fondamentale “non si deve fregare niente agli altri” e da noi vediamo che la maggioranza campa fregando qualche cosa agli altri: soldi, libertà, sicurezza, ecc.

Non mi sorprende di più di tanto che sia scoppiato il problema delle occupazioni abusive. Il problema di per sé è lineare:

la legge vieta ogni occupazione di proprietà altrui, pubbliche o private;

le forze dell’ordine avrebbero il potere e dovere di intervenire immediatamente e far uscire l’occupante con educazione si comporta educatamente, o con la forza se l’occupante è violento.

la legge consente solo la resistenza passiva e ogni altro tipo di resistenza aggiunge ulteriori reati;

le forse di polizia hanno il dovere di identificare i responsabili e di arrestarli o denunziarli e di raccogliere le prove;

un edificio occupato diventa un centro di condotte illegali la cui accettazione comporta una offesa per gli onesti: se l’occupazione è commessa da molti, è certo che si crea un centro di delinquenza o di terrorismo;

accettare queste situazioni significa essere complici  dell’illegalità; in uno Stato di devono osservare solo le regole dello Stato; guai se si dà spazio alle regole di altri gruppi (mafia, rom, bande criminali, ecc.)

Pura utopia perché come detto noi siamo il mondo alla rovescia. Da anni vengono ufficializzati i centri sociali che hanno occupato vecchi edifici, nessuno si preoccupa dei campi rom improvvisati, senza acqua, luce, servizi igienici e con bande di gente senza introiti legittimi, nessuno si preoccupa di dove vanno a finire tutti gli immigrati non ufficialmente ospitati. Non c’è difficoltà a capire che nell’opinione di molti stranieri l’Italia è terra di conquista in cui si può rubare, spacciare, sfruttare la prostituzione, fare i propri comodi, senza rischiare conseguenze temibili.

Quindi chi non sa dove andare ad abitare si infila nel primo edificio che trova libero, lo occupa e poi si sente vittima di un’ingiustizia se si cerca di cacciarlo fuori.

È evidente che sono vi state scelte politiche e che la polizia, che deve ubbidire agli ordini non ha  colpe; ma perché la magistratura, che può disporre delle forza pubblica, non è mai intervenuta a fare ciò che precisamente le compete e ciò  intervenire in caso di reati per por termine alle situazioni illegali e punire i colpevoli? Applica le leggi o prima fa valutazioni politiche come avviene in ogni modo alla rovescia?

Forse degli errori vi sono stati sul piano operativo? Ma è proprio necessario fare uno sgombero violento mandando i poliziotti all’assalto? Credo che in molti casi sarebbe possibile usare il sistema medievale dell’assedio; acqua, luce e  gas tagliati, allagamento dei locali, filo spinato attorno all’edificio da  cui si può solo uscire, ma non entrare, ecc.

Se si cerca immediatamente lo scontro fisico è certo che si possono creare situazioni difficili  da controllare e che danno spazio a qualche esaltato il quale pensa davvero di andare a dar l’assalto al castello e non capisce che “il nemico lo ascolta”!  Mi riferisco a quel poliziotto che nell’eccitazione del momento, memore dello slogan “spezzeremo le reni alla Grecia”, si è messo a gridare “spezzate le braccia a chi lancia sassi” o cose simili; questa è una operazione usata dagli israeliani contro i palestinesi per insegnar loro a che cosa servono le braccia e ampiamente giustificata dal fatto che Davide con un sasso aveva fatto fuori Golia! Non so se fosse una frase giustificata dai fatti, non so se il poliziotto sia una valente testa di cuoio  o solo un cervello di cuoio, ma indubbiamente se agiva di più e gridava di meno era meglio. Come in una partita di calcio, la carica psicologica si dà  negli spogliatoi, non gridando cazzate sul campo.

Nel nostro mondo alla rovescia il disperdere o catturare un gruppo di violenti  che fa guerriglia non è più una operazione militare, da effettuare con tutti i mezzi richiesti dal caso,in modo quasi chirurgico ma è diventata una specie di rissa alla pari, senza arbitro e con un pubblico pronto a dare addosso ai poliziotti. Non ci si può davvero  meravigliare se poi ci sono i falli, le simulazioni di falli,  qualche gamba rotta e le espulsioni!

 

Il dr Edoardo Mori

Edoardo Mori: Ex Giudice di Cassazione, si occupa da sempre di armi. Esperto cacciatore, conoscitore di armi antiche e ancor più esperto della normativa in vigore è un importante punto informativo sempre aggiornato sulle novità legislative del nostro Paese. Articolista per le maggiori pubblicazioni di settore come Diana Armi, Armi e Tiro, Tac Armi.
Autore del sito web Enciclopedia delle Armi con 4 milioni di visitatori.
Ha  pubblicato il “IL CODICE DELLE ARMI E DEGLI ESPLOSIVI” edizione 2016

Polizia, sgombero di via Curtatone a Roma, “ciò che ha detto il funzionario di polizia, per la legge, rientra nell’ambito delle cause di giustificazione che escludono la punibilità …”, l’analisi dello Studio Legale DE IURE – PP&Counselors

Ordine Pubblico, agente in servizio che calma la folla dei manifestanti

Ordine Pubblico, agente in servizio che calma la folla dei manifestanti

Lo Studio Legale DE IURE – PP&Counselors,

esprime tutta la propria vicinanza e solidarietà ai Servitori dello Stato, in merito ai gravi fatti verificatesi il 24 Agosto 2017, dove Agenti delle Forze di Polizia, nello svolgimento del loro servizio, finalizzato allo sgombero di circa 100 immigrati irregolari che avevano occupato abusivamente il Palazzo di Via Curtatone, sono stati vittime di una vile aggressione, prima fisica, con il lancio di sassi, bottiglie ed addirittura bombole a gas, e poi verbale, provenienti dagli Organi di Stampa.
In un Paese come il nostro che quotidianamente vive nell’attesa di un imminente attacco terroristico di matrice islamica, nel quale anche le abitudini estive sono cambiate, dove si ha paura al solo incrociare lo sguardo con un extracomunitario e si chiede con forza PIU’ CONTROLLI, MAGGIORE SICUREZZA, proprio nel giorno in cui i nostri Agenti sono intervenuti per sgomberare un Palazzo illegittimamente occupato da immigrati clandestini, non una parola di elogio o ringraziamento è stata formulata, ma solo feroci critiche sono state spese.
A questo punto dobbiamo chiederci se vogliamo continuare ad essere la meta di transito e soggiorno degli immigrati clandestini, che anziché rispettare le nostre leggi, tradizioni e cultura tendono semplicemente a delinquere, ad accordarsi con le organizzazioni criminali del Paese e nelle segrete stanze organizzare piani per attentati, tali da essere ricordati nella storia.
Se è questo ciò che vogliamo, allora ci meritiamo questa Classe Politica, ci meritiamo l’illegalità e il continuo flusso indiscriminato migratorio.
Se invece siamo stufi della società in cui viviamo, del mancato rispetto delle regole, della continua corruzione e della predominante attività delinquenziale e soprattutto vogliamo essere sereni quando si prende una metropolitana, un aereo o si partecipa ad un concerto dobbiamo soltanto solidalizzare con le Forze di Polizia.
Proprio gli Agenti che vivono quotidianamente con lo stress, che mettono da parte la propria vita e quella dei loro familiari per il bene comune, che sono continuamente vittime di attacchi politici e di scelte legislative prive di ragione ( si pensi all’introduzione del nuovo reato di tortura), di critiche pretestuose, hanno garantito e continuano a salvaguardare la SICUREZZA DI TUTTI NOI!!!
Dovremmo ringraziarli per il lavoro che svolgono ed invece anche una attività di prevenzione del Crimine quale quella del 24 Agosto è stata utilizzata quale pretesto per criticare ferocemente la loro Professionalità.
Non si sono lette parole di stima e ringraziamento per gli Agenti che hanno subito una vile aggressione con bombole a Gas, non un elogio per l’Agente che durante gli scontri manifesta la propria Umanità nei confronti di una migrante con una carezza, ma solo polemiche alimentate da esponenti Politici che odiano le Forze di Polizia probabilmente perché hanno il compito di far rispettare la Legge, concetto a loro non conosciuto.
Si sono scritte pagine di articoli soltanto per la frase del Funzionario di Polizia “ se tirano qualcosa spaccategli un braccio”…
E’ sicuramente una frase forte, peraltro non formulata in un contesto conviviale, ma nel pieno della Guerriglia, e comunque sempre rispettosa della legge.
Analizzando ciò che ha detto il Funzionario, si rientra nell’ambito delle cause di giustificazione che escludono la punibilità di colui che agisce nel rispetto delle stesse.
In particolare di quanto prescritto e previsto dagli articoli 52 e 53 del nostro codice penale che escludono la punibilità per chi agisce e ricorre alla violenza, qualora siano presenti 3 elementi essenziali:

  • INEVITABILITA’
  • ATTUALITA’ DEL PERICOLO
  • PROPORZIONALITA

In una guerriglia come quella scatenata dagli extracomunitari il 24 Agosto, l’Agente che avesse seguito l’Ordine del Superiore non avrebbe commesso un reato punibile.
L’inevitabilità dell’azione, l’attualità del pericolo e la proporzionalità sono rispettati nell’Ordine del Funzionario, infatti, non è stato ordinato di sparare al lancio della bombola a gas, Azione questa sì perseguibile dall’Autorità Giudiziaria.
Se vogliamo criticare questo Ordine allora dovremmo processare il Comandante che ordina di sparare al nemico.
Si dimentica il contesto nel quale la frase è stata formulata, ed effettivamente è semplice dimenticarlo: chi critica, coloro che invocano gravi sanzioni, lo fanno da una scrivania, da una spiaggia mentre prendono il sole o mentre verificano l’accredito degli stipendi e pensioni d’oro.
Sarebbe semplice comprendere che ora più che mai bisogna aiutare le Forze dell’Ordine nell’arduo compito che stanno affrontando: accanto alla lotta alla microcriminalità ed alle Mafie, devono combattere il fenomeno dell’Immigrazione Clandestina associato al Terrorismo.
Siamo oramai nelle Terza guerra Mondiale, diversa dalle prime due, e più difficile da vincere dove il nemico è nascosto, e potrebbe essere accanto a noi.
Per tale Ragione i Professionisti dello Studio Legale DE IURE – PP&Counselors, manifestano la loro vicinanza e ringraziano le Forze di Polizia per l’immenso lavoro atto a garantire la SICUREZZA ed il rispetto della Legge.

 

STUDIO LEGALE DE IURE- PP&Counselors Via del Casale Strozzi, 31 - ROMA  (Piazzale Clodio)

STUDIO LEGALE DE IURE- PP&Counselors
Via del Casale Strozzi, 31 – ROMA  (Piazzale Clodio)
Sito Web – http://www.ppcounselors.it/  

STUDIO LEGALE DE IURE- PP&Counselors Via del Casale Strozzi, 31 - ROMA  (Piazzale Clodio)

 

 

Taser e altri storditori elettrici, “in Italia al solito siamo allo sbando legislativo…” il parere del dr Edoardo Mori

La pistola Taser già in uso ad alcune Forze di Polizia estere

La pistola Taser già in uso ad alcune Forze di Polizia estere

La CONSAP – Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia ha chiesto al dr Edoardo Mori, tra i massimi esperti sulla legislazione delle armi, un parere sull’utilizzo della pistola Taser anche per i poliziotti italiani.

Dr Mori . Chiariamoci le idee in materia di strumenti che provano spasmo muscolare mediante una scarica elettrica o, come li ha chiamati il nostro legislatore, “storditori elettrici e altri apparecchi analoghi in grado di erogare una elettrocuzione“.

Il decreto legislativo 204/2010 li ha classificati fra le armi proprie. La Cassazione, che una ne pensa e dieci ne sbaglia, ha insistito nello scrivere  che si tratta di armi comuni da sparo! Con tutta evidenza non ha mai capito che la legge 110 1975 mette fra le armi da sparo solo quelle da fuoco e, in via eccezionale, per assimilazione, quelle ad aria compressa. Inoltre per  la direttiva europea vecchia e nuova  si intende per «arma da fuoco» qualsiasi arma portatile a canna che espelle, è progettata per espellere o può essere trasformata al fine di espellere un colpo, una pallottola o un proiettile mediante l’azione di un combustibile propellente. In questi strumenti a scarica elettrica mancano una canna  e una cartuccia e quindi non potranno mai rientrare fra le armi da sparo.

Quindi, arma sì, arma da sparo mai.

Vi sono due tipologie di strumenti:

Quelli Taser, a forma di pistola in cui due aghi collegati ciascuno con un sottile filo elettrico, lungo fino a 15 metri nella versione per polizia (circa 5 metri per i privati), vengono sparati mediante una carica di aria compressa contro il bersaglio che deve essere colpito da entrambi, un po’ distanziati  i fili trasmettono una scarica elettrica che attraversa il corpo umano tanto più ampiamente quanto più gli aghi sono distanti. La carica è ad elevata tensione e amperaggio sufficiente a provocare forti crampi muscolari e la caduta a terra della persona colpita.

Quelli detti electroshocker, a forma di parallelepipedo impugnabile, che recano la parte anteriore stretta due elettrodi distanziati di qualche centimetro l’uno dall’altro (si calcola un cm ogni 100.000 volt); se si attiva lo strumento si vede la scarica che passa da un elettrodo all’altro; se lo strumento è appoggiato al corpo umano la scarica passa da un elettrodo all’altro, ma dentro il corpo e provoca così una contrazione dolorosa del muscolo colpito.

Mentre per i Taser ormai vi è la certezza che si tratta di armi bianche vere e proprie in quanto provocano una temporanea incapacità totale della persona colpita e talvolta anche la sua morte per tachicardia e fibrillazione cardiaca. Molto dipende dai punti tra cui si verifica la scarica e dalla condizione fisica della persona colpita. Non avrebbe alcun senso usare un Taser a bassa potenza perché esso non sarebbe in grado di fermare un aggressore a distanza il quale, se non gettato a terra, continuerebbe ad avvinarsi o a fuggire.

Gli electroshocker sono costruiti con diverse potenze fino  1.2 millioni di Volt  e 14 Ampère e non vi è dubbio che al di sopra di una certa potenza rientrano anch’essi fra le armi proprie e son pericolosi quanto e più di un Taser. Molti Stati hanno quindi adottato norme per regolare il loro uso da parte dei civili.

Se prendiamo l’esempio della Germania si vede che fin dal 1977 essi sono considerati armi, salvo i tipi approvati BTB (Physikalisch-Technische Bundesanstalt), sigla a noi noto perché è quella che certifica le armi ad aria compressa liberalizzate.

Questo ente li approva se non sono idonei a provocare danni permanenti alla salute e non possono impartire una scarica che duri oltre i 10 secondi. Lo strumento può essere venduto solo maggiorenni e portato solo con una licenza speciale specifica e può essere impiegato soltanto per legittima difesa.

Di fatto in Germania sono approvati con una potenza massima di 500.000 Volt, ma se ne trovano da 200.000 e da 100.000, ben poco efficaci.

Gli effetti di quello più potente sono i seguenti: la scarica riesce a penetrare anche attraverso indumenti di un certo spessore e di cuoio, ma ovviamente l’effetto si riduce; il massimo effetto si ha con il contatto diretto sulla pelle. L’effetto inoltre è collegato alla durata del contatto. Con un contatto fino a due secondi si ha un crampo muscolare che, ad esempio, può far lasciare la presa su di un braccio o al collo o da far mollare un coltello. Con un contatto fino a quattro secondi la persona colpita in un posto sensibile soffre un forte shock, è stordita e può persino cadere. Con un contatto fino a 10 secondi il soggetto subisce un forte shock, è disorientato, non riesce a muovere la parte colpita e si può agevolmente scappare.

Si tenga presente che l’effetto sorpresa influisce molto sullo sconcerto della aggressore e che è necessario cercare di colpire parti sensibili come le parti molli, la bocca, gli occhi, il naso, il collo; una scarica sulla spalla e sull’anca possono immobilizzare l’arto colpito.

Il vero problema è quindi quello della durata del contatto; siccome questi strumenti sono abbastanza voluminosi è difficile nasconderli all’avversario e se questi è preparato, al primo contatto si scosta e perciò il tempo di scarica si deduce al massimo ad un secondo. In Internet vi sono filmati di persone che si scaricano 500.000 V sul braccio con il solo effetto di un suo modesto crampo! Per difesa privata è uno strumento sciocco, di uso scomodo, non portabile in tasca, non usabile di sorpresa, che può essere facilmente evitato dall’aggressore; molto meglio la bombolette al peperoncino che costano un decimo.

In Italia al solito siamo allo sbando legislativo. È vero che il legislatore questi arnesi li ha inseriti tutti, senza distinzione, fra le armi proprie, ma avrebbe avuto l’obbligo di stabilire oltre quale voltaggio ci si possono attendere danni alla salute, e quando si è di fronte ad un giocattolo e non ad un’arma, così come ha fatto quando ha liberalizzato gli spray al peperoncino.

Qualcuno, Ministero dell’Interno compreso, pensa che la valutazione sulla idoneità ad offendere sia stata attribuita al Banco di prova, e lo crede lo stesso Banco di prova che si è messo a dar valutazione in materia manganelli! Nulla di più sbagliato: il decreto legislativo 29 settembre 2013 numero 121 ha attribuito al Banco la competenza in materia di armi e strumenti ad aria compressa e non certo su altri strumenti atti ad offendere come coltelli, forbici e punteruoli! Del resto la valutazione sulla lesività è materia di competenza della medicina legale e non di meccanici.

La circolare del 28 luglio 2014 per spiegare il decreto legislativo ha preso quindi una grossa cantonata.

Qualche ditta  ha richiesto pareri a periti ed uno di Torino avrebbe risposto che ”l’esperienza di utilizzo pluriennale e gli studi sperimentali svolti negli Stati Uniti, condotti su stimolatori analoghi a quelli in esame, ma con repetition rate di circa 29 Hz hanno dimostrato una ridotta o nulla pericolosità di questi dispositivi in caso di utilizzo su persone e/o animali.”

L’affermazione è corretta, ma di fronte alla statuizione normativa per cui questi strumenti sono tutti armi proprie, manca una norma che consenta a chicchessia,  Banco compreso, di fare una valutazione di idoneità o meno ad offendere, come richiesto dalla legge.

In conclusione la situazione è questa: è inutile arrampicarsi sugli specchi, il legislatore considera tutti gli strumenti da elettrocuzione come armi proprie, solo una norma specifica contenuta in una legge può derogare a questo principio; non c’è bisogno di impiantare commissioni di esperti perché basta attenersi a quanto hanno già accertato altri Stati.

Veniamo ora al problema della adozione di questi strumenti non letali da parte delle forze di polizia.

Quella di essere dotati di mezzi non letali per affrontare violenti, da soli o in gruppo, è un’esigenza molto sentita dalle forze di polizia. Ed è veramente il frutto di una politica schizofrenica il mettere un agente dell’alternativa di sparare, uccidere, perdere il posto, magari essere condannato a pagare i danni, oppure prendersi sassate, bastonate e bombe molotov. È una cosa schizofrenica l’aver affermato il principio che per bloccare un ubriaco violento bisogna essere esperti di arti marziali, rischiare di prendere calci, essere almeno tre, quando vi sono tanti mezzi efficaci ed innocui. Io, nel mio piccolo, mi sono convinto che per la carriera dei politici è meglio che muoia un poliziotto piuttosto che un dimostrante mascherato e armato di ordigni esplodenti da guerra.

Nel valutare l’armamento della polizia non si deve stabilire se l’arma non letale sia più o meno dolorosa o pericolosa, ma solo se sia preferibile ad un’arma sicuramente letale ed impiegabile solo in casi estremi. Ovvio quindi, se si potessero curare i disturbi mentali e politici, che i pallettoni di gomma, le bombolette al peperoncino, gli storditori elettrici ed altre cose simili sono preferibili senza dubbi ed esitazioni.

Un bell’esempio invece, della volontà di non affrontare il problema era contenuto nel decreto-legge 22 agosto 2014 numero 119 in cui si stabiliva che :

Art. 8 comma 1-bis. Con decreto del Ministro dell’interno, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l’Amministrazione della pubblica sicurezza avvia, con le necessarie cautele per la salute e l’incolumità pubblica (oh bella! volevano fare esperimenti sul pubblico o non gas velenosi?) e secondo principi di precauzione e previa intesa con il Ministro della salute, la sperimentazione della pistola elettrica Taser per le esigenze dei propri compiti istituzionali, nei limiti dì spesa previsti dal comma 1, lettera a).

Altro che 30 giorni, sono passati tre anni e non se n’è fatto nulla! E, siccome il Taser non lo hanno inventato gli italiani, e siamo gli ultimi ad avere problemi sulla sua adozione, proprio non si capisce che cosa ci fosse da sperimentare. La scienza internazionale ha già sperimentato ampiamente; fin dal 2009 si può leggere il volume di Kroll e altri TASER® Conducted Electrical Weapons: Physiology, Pathology, and Law. L’importante studio Sigitas Laim ed altri, The effect of conducted electrical weapons on the human body, in Acta medica Lituanica, 2, 2014 ha concluso che “Lo stress presente nel corpo, una malattia sistemica e la presenza di sostanze chimiche nel corpo modificano la risposta del corpo ad impulsi elettrici che aumentano direttamente il rischio di aritmia cardiaca causa lo sviluppo di fibrillazione ventricolare e la probabilità di morte cardiaca improvvisa. Si raccomanda ai funzionari che usano armi elettriche che nel luogo dell’evento ci sia personale medico qualificato (ambulanza) in grado di fornire il primo soccorso in caso di complicazioni dopo l’uso dell’arma

Di recente sull’importante American Journal of Forensic Medicine & Pathology, giugno 2015 è comparso uno studio sperimentale su esseri umani  dal titolo Electromuscular Incapacitating Devices Discharge and Risk of Severe Bradycardia in cui si valuta il rischio cardiaco della  scarica da Taser, rischio esistente, ma non letale se non in casi molto particolari. Sicuramente molto minore del rischio di un colpo di pistola!  Che cavolo possiamo mai sperimentare di diverso in Italia? La situazione di fatto è nota ed  il rischio da assumere pure; si tratta solo di decidere come hanno già fatto tanti Stati, senza attendere di trovare il modo su come mangiare sui Taser, così come è avvenuto per i braccialetti elettronici (in Germania il controllo sui detenuti rilasciati  è affidato a ditte private al costo di 20 euro per persona, fornitura del braccialetto compresa; quanto ci costa in Italia?).

Ovvio poi che ci vuole da parte dei politici quel minimo di capacità e di coraggio per stabilire con chiarezza quali sono i doveri e poteri dei poliziotti, i quali non devono dover tremare per inconsulte iniziative di PM sciocchi e. ancor più importante, quali sono i doveri dei cittadini di fronte alla polizia! Ho visto in stati confinanti, noti per la loro civiltà, che i poliziotti pretendono dai cittadino la massima educazione e il massimo rispetto e, se la trovano, sono altrettanto rispettosi. Ma sono severissimi e decisi contro i prepotenti, i violenti, i disturbatori della pace sociale e tutti coloro che pensano di avere solo diritti e non avere ma doveri.

 

Edoardo Mori

Edoardo Mori: Ex Giudice di Cassazione, si occupa da sempre di armi. Esperto cacciatore, conoscitore di armi antiche e ancor più esperto della normativa in vigore è un importante punto informativo sempre aggiornato sulle novità legislative del nostro Paese. Articolista per le maggiori pubblicazioni di settore come Diana Armi, Armi e Tiro, Tac Armi.
Autore del sito web Enciclopedia delle Armi con 4 milioni di visitatori.

 

 

Il caso della sospensione dell’Agente della Polizia Stradale per “insulti” extracomunitario, il parere degli avvocati dello Studio Legale “De Iure” di Roma (…esercizio del costituzionale diritto di critica…)

Gli Avvocati dello Studio Legale "De Iure" - ROMA

Gli Avvocati dello Studio Legale “De Iure” – ROMA

Lo Studio Legale DE IURE,

in merito all’ingiustificata sospensione ed all’illogico provvedimento di sequestro del cellulare disposto dall’Autorità Giudiziaria nei confronti di un Agente della Polizia di Stato, del Reparto della Stradale di Susa, reo di aver esercitato il diritto di critica costituzionalmente garantito nei confronti delle Istituzioni, tiene ad esprimere il proprio disappunto.

È innegabile il troppo caldo fa male !

I freni inibitori saltano, i comportamenti, alcune volte diventano stravaganti, e perfino il pensiero, anche fra i più lucidi, patisce rallentamenti.

A tale conclusione si giunge anche a seguito della stanchezza accumulata da un anno lavorativo sempre più esposto non solo nel mondo virtuale, nei diversi social network, ma anche nel modo reale.

Tali difficoltà si acuiscono, infatti, soprattutto quanto hai deciso di vestire una divisa e poni a rischio la tua vita per un bene comune, per un ordine pubblico precostituito e le risorse sono sempre di meno, le ore di attesa in un blindato sotto il sole, sono sempre di più, ed i turni restano infiniti, pur se con uno stipendio molto più breve della durata del mese.

Ebbene, se tale considerazione può ben essere ricondotta a tutte quelle donne e uomini che puntualmente vigilano sulla vita degli altri consociati, francamente non esiste alcuna circostanza che giustifichi alcune decisioni da parte dello Stato.

È vero a Roma manca l’acqua, ma non ancora la corrente. L’aria fresca nel palazzo che fù già del cardinal Chigi non è mai mancata sin dalla propria edificazione.

Negli scranni, ma soprattutto, all’apice degli stessi, il caldo non è ammesso.

Le fervidi menti che compongono il Legislatore non possono, ma soprattutto non devono, essere minimamente messi in crisi dalle difficoltà esterne.

Essi, del resto, devono congeniare soluzioni idonee al bene comune, alla sicurezza pubblica ed alla tutela dell’ordine precostituito cercando di rispettare e tutelare soprattutto gli ultimi.

Ecco quindi che un ambiente di lavoro confortevole, lontano dalla situazione climatica esterna, come in una bolla di cristallo, separa il Legislatore riparandolo con le proprie spesse porte, non solo dal caldo, ma anche da tutte quelle sfaccettature della realtà che con il caldo potrebbero distrarlo dai propri obiettivi, quali : il conto dei giorni mancanti per conseguire la pensione da parlamentare; mantenere in piedi un Parlamento non più espressione del popolo, ma soprattutto mantenere inalterato l’ennesimo Governo, ormai consunto fantoccio nelle mani di interessi distinti da quelli popolari.

Poco importa che l’Italia bruci non solo per il calore tanto nei boschi, quanto nelle periferie di tutte le città.

Poco importa che la situazione non sia solamente climatica, ma sociale.

E, soprattutto, poco importa che le strade siano divenute calde e pericolose non solo per le alte temperature, ma anche per il conflitto sociale innescato dalla convivenza forzata di chi in quelle città vive e lavora da sempre e chi, solo per passaggio, o perché transfugo per le tragedie vissute nelle propria terra d’origine, si trovano a convivere.

I primi, i cittadini, frustrati da cunei fiscali propri di paesi nord europei, ma con servizi propri dei paesi d’origine dei migranti, e quest’ultimi, incapaci di vedere la differenza fra la nostra civiltà ed il loro tradizionale stile di vita.

Tali differenze a volte, drammaticamente, entrano in contatto riempendo le pagine di cronaca nera, altre volte degradano in odio vigilante, altre ancora, le più sagge, diventano spunto per una critica politica. Critica, infatti, di tutte quelle istituzioni tristemente rappresentate da donne e uomini dediti, nei casi più scaltri, ai propri interessi, ma, in altri, i più miserevoli, tesi al pietismo incondizionato.

Piromani che soffiano su questi inneschi sociali con dichiarazioni e decisioni discutibili, ma come nel caso dell’Agente di Polizia di Susa, il quale nel video girato sull’autostrada del Frejus con ilarità, mai criticabili, attraverso i social, tende a denunciare la difficoltà delle Forze di Polizia a gestire il flusso oramai incontrollato migratorio e le discutibili scelte delle Alte cariche dello Stato nella tematica dell’immigrazione.

Dietro, infatti, alla condotta dell’agente riposa il costituzionale diritto di critica.

Diritto a pronunciare il proprio pensiero nei confronti anche degli esponenti pubblici disapprovando l’operato e le scelte delle Istituzioni pur difendendole sino allo stremo delle forze.

L'Avvocato Vittorio Palamegnhi dello Studio Legale "De Iure" di RomaLa Giurisprudenza al riguardo evidenzia che il diritto di critica politica è idoneo a legittimare l’attività di cronaca, senza farla sfociare nell’ambito dell’illecito, solo fino al punto in cui esso non trascenda in attacchi e aggressioni personali diretti a colpire la figura morale del soggetto “criticato”.

Ebbene, sottolineare che la conduzione di una bicicletta in autostrada da parte di un immigrato munito di cuffie sia l’archetipo degli “STRUMENTI DELLA BOLDRINI” costituisce nient’altro che l’amara costatazione da parte di un Servitore dello Stato del fallimento di tutti i principi sociali dettati dalla Carta Costituzionale, che vanno ad esempio dal Diritto all’Istruzione alla Dignità Personale, anche dei migranti.

Riprova della dedizione è stato il frapporsi con la propria macchina di servizio fra il traffico autostradale ed il migrante in bicicletta munito di cuffie per la musica.

La critica è stata ontologicamente diretta alla rappresentante di quella Istituzione nazionale incline più al pietismo che alle capacità politiche di condurre e governare la società.

Un rappresentante politico incapace di imparare dalle critiche di chi vive la realtà, ma molto esperto a far sanzionare chi solo prova a contraddirlo.

Del resto in un Parlamento illegittimo, il peso della vergogna che grava su tutta quella maggioranza schiava di obiettivi personalissimi frena le mani, blocca i pensieri ed inibisce perfino la possibilità di esprimere un opinione contraria alla dittatura del pensiero comune.

I mezzi offerti dall’Istituzione di cui il Presidente della Camera, l’Onorevole Boldrini, è oggetto di critica nel filmato che ha ingenerato lo scandalo possono essere così riassunti.

La mancanza di assistenti sociali che insegnino ai migranti facenti richiesta le regole basilari dello Stato: dallo stare nella civiltà, al semplice camminare per strada.

Personale che insegni la Storia di questo Paese e le proprie tradizioni regole e leggi, affinché le vittime richiedenti Asilo possano consapevolmente far parte della collettività, comprendendo non solo i propri diritti, ma principalmente i doveri verso le Istituzioni.

IL VIDEO DELL’AGENTE DELLA POLIZIA STRADALE SUSA

 

Convenzione Studio Legale “De Iure”

STUDIO LEGALE DE IURE- PP&Counselors
Via del Casale Strozzi, 31 – ROMA  (Piazzale Clodio)

Sito Web
http://www.ppcounselors.it/

Reato di tortura, il parere degli avvocati dello Studio Legale DE IURE- PP&Counselors

Gli Avvocati Vittorio Palamenghi e Pasquale Pittella dello STUDIO LEGALE DE IURE- PP&Counselors

Gli Avvocati Vittorio Palamenghi e Pasquale Pittella dello STUDIO LEGALE DE IURE- PP&Counselors

Lo Studio Legale DE IURE – PP&Counselors,
nn merito alla nuova norma sulla tortura approvata in via definitiva in data 5 Luglio 2017 dal Parlamento Italiano con voto di 189 voti favorevoli, 104 astenuti e 35 contrari, da una preliminare lettura della norma in questione tiene ad esprimere il proprio disappunto rispetto alla stessa nei termini che sommariamente possono essere così compendiati.

Quello che tristemente risulta evidente, fuori dalla semplice critica politica espressa in un Parlamento delegittimato, è l’assoluta incapacità dell’attuale Legislatore di formulare norme capaci anche solo di resistere al successivo controllo della Corte Costituzionale.

La fattispecie di reato introdotta dall’art. 613 bis e ter codice penale, già da una preliminare lettura, non è idonea ad addivenire alle richieste avanzate dalla Corte Europea dei Diritti Dell’Uomo (CEDU), sez. IV, con la Sentenza emessa il 7 Aprile 2015 (c. Cestaro c/Italia in ambito dei fatti del G8).

In particolare, la CEDU ha concluso invitando l’Italia << a munirsi di strumenti giuridici idonei a sanzionare in maniera adeguata i responsabili degli atti di tortura >>.

La stessa formulazione del nuovo art. 613-bis c.p. risulta illogica soprattutto alla luce della disposizione che punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque <<“con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa…, se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”>>.

Le ragioni di una simile conclusione sono evidenti.

Preliminarmente, innalzare lo “stress psichico verificabile a una persona privata, sebbene anche solo temporaneamente, della propria libertà personale, quale elemento costitutivo del reato di tortura, risulta essere alquanto apodittico e privo di qualsiasi supporto giuridico.

Del resto, per comprendere lo stress patito da persona sottoposta, anche solo a fermo di polizia, per non dire di misura cautelare, i parlamentari avrebbero potuto fare poca fatica; questi, infatti, volgendosi verso gli scanni limitrofi avrebbero ben potuto domandare ai loro compagni di partito, prima dell’autorizzazione a procedere, se fossero stati stressati.

È chiaro dunque che da questa semplice iperbole è facilmente individuabile il primo vulnus sulla base del quale l’impalcatura giuridica del nuovo reato possa ben essere oggetto di critica.

La diretta conseguenza, quindi, è l’esposizione/distorsione del reato in parola contro gli operanti appartenenti a tutte le Forze di Polizia non solo per mitigare le proprie posizioni, ma, vie più, anche per vendicarsi nei confronti degli stessi operanti intervenuti per tutelare i beni giuridici difesi dalla nostra Costituzione.

Simile distorsione renderà, dunque, ancora più difficoltosa la difesa dei professionisti appartenenti alle diverse Forze di Polizia, tanto più per l’elemento soggettivo richiesto.

A queste preliminari, ma già esaustive difficoltà oggettive frapposte all’ordinaria attività degli agenti, si aggiunge anche quanto previsto e punito dal nuovo art. 613 ter c.p., in materia d’istigazione da parte del pubblico ufficiale a commettere la tortura.

La lettera della norma, per l’appunto, amplia la punibilità anche nei confronti del pubblico ufficiale, non solo qualora non si realizzi il reato, bensì anche quando l’istigazione non sia stata accolta da altro appartenente alla P.G.

Unico risultato quindi della norma non è più quello di punire i responsabili di un reato, bensì di fornire a questi ultimi un valido escamotage per sottrarsi o, peggio, punire a loro volta, tutti quegli uomini e donne che puntualmente provvedono a tutelare l’ordine nelle diverse difficili realtà.

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STUDIO LEGALE DE IURE- PP&Counselors

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Armi, imposta di bollo, “la Scienza del Marconi!…”, (in ricordo dell’amico e Maestro Ispettore Girolamo Guerrisi)

Armi, imposta di bollo, "la scienza del Marconi!...", (in ricordo dell’amico e Maestro Ispettore Girolamo Guerrisi)

Armi, imposta di bollo, “la scienza del Marconi!…”, (in ricordo dell’amico e Maestro Ispettore Girolamo Guerrisi)

A Pisa, quando un falso problema viene risolto subito e bene si usa l’espressione non ci voleva la scienza del Marconi” !…; in parole semplici, per risolvere tante situazioni, che possono apparire problematiche, non occorre essere grandi scienzati.
Stranamente, invece, per il Ministero dell’Interno, e più in generale per la P.A., sembra che una tale scienza sia sempre necessaria anche per risolvere le questioni più semplici.
Riscontriamo la riprova di tale necessità  nella circolare del 10 febbraio 2017, relativa alla Imposta di bollo per la variazione in detrazione di armi dalla licenza di collezione di armi comuni da sparo. Chiarimenti.
Dopo uno studio approfondito, non disgiunto dal conforto del parere dell’Agenzia delle Entrate, viene, finalmente, concesso al collezionista di armi di depennarle dalla licenza senza l’obbligo di pagare Euro 16 di bollo per la richiesta ed altre Euro 16 per l’aggiornamento della licenza.
Possiamo comprendere e giustificare il Ministero che, prima di prendere una decisione ed emettere una circolare, voglia essere certo di aver rispettato ed interpretato correttamente leggi e regolamenti, ma non riusciamo a capire come questo studio, per quanto possa essere approfondito, debba durare 11 anni!….
Non è un errore di battitura; sono 11 anni, perché tale studio è iniziato ufficialmente nel 2006, con la circolare con la quale si affrontava la stessa problematica, risolvendola, ci sia concesso l’eufemismo, con la riserva di interessare l’Agenzia delle Entrate e con la contestuale salomonica  seguente decisione: “nelle more le SS. LL. continueranno ad esigere l’imposta di bollo anche per la variazione in detrazione”!…
Non vogliamo annoiare il lettore con argomentazioni che dimostrano come tale ennesimo balzello fiscale non avesse nessun fondamento logico/giuridico (per approfondimenti “Rivista di Polizia”, marzo 2016, Licenza di collezione di bolli. Questione di bolli.; nel sito del dott. Mori www.earmi.it Licenze di collezioni e bolli), ma non possiamo nascondere che 11 anni di tempo per studiare/decidere non dimostrano, nella pratica, la tanto reclamizzata efficienza della P.A.!…
Due possono essere le cause di tale ritardo: o il Ministero, sollecitato dall’Agenzia delle Entrate, ha deciso di soprassedere alla soluzione del problema al solo fine di fare cassa, o lo stesso ha chiuso in un cassetto la relativa pratica, perdendone la chiave.
Su quest’ultima ipotesi abbiamo dei fondati dubbi. Infatti, tale problematica è stata sollevata più volte, nel corso di tutti questi anni, anche dagli stessi uffici interessati, come riportato nella premessa della circolare in commento.
In merito a questi tentativi di ricordare/sollecitare una decisione ministeriale corre l’obbligo, anche morale, di evidenziare come il nostro compianto amico e maestro Ispettore Girolamo Guerrisi, avesse formalmente inviato richieste di delucidazioni a tutte le Autorità competenti in materia, nessuna esclusa!.., compresi i rispettivi Sigg. Ministri, anticipando la soluzione adottata con la recente circolare.
Purtroppo Guerrisi ci ha lasciati senza la soddisfazione di avere una semplice risposta, anche interlocutoria, nonostante gli argomentati solleciti, alla faccia degli sbandierati/reclamizzati nuovi rapporti tra P.A. e cittadino.
Nonostante l’Ispettore Guerrisi si sia sempre considerato, e così è stato, un servitore fedele dello Stato, dispiace che non abbia avuto in vita il riconoscimento del diritto costituzionale di pagare le tasse stabilite solo dalle leggi, ma non da circolari.
L’amico e maestro Girolamo mi ricordava spesso che Flaiano ha scritto che l’Italia è la culla del diritto; ci dorme tanto bene che non si sveglia!…
Che sia così anche per il Ministero dell’Interno?…..
.
Caro Girolamo, ormai da “lassù” ti sembrerà tutta una semplice farsa inutile, ma ti ricordo che, per chi è ancora “quaggiù”, continua ad essere veramente un dramma !….

 

dr. Angelo Vicari

Dr Angelo Vicari
Dirigente della Polizia di Stato a.r.
Esperto Giuridico – Diritto delle Armi

 

Armi, doppio caricatore al personale della Polizia di Stato, CONSAP, accolta nostra proposta

Armi, doppio caricatore al personale della Polizia di Stato,  CONSAP, accolta nostra proposta

Armi, doppio caricatore al personale della Polizia di Stato, CONSAP, accolta nostra proposta

Finalmemte il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, accogliendo una pressante richiesta avanzata dalla CONSAP nel momento più caldo dell’allarme terrorismo, ha deciso di fornire utili indicazioni in merito al caricatore di scorta (doppio caricatore) per il personale della Polizia di Stato.  A tal fine è stata indetta una riunione, presieduta dai vertici della Direzione Centrale per gli Affari Generali, presso la sala Europa dell’Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Forze di Polizia.

Burka sì, Burka no, il parere del dr. Edoardo Mori

Burka sì, Burka no, il parere del dr. Edoardo Mori

Burka sì, Burka no, il parere del dr. Edoardo Mori

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un commento dell’illustre giurista Edoardo Mori, relativo all’uso del burka, esaminando l’aspetto di diritto e quello che è opportuno fare.

Il  problema dell’uso o divieto del burka, deve essere valutato sotto due profili:
– ciò che dice il nostro diritto (valutazione dei jure condito);
– ciò che è opportuno e possibile fare (valutazione politica de jure condendo).
Il problema di diritto è generale se si affronta l’argomento di quali limiti si possono imporre a riti religiosi che contrastano con norme dello stato italiano o con l’ordine pubblico  (nozione questa ormai superata e valida solo rispetto ai tempi in cui si decide; una volta serviva per affermare che il divorzio doveva essere vietato, ora è stata invocata per i matrimoni gay!). È particolare se si cerca ciò che la legge ha stabilito fino ad ora.
Due problemi sono stati portati all’esame dei giudici: quello del porto del coltello rituale (kirpan) dei Sikh e la disposizione del Regolamento di PS, art 289 , secondo cui la foto sulla carte di identità, quindi sulla patente deve essere e a mezzo busto e senza cappello.
Il problema del coltello dei Sikh è stato affrontato male dai giudici perché quando nel 2009 i giudici di Cremona vennero chiamati a decidere, essi ritennero che il kirpan fosse un coltello e non un pugnale, come invece all’epoca era costante giurisprudenza della Cassazione (ora è cambiata e il kirpan va classificato, per la legge italiana, come un coltello) e dissero che per un Sikh costituiva giustificato motivo il portarlo; ma se all’epoca esso era un pugnale, che cosa c’entrava il giustificato motivo? Vi era un divieto di porto assoluto ed insuperabile; sarebbe un po’ come se un cristiano pretendesse di andare in giro con un pugnale con impugnatura a crocefisso in forza della sua fede!
Ma i giudici di Cremona volevano assolvere e si sono lanciati in affermazioni fantasiose quali : il porto di quel pugnale costituisce un segno distintivo di adesione ad una regola religiosa e, quindi, una modalità di espressione della fede religiosa, garantita dall’art. 19 Cost. oltre che da plurimi atti internazionali. Sta di fatto che la libertà religiosa non consente davvero atti illegali e che i “plurimi atti” se li sono inventati.
Successivamente il Consiglio di Stato, nel 2010 e nel 2012, ha negato il riconoscimento di associazioni di culto sikh perché in esse  vi era la regola vincolante del porto del kirpan e il divieto per le donne di divorziare (permettetemi di rilevare la sciocchezza di questa seconda affermazione: è vero che è garantita la parità fra i sessi, ma ciò non vieta che una donna o un uomo, volontariamente vi rinuncino; spesso si dimentica che la libertà individuale deve restare il principio supremo).
Sostanzialmente però la decisione di vietare il porto di un coltello in via permanente è corretta in base al diritto vigente: il giustificato motivo che consente il porto di uno strumento atto ad offendere è per sua natura legato a situazioni occasionali e temporanee (quando si fa una escursione, quando si va a caccia o pesca o a funghi, quando il cuoco si sposta con i suoi coltelli, quando si esce di casa per fare un lavoretto manuale ecc.) e non si può ipotizzare un giustificato motivo permanente. Significherebbe infatti attribuire ad una categoria di persone  una posizione privilegiata permanente.
Del resto il problema è facilmente superabile ove si consideri che nulla vieta di portare un kirman privo di filo e di punta.
Il problema della foto a testa nuda è nato anch’esso in relazione ai Sikh e ad altre religioni che impongono la copertura del capo con turbanti o veli. Il Ministero dell’interno, che una ne pensa e due ne sbaglia, aveva ceduto alle pretese di questi signori e aveva stabilito con circolare n. 4/95 del 14 marzo 1995, che bastava che il volto fosse scoperto; con altra circolare del 24 luglio 2000 il Ministero ha precisato che il turbante, il chador e il velo, imposti da motivi religiosi,” sono parte integrante degli indumenti abituali e concorrono, nel loro insieme, ad identificare chi li indossa, naturalmente purché mantenga il volto scoperto” e pertanto tali accessori sono ammessi, anche in ossequio al principio costituzionale di libertà religiosa, purché i tratti del viso siano ben visibili. Faceva l’acuta osservazione che se il regolamento vieta il cappello, non era vietato il velo! Avrebbe potuto rilevare che le suore vengono ritratte per l’appunto con il velo.  Ma perché allora prendersela con il povero cappello?
Non si erano resi conto che se la foto serve per identificare una persona, è necessario valutare l’insieme generale (viso, capelli, forma della testa, forma delle orecchie, ecc.); basti pensare come sia difficile riconoscere una persona che si è sempre vista con il cappello o il berretto militare, e viceversa.
Ed infatti  la Corte Europea dei diritti dell’uomo del ricorso nr.  24479/07 deciso il 13 novembre 2008  presentato da Shingara Mann Singh contro la Francia, che aveva giustamente negato il diritto ad avere solo mezza foto sulla patente,  ha negato che sussista un diritto a farsi fotografare con il turbante. La Corte sottolinea che la regolamentazione contestata si è mostrata più esigente in materia a causa dell’aumento dei rischi di frode e di falsificazione delle patenti di guida e aggiunge:  Tuttavia, l’articolo 9 della Convenzione sui diritti umani non protegge qualsiasi atto motivato o ispirato da una religione o convinzione . Inoltre, non garantisce sempre il diritto di comportarsi nel modo dettato da una convinzione religiosa e non conferisce agli individui che agiscono in tal modo il diritto di sottrarsi a norme che si sono rivelate giustificate. La Corte ricorda che la Commissione, investita da un ricorrente sikh che criticava la sua condanna per infrazioni all’obbligo fatto ai conducenti di motociclette di portare un casco di protezione, aveva considerato che il portare obbligatoriamente un casco di protezione era una misura necessaria per i motociclisti, e che l’ingerenza nell’esercizio del diritto alla libertà di religione era giustificata per la tutela della salute dell’interessato.
Dopo aver posto queste basi teoriche sul problema  generale, passiamo al caso particolare del mascheramento. Esso è regolato da due norme:
L’art. 83 del TULPS: È’ vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa  da euro 10 a euro 103. È vietato l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto;
L’art. 5 della L. 22 maggio 1975, n. 152: È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.  È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. Il contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza.
La Cassazione ha così precisato, in modo costante, il contenuto della prima norma : L’art 85 comma primo della legge di pubblica sicurezza vieta a chiunque di comparire mascherato in luogo pubblico nel terzo comma poi, si vieta l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di ps con apposito manifesto. La prima disposizione ha carattere assoluto, essendo diretta ad impedire che mediante il mascheramento, che può attuarsi anche nella forma del travestimento della persona in abiti femminili, possano compiersi azioni criminose o illecite, tra le quali vanno indubbiamente annoverate quelle contro il buon costume, rientrante nell’ordine pubblico che la legge intende appunto tutelare. Relativo, invece, e il carattere dell’altra disposizione, poiché consente soltanto in casi eccezionali e con modalità espressamente stabilite, l’uso della maschera vera e propria quella cioè che copra il viso e che e cosa ben diversa dal travestimento o dal travisamento.
La legge 152/1975 si è limitata ad ampliare il divieto del mascheramento anche nei luoghi aperti al pubblico e a preveder espressamente  il mascheramento a mezzo casco.
In conclusione non vi è dubbio che allo stato della legislazione sia proibito l’uso di indumenti che non consentono il riconoscimento della persona e, in special modo di quelli che coprono il viso in tutto o in parte.
Trattasi ora di valutare se questa conclusione venga a ledere il diritto alla religione nel momento in cui si vietano condotte richieste dalla fede.
La risposta è però alquanto facile; la libertà di religione è solo uno dei molti precetti costituzionali e non fra i più importanti: anch’esso deve essere esercitato nel quadro dei principi generali della Costituzione e in equilibrato rapporto con gli altri diritti. Se la legge ritiene di vietare certe condotte perché dannose, asociali, contrarie al principi di parità ed eguaglianza (ad es. inferiorità della donna), alle radici culturali di un popolo (ad es. monogamia), non vi è contrasto con la Costituzione in nome della libertà di  una religione che può anche avere una impostazione incostituzionale (razzismo, plagio o circonvenzione dei proseliti, collusione con potenze straniere, spregio della vita umana, spregio per gli animali, spregio per il paese ospitante e i suoi interessi, ecc.).
Non credo proprio che vi sia nulla di incostituzionale nel vietare condotte già vietate in via generale dalla legge che le ha ritenute pericolose o dannose o nell’introdurre nuove norme ravvisando nuovi motivi di incompatibilità con la nostra civiltà.
Il problema di questa nuova normativa (e qui esaminiamo l’aspetto de jure condendo) è vasto e all’attenzione di tutti i paesi  civili (in altri paesi e in particolare proprio in quelli  da cui provengono coloro che pretendono di conservare i loro culti tribali o medievali il problema non si pone perché è proprio la loro religione a non tollerare altre fedi).
I riti religiosi primitivi (e sono primitivi anche se in uso da millenni) possono essere cruenti, degradanti, o imposti a bambini e giovani incapaci di opporsi.  Forte ad esempio è l’opposizione ai metodi di uccisione tradizionale degli animali. In Polonia non è più legale la macellazione rituale, caratteristica dell’ebraismo e dell’islam. La Corte Costituzionale ha stabilito a gennaio che le pratiche kosher e halal rappresentano una violazione dei diritti non in linea con gli standard, anche europei, sull’abbattimento degli animali. Negli Stati Uniti si cerca di vietare  la circoncisione praticata ancora da sette ortodosse e che prevede che il celebrante succhi il sangue dal pene del  bambino, spesso provocandogli infezioni. L’ONU stessa ha dovuto intervenire contro la pratica dell’infibulazione.
È quindi chiaro che ogni paese ha dei canoni morali, etici, giuridici che sono ben più importanti, nella scala dei diritti, del diritto alla libertà di religione il quale è nato per impedire conversioni forzate o discriminazioni degli “infedeli” e non certo per consentire ad ognuno di affermare che in nome della religione può mettersi contro l’ordine sociale in cui vive. Se la nostra cultura è riuscita a stabilire che la chiesa cattolica non può scampanare quando e come vuole, ma deve rispettare le norme sull’inquinamento acustico, sarebbe evidentemente un assurdo affermare che un muezzin può schiamazzare con l’altoparlante dal suo minareto, in nome della sua religione o che chi professa la fede nudista, può girare nudo per la città.
Le società occidentali hanno sì affermato il principio della libertà di religione, ma in quanto essa deve essere e restare una cosa intima e personale; è anche un diritto di tutti coloro che hanno altre fedi, di non essere molestati dalle fedi altrui. Aveva ben espresso il concetto il filosofo illuminista Pierre Bayle quando disse non credo alla mia religione, che è l’unica vera, figurasi se posso credere a quella degli altri!
Inoltre i riti con sui si esplicano le fedi, sono una cosa diversa dalla fede stessa; una fede resta immutata nei secoli in quanto essenziale, i riti sono accidentali e devono adeguarsi al corso della civiltà, come ha sempre ben dimostrato di saper fare il cristianesimo. Se non fosse così avremmo ancora riti dell’uomo di Neanderthal  e il cannibalismo sacro! La nostra civiltà si è allontanata dall’oscurantismo; sarebbe tragico se facessimo passi indietro.


dr. Edoardo Mori

Il dr. Edoardo Mori, autore dell’articolo

 

 

Armi, imposta di bollo sulla variazione delle licenze di collezione di armi comuni, il parere dello Studio Legale De Iure “giuridicamente fondate e legittime le osservazioni della CONSAP”

Studio Legale De Iure - Gli Avvocati Pasquale Pittella e Vittorio Palamenghi

Studio Legale De Iure – Gli Avvocati Pasquale Pittella e Vittorio Palamenghi

Dopo i commenti degli illustri giuristi sulla legislazione delle armi, nelle persone del dr. Edoardo Mori e il dr. Angelo Vicari (pubblicati su questo sito web e che hanno raggiunto le 50mila visite di news), continuano a pervenire alla Segreteria Provinciale di Roma della CONSAP (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia) richieste di chiarimenti in ordine all’ imposta di bollo sulla variazione delle licenze di collezione di armi comuni.
A tal proposito riceviamo e volentieri pubblichiamo il parere dello Studio Legale De Iure di Roma che da tempo collabora, in convenzione per gli iscritti, con il nostro sindacato Segreteria Provinciale di Roma CONSAP.

 

Lo  Studio Legale  DE IURE,
in persona dei Professionisti che lo rappresentano, esprime brevemente alcune riflessioni circa il pagamento dei diritti di bollo per la variazione del numero delle armi in collezione.
Se un albero cade in una foresta, e non c’è nessuno che può ascoltarlo, l’albero fa rumore?
Fra le prime risposte che passano per la testa ci sono sicuramente quelle per cui se non si sente il rumore della caduta è perché o si è troppo lontani per sentirlo o, viceversa, perché si è semplicemente sordi.
Una simile riflessione può, contrariamente a quanto si possa apparentemente pensare, spiegare agilmente il continuo e l’indiscriminato stillicidio economico perpetrato anche da questo Governo nei confronti dei propri cittadini e contribuenti.
Del resto se un’imposta è nuova o viene innalzata e non ha ripercussioni immediate sulla vita dell’interessato, si è troppo distanti per patirne gli effetti, altresì qualora la stessa riverbera i propri effetti nelle tasche del contribuente costui, isolato ed impotente, si rassegna nella sua indifferenza.
Difatti, in una selva fitta, fittissima, per non dire “oscura” d’imposte e gabelle in cui il contribuente italiano è circondato l’aumento delle imposte o, addirittura, il possibile e raro caso di diminuzione delle stesse rischiano di lasciare il contribuente indifferente, ormai sordo alla novità.
Tuttavia a questo nichilismo contributivo a cui la maggior parte dei cittadini italiani, ahimè, si rassegnano rimane, vorremmo dire, s’impone una risposta: l’informazione, da una parte, il biasimo e il disappunto, dall’altra.
E così, nella calura agostana, mentre quasi tutti pensano al mare, ai monti e alle vacanze, mentre gli altri pensano al rispetto dell’Ordine Pubblico vigilando sullo stato di diritto nonostante il caldo, i rischi e lo stipendio ormai bloccato, l’informazione di una quanto mai opportuna richiesta di chiarimenti da parte di chi, come la Consap, non intende girare lo sguardo, né, ancor meno, intende restare sordo al tonfo dell’albero ha l’effetto di un dissetante bicchiere d’acqua gelata.
L’albero se cade fa rumore, punto.  Anche se si è distanti, anche se si è “impegnati a rilassarsi ”, anche se è passato del tempo e le norme sono riposte nel dimenticatoio attendendo la polvere dell’oblio.
Tuttavia chi vigila, ed è stato sempre abituato a farlo, non solo ha buona memoria, ma continua a documentarsi e a studiare.
Il caso inerisce alla possibile non assoggettabilità all’imposta di bollo pari ad euro 14,62 per quelle armi detenute per collezione.
Come del resto eloquentemente chiarito nell’articolo apparso sul sito della Cansap Roma, cui si rimanda (https://consaproma.wordpress.com/2016/08/18/armi-imposta-di-bollo-sulla-variazione-delle-licenze-di-collezione-di-armi-comuni-la-consap-scrive-al-dipartimento-della-p-s/), il dubbio interpretativo della norma contenuta nella circolare del 13 febbraio 2016 nr. 557/PAS.755-1017(3) sono ben fondati ancor più se analizzati sulla base dei principi contenuti nell’art. 53 della Costituzione a mente del quale <<Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività>>.
Non si comprende, quindi, la logicità della norma soprattutto nella parte in cui s’impone uno sgravio che giace nella polvere da più di 10 anni e mai realizzato.
I dubbi contenuti nell’interpellanza avanzata nelle sedi competenti dalla Consap, oltre ad essere giuridicamente fondati e legittimi rappresentano un forte segnale di attenzione da parte del sindacato rispetto a quei diritti riconosciuti e non ancora attuati.
Per queste vedette del diritto gli alberi possono cadere sotto lo scorrere tempo, ma la loro vigilanza rimane sempre alta su i diritti della collettività.

Studio legale  De IURE

Avv. Vittorio PALAMENGHI
Avv. Pasquale PITTELLA
Avv. Patrizio Maria MANTOVANI    
Avv. Maria Teresa GUERRISI
Avv. Evandro PESCI   
Avv. Valerio CRESCENZI

Armi, la questione marca da bollo per la variazione del numero delle armi in collezione, Edoardo Mori “un balzello non previsto dalla legge”

Il dr Edoardo Mori

Il dr Edoardo Mori

La questione “marca da bollo” da applicare sulla variazione del numero delle armi in collezione e affrontata in vari articoli pubblicati su questo sito ha “solleticato” la curiosità e le attenzioni di molti lettori, appartenenti al mondo delle Forze dell’Ordine e non solo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, le considerazioni in materia, del dr. Edoardo Mori, giurista ed esperto della legislazioni delle armi (il suo ultimo articolo pubblicato su questo sito web ha ricevuto oltre 25 mila letture e ottenuto oltre 4mila likes da social Facebook originando un dibattito in rete con oltre 300 discussioni tra utenti diversi).

In questa news abbiamo inserito anche un pubblico sondaggio per i lettori per conoscere la percentuale di gradimento.

Inizio articoloNon riesco a non restare ogni volta sbalordito di fronte alla incapacità della pubblica amministrazione di affrontare i problemi semplici; talvolta sono tanto semplici da non poter neppure essere definiti problemi!
Prendiamo il caso, che si trascina da 1975, della marca da bollo da applicare sulla variazione nel numero delle armi in collezione.
Chiunque sappia leggere  trova con facilità la norma sul bollo in cui si dice che tale tassa è dovuta per ogni istanza diretta alla P.A. tendente ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo. Perciò, ovvia conseguenza che non richiede altro che la capacita di far 2+2, è che ci vuole la marca da bollo per richiedere la licenza di collezione e che ci vuole quando si chiede il suo ampliamento perché implicitamente si richiede una nuova valutazione, ad es., sulle maggiori misure di sicurezza da adottare.
Chiunque dotato della capacità di comprendere che negli uffici bisogna eliminare il lavoro inutile, avrebbe capito, fin dal 1975, che la licenza può essere rilasciata  per un numero maggiore di armi di quelle già detenute, in previsione di  successivi acquisti e senza bisogno di una nuova valutazione per ogni singolo acquisto (le misure di sicurezza per tre pistole, sono senz’altro adeguate anche per cinque!). Ma lasciamo perdere: se nessuno in quarant’anni c’è arrivato, ciò significa che il ragionamento supera le capacità speculative dei vari funzionari succedutisi nell’Ufficio e, come ben dicevano i romani, ad impossibilia nemo tenetur.
A questo punto la questione era chiusa, perché da nessuna norma o disposizione si può ricavare che la cessione di una o più delle armi collezionate comporti l’obbligo di una domanda di variazione delle stessa: deve essere denunziata la cessione dell’arma, essa verrà depennata dall’elenco delle armi denunziate e l’Ufficio ha tutti  i dati che gli servono per  gestire la situazione.
Purtroppo invece sono arrivati coloro che credono di poter fare i giuristi, sia perché credono che chiunque abbia la licenza elementare può leggere una norma e comprenderla, oppure perché hanno preso la laurea per corrispondenza, ma non hanno mai capito che cosa significa interpretare il diritto: significa avere una perfetta conoscenza della materia regolata, delle norme che la regolano, dell’intero sistema giuridico italiano. Se non si è a questo livello si finisce tragicamente a credere che la norma voglia dire ciò che fa piacere farle dire! E quanto più uno è ignorante, tanto più crede dimostrare la sua preparazione arzigogolando e sofisticando sulle parole della legge.
Fu così che subito dopo l’uscita della legge 110/1975, la quale al collezionista di armi imponeva l’unico obbligo di non detenere le munizioni relative alle armi collezionate, se ne uscì il ministero con questo capolavoro di “ragionamento”: se è vietato detenere le munizioni vuol dire che è vietato portare le armi fuori di casa, che ne è vietato l’uso in qualsiasi luogo e modo, che per toglierle dalla collezione per cederle o per portarle a riparare bisogna essere autorizzati! Puro delirio giuridico che ignora la regola fondamentale secondo cui in uno Stato di tutto ciò che non è espressamente vietato è lecito.
Sulla base di questo ragionamento del cavolo (detto così perché anche dai cavoli escono i bambini) molti uffici hanno cominciato a richiedere la domanda con marca da bollo per chi denunzia la cessione di  un’arma in collezione; ma alcuni uffici sono anche giunti a sostenere che se uno non è autorizzato a cedere l’arma, non può cederla, non può trasportarla in armeria, non può neppure versarla all’autorità di PS. Credo di non offendere l’intelligenza di nessuno affermando che chi ragiona in questo modo non è degno di poter decidere in materia di diritti del cittadino.
La questione è stata percepita nel 2006 dal ministero (che cosa sono mai vent’anni per la burocrazia!) il quale, invece di scrivere due righe dicendo ai vari uffici “ma che cavolo vi è venuto in mente, non siete capaci di guardare la legge?”, se ne è uscito con una circolare del 13-2-2006 da cui si capiva solamente che non aveva capacità o il coraggio di decidere. In essa si inventa che, anche nel caso in cui il cittadino cede un’arma in collezione l’ufficio di PS deve affrontare  “un momento valutativo attenuato“. Frase ad effetto e assolutamente vuota perché neppure chi la scriveva riusciva a capire che cosa cavolo ci fosse da valutare: le armi in collezione sono solamente le armi in soprannumero e l’ufficio di PS può essere solo contento se uno diminuisce il numero delle armi che ha in casa. Però, pur di non decidere si inventava il comodo ripiego di chiedere un parere alla Agenzia delle Entrate. Purtroppo per il ministero, l’Agenzia delle Entrate aveva risolto il facile problema già tre mesi prima della pubblicazione della circolare e, forse per tale motivo, non rispose mai; ma il ministero dal 2006 ad oggi è rimasto in paziente attesa della poco agognata risposta, assolutamente ed indegnamente indifferente al fatto che migliaia di cittadini venissero assoggettati illegalmente ed ingiustamente ad un balzello derivante non dalla legge, ma dalla stupidità.
Per esperienza posso dire che ogni decennio un funzionario che riesce a dire una cosa intelligente ed a sottrarsi alla pressione ambientale si trova: i cittadini sperano che il 2016 sia l’anno buono!

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Armi, la questione "marca da bollo" per la variazione del numero delle armi in collezione, Edoardo Mori "un balzello non previsto dalla legge"

Armi, imposta di bollo sulla variazione delle licenze di collezione di armi comuni, la CONSAP scrive al Dipartimento della P.S.

Armi, imposta di bollo sulla variazione delle licenze di collezione di armi comuni, la CONSAP scrive al Dipartimento della P.S.

Armi, imposta di bollo sulla variazione delle licenze di collezione di armi comuni, la CONSAP scrive al Dipartimento della P.S.

Con una missiva inviata al Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Ufficio per l’Amministrazione Generale, Ufficio per la Polizia Amministrativa e Sociale – Area Armi ed Esplosivi, la CONSAP ha chiesto di conoscere se, dopo ben 10 anni, ci sono state variazioni alla circolare del 13 febbraio 2016 nr. 557/PAS.755-1017(3) che impartisce direttive circa l’applicazione della tariffa dell’imposta di bollo nella misura di euro 14,62, stabilendo (come recita la circolare stessa nella parte finale) nel caso di variazioni “in detrazione”, ossia per la cancellazione delle armi dalla raccolta, il momento valutativo appare attenuato…questo Dipartimento ha interessato la competente Agenzia delle Entrate per verificare se l’imposta sia dovuta anche in tale circostanza, per cui si fa riserva di successive istruzioni. 
Proprio il finale “per cui si fa riserva di successive istruzioni” fa innestare la ragionata ricerca di questa Organizzazione Sindacale a voler conoscere se dopo 10 anni ci sono sviluppi, bel valutando, ad obiettivo esame, che sussistono violazioni al principio costituzionale (ex art. 97), nonchè (ex multis) del Decreto del Ministero delle Finanze del 20 gennaio 1992 che ridisciplina l‘IMPOSTA DI BOLLO.
Inoltre, a rigor di logica e di norma, si tratta di ATTO DOVUTO che, come è noto, non assoggettabile ad alcuna imposta, trattandosi di comunicazione obbligatoria ( ex art. 58 del Regolamento di Esecuzione al Testo Unico delle Leggi di P.S. – R.D. 6 maggio 1940, n. 635).
Si resta in attesa di conoscere la risposta del Dipartimento della P.S. alla nostra missiva, per poi attivare le procedure previste e riconosciute dalle normative vigenti, per interessare i competenti settori del Dipartimento Funzione Pubblica – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agenzie delle Entrate.

Armi e Legislazione, licenza di collezione e bolli, il parere del dr. Angelo Vicari

Armi e Legislazione, licenza di collezione e bolli, il parere del dr. Angelo Vicari

Armi e Legislazione, licenza di collezione e bolli, il parere del dr. Angelo Vicari

Al fine di rendere più chiara la “questione” relativa al pagamento dell’imposta di bollo per la depennazione di armi dalla propria licenza di collezioni, pubblichiamo volentieri il parere dell’illustre dr. Angelo Vicari, esperto di armi e di legislazioni di armi. L’articolo che segue è stato già pubblicato sul sito web del dr. Mori (http://www.earmi.it/) e, considerate le numerose richieste dei nostri associati in materia, pubblichiamo anche attraverso questo sito web, il parere espresso dal dr. Angelo Vicari.

 

Non passa giorno in cui il cittadino viene letteralmente bombardato dalla reclamizzazione di una pubblica Amministrazione sempre più efficiente, pronta a recepire tutte le istanze, anche quella di ridurre le tasse.
Purtroppo, l’uomo della strada, seppur abituato a queste promesse, di sospetta natura elettorale, si convince, come Alice nel paese delle meraviglie.
Ma anche Alice è costretta a ritornare nel mondo reale quando ha la necessità di rivolgersi agli uffici pubblici.
E’ il caso del collezionista di armi che decida di disfarsi di qualche pezzo e porti a conoscenza dell’Autorità di P.S. tale sua decisione per la depennazione  di quelle cedute dalla licenza di collezione; l’interessato si vedrà richiedere due marche da bollo, di cui una per la comunicazione e l’altra per l’aggiornamento del titolo. A nulla serviranno le rimostranze contro l’esoso balzello, siccome giustificato dall’applicazione della circolare del 13 febbraio 2006, con la quale sono stati stabiliti i criteri per l’applicazione dell’imposta di bollo per la collezione di armi comuni.
In merito alle variazioni in “aumento”, siccome “l’intenzione di aggiungere un nuovo pezzo…, deve essere preventivamente comunicata al questore, affinchè possa verificare l’ammissibilità dell’iscrizione…ed affinchè possa valutare…le prescrizioni impartite per la custodia”, la circolare del 2006 ha stabilito che tali “verifiche e valutazioni” comportano “un concreto esercizio della potestà provvedimentale” dell’Autorità di pubblica sicurezza, per cui “il regime fiscale non può essere che quello previsto dal D.M. 20. 8. 1992, recante approvazione della tariffa dell’imposta di bollo, in forza del quale sono soggetti al pagamento di tale imposta sia l’istanza…che il successivo atto adottato dall’Autorità di P.S., sia in occasione del primo rilascio del titolo,che delle successive variazioni”.
La stessa circolare rileva che “poiché nel caso di variazioni in detrazione, ossia per la cancellazione delle armi dalla raccolta, il momento valutativo appare attenuato…questo Dipartimento ha interessato la competente Agenzia delle Entrate per verificare se l’imposta di bollo sia dovuta anche in tale circostanza, per cui si fa riserva di successive istruzioni”, stabilendo nel contempo che “nelle more” della risposta al quesito, gli uffici “continueranno ad esigere l’imposta di bollo anche per le variazioni in detrazione”.
Sono trascorsi quasi dieci anni, ma l’amletico dubbio bollo sì, bollo no, non ha ancora trovato una risposta, con inqualificabile inerzia del Ministero dell’Interno e/o dell’Agenzia delle Entrate, cosicché si continuano ad esigere due marche da bollo anche per la depennazione di armi dalla licenza di collezione, basandosi esclusivamente su una, oramai, datata circolare, peraltro interlocutoria.
E’ da evidenziare che, solo tre mesi prima della suddetta circolare, lo stesso Dipartimento, nella risposta del 24 novembre 2005 ad un quesito formulato in materia da uno Studio legale di Bologna, ebbe a sostenere che “non sono, invece, da sottoporsi ad imposta di bollo le successive comunicazioni inerenti la variazione di pezzi tenuti in collezione, alla stregua della denuncia di armi prevista dall’art. 38 del T.U.L.P.S., in quanto tali atti non possono essere equiparati alle istanze, non dando origine ad un procedimento amministrativo, bensì ad una mera presa d’atto da parte della pubblica Amministrazione”.
Il riferimento alla fattispecie della denunzia di detenzione armi, di cui all’articolo 38 del T.U.L.P.S:, per avvalorare la tesi della non obbligatorietà dell’imposta di bollo nelle variazioni di armi in collezione, trovava il suo fondamento nella circolare del 25 giugno 1998, con la quale, considerando “la denuncia alla stregua di una dichiarazione, a mezzo della quale un privato cittadino porta a conoscenza del possesso di armi, munizioni o esplosivi l’autorità competente”, è stato stabilito che “la denuncia, assumendo la forma della dichiarazione e non dell’istanza…,non essendo richiesta dal dichiarante l’emanazione di un provvedimento a proprio favore, anche a giudizio del Ministero delle Finanze, non è da includere tra gli atti soggetti ad imposta di bollo sin dall’origine”, siccome “l’imposta di bollo regolata dal D.P.R. 26.10.1972 n.642…non sottopone al tributo sin dall’origine certificati, attestazioni, dichiarazioni…, mantenendo l’imposizione unicamente per le istanze…”. Ma, se solo tre mesi prima della circolare del 2006, il Ministero aveva previsto la non necessità dell’imposta di bollo, addirittura su tutte, indistintamente, “le successive comunicazioni inerenti la variazione di pezzi tenuti in collezione”, è da ricordare, anche che, solo dopo un mese da quest’ultima, lo stesso Dipartimento, in merito al quesito formulato da una Questura sull’applicazione delle marche da bollo per le variazioni delle armi inserite nella Carta europea d’arma da fuoco, ha emanato la circolare 31 marzo 2006 stabilendo che “l’inserimento o il depennamento di un’arma dalla Carta Europea non prevede la sostituzione della carta stessa, ma solo la sua integrazione. Le predette attività, inoltre, non richiedono alcuna valutazione discrezionale da parte dell’autorità competente, né risulta possibile, nelle ipotesi in questione, apporre prescrizioni al titolo. Tanto premesso, non si può considerare l’attività in parola una novazione del titolo che, in quanto tale, sarebbe assoggettabile ad imposta di bollo, ma un mero aggiornamento della licenza”.
In presenza di tali risoluzioni adottate dallo stesso Dipartimento, in tempi così ravvicinati, addirittura autonomamente, cioè senza ritenere necessario un parere dei competenti Uffici finanziari, riesce difficile comprendere quanto stabilito con la circolare del 2006.
Infatti, è pur vero che è da considerare legittima la disposizione impartita nella prima parte di quest’ultima, relativa alla previsione dell’obbligo dell’imposta di bollo per le richieste di variazione in “aumento” delle armi in collezione, trattandosi di una vera e propria “istanza diretta alla P.A. tendente ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo” e, in quanto tale, rientrante negli atti soggetti a bollo fin dall’origine, a termine del D.P.R. n. 642 del 1972 e successive modifiche (in particolare il D.M. 20 agosto 1992), che regolamenta l’imposta di bollo. Così come è da sottoporre all’obbligo della stessa imposta anche la successiva emissione della licenza originale aggiornata con l’inserimento di altre armi, siccome siamo in presenza di un vero e proprio “atto” di un organo dell’Amministrazione dello Stato rientrante nelle fattispecie di cui al suddetto D.P.R., atto che viene emanato dopo la verifica dell’ammissibilità dell’iscrizione e la valutazione dell’adeguatezza delle prescrizioni per la custodia, già impartite nella licenza dall’Autorità di P.S..
Tali verifica e valutazione sono, pertanto, da considerare “esercizio della potestà provvedimentale”, finalizzate all’emanazione di un provvedimento amministrativo discrezionale avente le caratteristiche di un’autorizzazione di polizia.
Invece, non possiamo considerare altrettanto legittima la seconda parte della circolare in commento, in particolare relativamente alla disposizione con la quale si stabilisce che, “nelle more” della risposta dell’Agenzia delle Entrate “le SS.LL. continueranno ad esigere l’imposta di bollo anche per le variazioni in detrazione”.
Tale risoluzione finale è in contrasto con la premessa, ove viene rilevato che per le “variazioni in detrazione il momento valutativo appare attenuato, soprattutto con riferimento…” alle citate “verifiche e valutazioni”. Infatti, considerata la corretta premessa che nelle variazioni in “detrazione” “il momento valutativo appare attenuato”, il Ministero sarebbe dovuto pervenire alla disposizione logico/giuridica del non obbligo dell’imposta di bollo e non del contrario, pur “nelle more” della risposta al proprio quesito da parte dell’Agenzia delle Entrate, conformemente a quanto stabilito tre mesi prima, nella risposta al citato quesito, ed in analogia con la circolare di un mese dopo sulla Carta europea.
Correttamente il Ministero osserva nella circolare del 2006 che “il momento valutativo appare attenuato”, siccome, con la “comunicazione” del collezionista per la depennazione di armi dalla licenza di collezione, a differenza della “istanza”, non si genera l’inizio di un procedimento amministrativo da parte dell’Autorità di P.S. che comporti “un concreto esercizio della potestà provvedimentale”. Infatti, l’articolata procedura, prevista dalla circolare del 15 maggio1995 (preventiva istanza per l’inserimento di armi e nulla osta del Questore), riguarda solo la variazione in “aumento” dei pezzi in collezione, ma nulla dispone per quella in “detrazione”, per cui vengono a mancare nella procedura di depennazione atti endoprocedimentali di “verifica” e “valutazione”.
La impossibilità di classificare la comunicazione del collezionista e la conseguente depennazione nella categoria dei veri e propri atti amministrativi, trova avallo nella definizione  del “procedimento” e del “provvedimento” da parte della più autorevole dottrina di diritto amministrativo. Alla luce di tali definizioni non pare proprio che le suddette semplici attività di comunicazione e depennazione possano considerarsi atti amministrativi di un procedimento, preordinati all’emanazione di un provvedimento, anche perché i provvedimenti amministrativi sono caratterizzati dalla discrezionalità che costituisce il margine di apprezzamento che la legge lascia alla determinazione dell’Autorità amministrativa. Tale potestà discrezionale non sembra esercitabile da parte dell’Autorità di P.S. nell’attività di depennazione, come del resto sottolineato, implicitamente, nella circolare del 2006 con l’affermazione che “il momento valutativo appare attenuato”, siccome detta Autorità deve solo prendere atto della comunicazione del collezionista e depennare le armi, senza poter e/o dover porre in essere alcuna attività di valutazione discrezionale.
Peraltro, sempre secondo indirizzi dottrinali in materia , siccome “una scelta, sia pure limitata entro un ambito ristretto, è consentita per l’emanazione di qualsivoglia provvedimento amministrativo, qualora la scelta mancasse in modo assoluto, non si avrebbe un provvedimento emanato nell’esercizio di una potestà, sibbene un atto dovuto”, come nella depennazione, anche perché “non assumono carattere di atti amministrativi quelle attività materiali che vengono poste in essere da un’autorità amministrativa in via di fatto, cioè al di fuori dell’esercizio di una potestà amministrativa”.
Quindi, la comunicazione per la cancellazione di armi dalla licenza di collezione non può inquadrarsi nella fattispecie degli atti amministrativi che danno inizio ad un procedimento e al conseguente provvedimento, non avendo la stessa comunicazione/dichiarazione la valenza di una istanza diretta ad ottenere un provvedimento della P.A., alla stregua della denuncia di detenzione di armi, o variazioni di armi sulla Carta europea d’arma da fuoco.
Analogamente, la conseguente depennazione da parte dell’Autorità di P.S. non può essere considerata provvedimento amministrativo, risultando una semplice attività materiale carente di qualsivoglia potestà discrezionale. La corretta definizione di quest’ultima attività del Questore, è da riferire agli “atti amministrativi diversi dai provvedimenti”, trattandosi di “atto di conoscenza”, cioè di “atto dichiarativo della P.A. che si limita ad accertare una determinata situazione, senza influire su di essa”, essendo “atto non consistente in manifestazione di volontà…ma di conoscenza” e, come tale, “non è provvedimento”.
Tali inquadramenti giuridici della comunicazione/dichiarazione del collezionista e dell’attività di depennazione da parte dell’Autorità di P.S. non possono che portare alla conclusione logico/giuridica del non obbligo dell’imposta di bollo per ambedue le attività, siccome la prima, non essendo “istanza diretta ad ottenere un provvedimento della P.A.”, non rientra nella fattispecie di cui all’articolo 3 della Tariffa allegata alla citata legge sull’imposta di bollo, mentre la seconda, non essendo “esercizio di attività provvedimentale”, non rientra nell’articolo 4 della stessa Tariffa, come, peraltro, affermato da Mori nel suo Codice (pg. 312) : “il bollo è dovuto perché si ritiene che il cittadino chieda un ampliamento della licenza di collezione…..Se invece il cittadino si limita a togliere una o più armi dalla collezione è sufficiente una comunicazione perché è un diritto del cittadino toglierla e non richiede all’Autorità alcun nuovo provvedimento”.
Un ulteriore motivo giustificativo della non obbligatorietà dell’imposta di bollo per la variazioni delle armi in “detrazione” lo possiamo riscontrare nella normativa sulla detenzione. Infatti, è da evidenziare che, anche per le armi destinate alla collezione, deve essere osservato quanto disposto dall’articolo 38 del T.U.L.P.S., cioè l’obbligo di provvedere alla relativa denuncia di detenzione prima dell’inserimento in collezione, come esplicitamente previsto dalla circolare del 15 maggio 1995. La conseguenza di quest’ultima previsione comporta che, ogniqualvolta si voglia variare in “detrazione” la collezione, si debba denunciare “qualsiasi modificazione nella specie e nella quantità”, come stabilito dall’articolo 58 del Regolamento di esecuzione del predetto T.U.L.P.S., comunicazione che, alla stregua della denuncia di detenzione, è esente da imposta di bollo.
Considerato tale obbligo, la denuncia di “modificazioni”, delle armi inserite in collezione, può essere già di per sé stessa considerata, nel contempo, come richiesta implicita di depennazione, cui deve conseguire la dovuta presa d’atto dell’Autorità di P.S. con la cancellazione d’ufficio dei pezzi ceduti.
Dunque, non sembrano mancare al Ministero i supporti logico/giuridici che permettano di venire incontro alle aspettative dei collezionisti di armi, la cui passione deve essere assecondata e facilitata, siccome spesso, a proprie spese, riescono a salvaguardare un patrimonio storico che altrimenti andrebbe perduto, considerato lo scarso interessamento dei musei quando si tratti di armi, anche antiche.
Si auspica, quindi, un aggiornamento della circolare del 2006, non essendo necessario attendere ulteriormente una risposta al quesito proposto, quasi dieci anni orsono, all’Agenzia delle Entrate.
Visto il tempo trascorso per prendere una decisione sull’amletico dubbio bollo sì, bollo no, sorge spontaneo richiamare il motto latino ”affrettati con lentezza”, ma, dopo quasi dieci anni, affrettati!..
Nel frattempo, è opportuno ricordare a coloro che si sentono costretti a dover richiedere l’esoso balzello, anche per le variazioni in “detrazione”, in ottemperanza a quanto disposto dalla circolare del 2006, che, per giurisprudenza e dottrina oramai consolidate, “le circolari della P.A. non possono essere in contrasto con quanto stabilito dalle norme statali”, a maggior ragione da norme costituzionali, come l’art. 23, e, quando siano “contrarie alla legge”, ”devono essere disapplicate”, siccome “l’organo inferiore non può ritenersi vincolato da un’errata interpretazione della legge compiuta da un organo superiore”.

Articolo pubblicato il 20 dicembre 2015
http://www.earmi.it/

dr. Angelo VicariCodice delle Armi 2016 del dr. MORI - Tribuna Editore
Il dr. Angelo Vicari            Il Codice delle Armi e degli Esplosivi del dr. MORI

Polizia, arrivano i caricatori, il parere del dott. Edoardo Mori

Polizia, arrivano i caricatori, il parere del dott. Edoardo Mori

Polizia, arrivano i caricatori, il parere del dott. Edoardo Mori

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un commento dell’illustre giurista Edoardo Mori, relativo ai fatti verificatisi in alcune località e che hanno turbato l’opinione pubblica per le modalità con cui sono state eseguite. Sono riportate le opinioni sull’utilizzo del secondo caricatore e obbligo portare arma.

 
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la società umana è chiamata ad affrontare difficili problemi. Una massa enorme e sempre crescente di esseri è costretta a spostarsi nei paesi in cui si vive meglio e sono pronti a tutto, portandovi culture e usi che in questi paesi di destinazione sono già stati superati da secoli. Tutto ciò che provoca stress e tensioni e tende a sfociare in atti di violenza; chi ha bisogni da soddisfare e non vi riesce è pronto a qualsiasi scorciatoia e chi vede diminuito il suo tenore di vita a favore di altri è pronto a tutto per evitare ciò. È chiaro che prima o dopo in molti paesi “salterà il coperchio” con la possibilità di guerre e guerriglie e rivolte molto contagiose e aumento della criminalità.

Sarebbe necessario che la politica affrontasse questi problemi razionalmente, in base alle ampie esperienze del passato; quando si prevedono grandi piogge o si costruiscono dighe, o si regola il corso dei fiumi, ma guai a far passare decenni discutendo sul perché piove, spiegando che è Dio che ci manda la pioggia, sostenendo che aspettando i problemi si risolvono da soli e che per intanto bisogna studiare meglio la pioggia e farsela amica e amarla!

Ormai è altrettanto evidente che una parte del mondo arabo ha lanciato un nuovo tipo di guerra più insidiosa di quella tradizionale perché non vi è un territorio su cui andarla a combattere e perché usa un sistema di guerriglia che si autoalimenta in modo incontrollato e imprevedibile.

Una grande sciocchezza  è quella nella frase di Ezra Pound “se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui”. Purtroppo chiunque è convinto di possedere la verità e di doverla imporre agli altri è  uno squilibrato. L’umanità ha fatto grandi progressi perché gli uomini sono stati pronti a lottare ed a morire per i propri interessi; spesso sono stati imbrogliati facendo loro credere che i loro interessi erano anche quelli dell’imperatore o del Papa, ma sempre hanno combattuto per rendere forte il proprio paese, per avere più soldi, per avere più sicurezza. I talebani del pensiero hanno sempre portato solo morte e distruzione senza utilità per nessuno. Dovrebbe essere chiaro a tutti che i romani hanno conquistato il mondo della loro epoca proprio per la mancanza di ideali fasulli e per la concretezza e realismo del loro agire in politica interna ed esterna.

La nuova guerra sfrutta questi squilibrati utilizzando anche l’effetto emulazione; vi sono terroristi addestrati e organizzati, vi sono terroristi casalinghi che pensano essere una loro missione il copiarli. Il problema è che la nostra società non è organizzata per combattere chi è disposto a morire e si manifesta nella micidialità solo in quel breve momento finale, e non è organizzata per tenere sotto controllo gli squilibrati prima che agiscano. È una guerra che va affrontata con idee nuove e strumenti nuovi. Si prenda ad esempio il caso di Nizza: vi erano ben 1250 telecamere con 70 persone addette alla sicurezza eppure sono servite semplicemente a seguire la strage fin dai primi istanti senza riuscire a prevenirla o impedirla. Il fatto che molti dei terroristi siano dei malati di mente è la prova di come le idee talebane facciano presa proprio sugli squilibrati: sono idee per loro natura contagiose come  sa chi ha studiato i meccanismi con cui si formano le sette e come si governa la folla; più il profeta,il guru, il politico è fuori di testa,e più fanatici sono i suo seguaci.

La mia opinione di giurista, per quanto vale, e che se vi è una guerra si devono prima di tutto usare le norme che si usano per essa: legge militare per chiunque può essere un pericolo, applicazione delle norme del codice penale, titolo I, che regola i reati contro  la personalità dello Stato, l’intelligenza col nemico per portare la guerra contro lo Stato italiano, costituzione di associazioni sovversive e di terroristi, arruolamento con finalità terroristi e punizione, per tutte quelle attività poste in essere per aiutare i nemici dello Stato. E sarebbe necessaria una normativa speciale per consentire la concreta espulsione ed immediata di tutti i sospetti stranieri e l’isolamento di chi non può essere espulso, una normativa per evitare che i giudici siano costretti a mandare a casa i fermati solo perché i sospetti non bastano per tenerli sotto controllo, ecc. ecc. Se lo hanno fatto gli americani, che ci hanno insegnato a fare la Costituzione, non si perché non dobbiamo farlo noi; basta non stare a sentire i nostri talebani del diritto.

Attualmente vi sono molti più mezzi per controllare i bulli dello sport che non possibili terroristi! Sarebbe così difficile, ad esempio, stabilire che ogni sospettato che non può essere incarcerato,viene munito di un bel bracciale elettronico che consente di controllare se si sta avvicinando ad altri simili con lo stesso bracciale o a luoghi sensibili? Naturalmente ci vogliono anche le persone che guardino le videocamere e che reagiscano agli allarmi dati dal braccialetto. Si deve prevenire, non basta correre a guaio avvenuto.

Essenziale e poi un diverso rapporto con la forze di polizia. Non vi può essere una polizia in grado di affrontare efficacemente terroristi o pericolosi criminali, se essa non ha mezzi tecnici adeguati e se non ha la tranquillità psicologica di agire senza doversi preoccupare del suo futuro. Un tempo quando i talebani del pensiero non erano ancora attivi nella gestione dello Stato, vi era la norma che un poliziotto poteva essere perseguito solo su richiesta del procuratore generale; poi sono arrivati quelli a sostenere che il poliziotto può sparare solo per legittima difesa o stato di necessità e a considerare tutti quelli con le armi, comprese le forze dell’ordine e la polizia municipale, dei soggetti pericolosi da controllare. Proprio quando venne approvato l’ordinamento della Polizia di Stato vi fu chi impose la norma secondo  cui commetteva un gravissimo reato il poliziotto che portasse un’arma diversa di quella in dotazione; la sciocca paura era che in una manifestazione venisse usata un’arma non immediatamente riconoscibile e così non si potesse poi accertare quale arma aveva sparato. Ora le stesse identiche armi sono in mano ai criminali, ma ciò ha comportato, ad esempio, l’impossibilità per un poliziotto di portare una pistola di emergenza da usare quando gli viene sottratta o non funziona la sua pistola d’ordinanza, oppure l’impossibilità di portare un’arma leggera ed occultabile quando necessario.

Per anni i talebani della bontà (spesso burocrati ministeriali) hanno sostenuto che tutti i mali del mondo derivano dalle armi da fuoco e specialmente da quelli militari; ora la realtà li ha clamorosamente smentiti perché i terroristi sono usciti a fare grandi stragi con un camion, un’auto, una normale pistola,  un fucile da caccia, con normali strumenti da taglio e altrettanto male potrebbero fare con una tanica di benzina, con un danneggiamento ai binari della ferrovia. Siamo arrivati al punto che basta un falso allarme per bloccare i mezzi di trasporto per giorno, per danneggiare gravemente il turismo, per cambiare la nostra vita.

Quanto ai rapporti con la giustizia è assurdo che ogni volta che un poliziotto spara debba trovarsi immediatamente indagato e soggetto alla valutazione non di esperti, ma di un pubblico ministero che non sa neppure che cosa sia conflitto a fuoco, che non sa cosa vuol dire essere affrontati da un energumeno, che se ha sparato qualcosa non era certo un’arma, e che pretende di misurare col bilancino della giustizia situazioni in cui chi ha sparato ringrazia solamente di esserne uscito vivo.

Il colmo del ridicolo è vedere poi poliziotti in servizio che hanno l’arma legata alla fondina con un robusto cavo  simile a quello usato come antifurto per le biciclette: i poliziotti italiani possono portare solo la pistola al guinzaglio! Primo o poi  ci metteranno anche la museruola. È una cosa che limita gravemente l’operatività del poliziotto il quale è rallentato nella mira, e penalizzato se deve cambiare di mano mentre spara, non può cedere arma a un collega che ne abbia bisogno, è impedito se deve nel compiere manovre strane, come rotolarsi a terra o sparare “al volo”. Nelle scuole si insegna ad avere la massima prontezza di riflessi, le disposizioni ministeriali studiano come rallentarli. Se un poliziotto rimanesse ferito od ucciso in un  conflitto a fuoco ben si potrebbe configurare una responsabilità di chi lo manda ad affrontare situazioni pericolose in quelle condizioni e per chi si è inventato la stramberia del guinzaglio. Pare che qualcuno pensi che i poliziotti italiani, così diversi da quelli di altri paesi, non siano in grado di stare attenti a che la pistola non gli venga rubata o non cada per terra. Eppure quando il d.p.r. 5 ottobre 1991 numero 359 articolo 10, ha stabilito le caratteristiche dell’armamento individuale della PS non ha fatto a stabilito che la pistola debba avere il guinzaglio.

Leggo ora che il ministero ha stabilito che i poliziotti possono portare ben due caricatori e che possono e devono portare anche l’arma fuori servizio. Sono due disposizioni sorprendenti. La prima mi sorprende perché viene da chiedersi come mai fino ad ora si considerassi proibita una cosa così ovvia. Forse qualcuno talebano nostrano aveva interpretato il citato d.p.r. nel senso che esso imponeva di portare un solo caricatore. Ma se così fosse, è chiaro che non si può improvvisamente cambiare interpretazione: non basta una velina interna, ma ci vuole una modifica al d.p.r. Sarebbe ora di chiedersi come può funzionare uno Stato in cui per stabilire come un poliziotto deve portare la sua pistola ci vuole il parere del Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, il parere del Consiglio di Stato, la deliberazione del Consiglio dei Ministri, la proposta del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri della difesa e delle finanze.  E come può funzionare uno Stato in cui se un poliziotto vuotasse il caricatore su di un delinquente si vedrebbe contestare anche l’aggravante delle sevizie e se portasse tre caricatori si vedrebbe accusato di detenzione abusiva di parti d’arma (norma espressamente voluta dal ministero)?

Circa l’obbligo di portare la pistola, resto basito perché nella mia vasta ignoranza sono sempre stato convinto, come molto giudici, che l’agente di PS è permanentemente in servizio e quindi, quando è fuori casa, ha sempre l’obbligo di essere armato, salvo quelle situazioni particolari in cui il regolamento lo esenta. Quindi mi pare una di quelle tipiche disposizioni dette “da fumo negli occhi”. Sarebbe invece essenziale attivarsi sul piano normativo, anche con un decreto legge urgente (ripeto nuovamente: come può funzionare uno Stato in cui per modificare qualunque comprovata lacuna in un in un provvedimento, non basta una giornata, ma ci vuole ci vuole un anno di commissioni, pareri, indegna burocrazia?) in cui si dice che l’agente di PS, quando non opera in reparto, può e deve portare l’arma individuale più adeguata alla situazione, può portare più armi, e può portare tutte le munizioni che crede opportuno?

 

dr. Edoardo Mori

dr. Edoardo Mori

Convegno nazionale “Le nuove tecnologie strumento di prossimità fra le Forze di Polizia e cittadini”, relazione, precisazioni e riflessioni a cura dello Studio Legale De Iure

Avv. Vittorio Palamenghi dello Studio Legale De Iure

Avv. Vittorio Palamenghi dello Studio Legale De Iure

Lo Studio Legale DE IURE,

in persona dei Professionisti che lo rappresentano, a seguito della partecipazione al Convegno Nazionale “Le nuove Tecnologie strumento di prossimità fra Forze di Polizia e cittadini”, organizzato dalla Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia e tenutosi in data 16 Giugno 2016 presso la sede dell’Università Telematica Pegaso di Roma, esprime brevemente alcune riflessioni circa quanto ampiamente illustrato dai relatori intervenuti.

I primi ringraziamenti vengono rivolti al Dott. GUERRISI il quale, in rappresentanza della Confederazione Sindacale, invitava i Professionisti dello Studio ad assistere al Convegno in cui, grazie alla preziosa e puntuale moderazione del Dott. Michele CUCUZZA, noto giornalista televisivo, si susseguivano i numerosi interventi degli Illustri Relatori circa il delicato tema “dell’impatto delle nuove tecnologie quale strumenti di contrasto al crimine”.

E’ stato davvero interessante e formativo avvicinarsi alla conoscenza di siffatta attività investigativa, peculiarità della quale è indiscutibilmente la capacità di previsione e prevenzione del c.d. crimine “predatorio”.

In tale ampia categoria di reati possono essere ricondotti ad esempio gli “scippi”, le rapine, i furti d’auto e tutti quei reati che, posti a danno sia del patrimonio che delle persone, provocano “allarme sociale” nella cittadinanza ed un conseguente accrescimento, nonostante gli encomiabili sforzi profusi dalle forze dell’ordine, della percezione di “scarsa sicurezza”.

A fronte di quanto appena detto, l’introduzione del Dott. INNOCENZI, Segretario Generale Nazionale del CONSAP, è stata incentrata per l’appunto sulla necessità di investimento in termini di Sicurezza, illustrando i vantaggi che le nuove tecnologie hanno prodotto ma, soprattutto, che potranno produrre a seguito della loro applicazione più capillare sul territorio nella lotta al crimine.

Considerando, infatti, il “reato” perpetrato in danno di un cittadino come un “costo sociale”, lo “spendere” nella Sicurezza diventa fondamentale, non potendo certamente essere considerato come una “spesa sociale” ma un vero e proprio INVESTIMENTO per la cittadinanza intera.

Il Dott. INNOCENZI, nel concludere il proprio intervento, ha individuato quale soluzione alla problematica degli scarsi investimenti e dell’atavica carenza di Personale da impiegare nella Sicurezza Pubblica, la RAZIONALIZZAZIONE DELLE FORZE concludendo la sua introduzione con :BUONA TECNOLOGIA COMPORTA MIGLIORE SICUREZZA”.

Successivamente è intervenuto il Dirigente Nazionale CONSAP, il Dott. ELIA LOMBARDI, il quale ha focalizzato maggiormente l’attenzione sui c.d. crimini “predatori”, evidenziando in particolare la natura e come gli stessi non possano essere considerati delitti d’impeto ma seguano invece delle dinamiche ben precise.

Richiamando l’intervento del Dott. INNOCENZI, ha evidenziato come negli ultimi anni i Centri di Ricerca stiano tentando di prevenire il Crimine attraverso l’applicazione di veri e propri software in grado di segnalare sia i luoghi nei quali il soggetto criminale costantemente attua la propria attività delinquenziale che le fasce orarie in cui tali reati vengono posti in essere.

Questi software, infatti,  incamerano dati provenienti dalle diverse Procure e Commissariati relativi al numero di querele presentate e delitti denunciati per zona, oltre ad informazioni acquisite dai cittadini che vivono nell’area sottoposta ad analisi. Di fondamentale importanza diventa, quindi, oltre che l’utilizzo delle nuove tecnologie, anche la COLLABORAZIONE tra Forze dell’Ordine ed i Cittadini, i quali assumo il ruolo di vere e proprie “sentinelle della legalità”.

In particolare, si è sottolineato come nella città di Napoli, presa a modello come Trento e Milano, l’applicazione di un vero e proprio algoritmo abbia determinato una diminuzione quasi del 50% delle rapine. Si rammenta come queste ultime vengano per lo più poste in essere in danno di turisti i quali, spaventati, anticipano spesso il loro rientro nelle terre d’origine, con inevitabili ripercussioni economiche per il Turismo, sia a carattere locale che nazionale.

Ma torniamo a Noi.

Com’è possibile che un algoritmo possa avere una tale incidenza?

Considerando ad esempio la rapina, che rientra nella tipologia di reati “predatori”, i quali, come già detto, sono caratterizzati non da impulsività ma da ragionamento e medoticità del reo, è stato possibile effettuare una “mappatura” della città con conseguente individuazione delle c.d. “zone di caccia”, ossia quei luoghi in cui abitualmente i malviventi compiono le proprie attività criminose. In secundis, attraverso un apposito screening ed una conseguente analisi delle denunce presentate dai cittadini e delle informazioni fornite dagli stessi, è stato possibile individuare, oltre le zone, anche le fasce orarie in cui un determinato reato viene commesso.

La PREVISIONE è fatta.

Prevedendo quindi la commissione di un determinato tipo di reato, attraverso tali programmi informatici, è possibile effettuare un’efficace attività di PREVENZIONE favorendo l’intervento degli operanti che da followers potrebbero tramutarsi in leaders nell’eterna lotta tra “guardie e ladri”.

Previsione e prevenzione determinano quindi un’ottimizzazione degli sforzi profusi dalle Forze dell’Ordine e, pur non intervenendo sulla ormai nota problematica della carenza di mezzi e risorse che affligge i vari Corpi di Polizia, sarà quindi possibile ridurre notevolmente l’incidenza del crimine predatorio sulla sicurezza dei cittadini.

Con l’individuazione delle c.d. “zone di caccia”, infatti, il Personale di Pubblica Sicurezza sarà in grado di incentrare le proprie forze in quel territorio e prevenire così eventuali azioni criminali.

Dopo gli interventi della Dott.ssa Marina PERROTTA, Direttore Commerciale di X Servizi, Società che a Napoli ha sviluppato degli algoritmi che sono stati in grado di evidenziare le “zone di caccia”, oltre a progettare una app che trasformerebbe davvero i cittadini in vere e proprie “sentinelle della legalità”, dell’On. Michele BALDI, Capogruppo Lista Civica Zingaretti, il quale ha evidenziato la necessità da parte delle Istituzioni di investire nella Sicurezza, ha preso la parola il Dott. Francesco TAGLIENTE. Quest’ultimo, Servitore dello Stato dal lontano 1967, quando entrò per la prima volta nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza per poi operare presso la Squadra Volante della Questura di Roma, durante gli anni settanta caratterizzati dalla strategia della tensione, ha ricoperto numerosi incarichi, tra i quali quello di Questore della Provincia di Firenze prima e della Provincia di Roma poi, è stato poi nominato Prefetto di Pisa ed ha altresì diretto l’ufficio Ordine Pubblico del Ministero dell’Interno, nel quale ha coordinato e pianificato le misure di sicurezza in occasione dei Grandi Eventi ospitati in Italia.

Un uomo che ha ricoperto tutti gli incarichi nell’Amministrazione della P.S. e che conosce perfettamente i problemi che quotidianamente incontra l’Agente sul territorio.

Ebbene il Dott. TAGLIENTE, nel suo brillante intervento, ha sottolineato che già da diversi anni invocava l’applicazione di algoritmi e software per la prevenzione e repressione del crimine nel territorio nazionale, come da tempo accade negli Stati Uniti.

Egli, però, propone una componente da aggiungere necessariamente all’algoritmo, il Partenariato Territoriale, costituito dai rappresentanti di tutte le categorie della società civile, che costantemente dovrebbe riunirsi per denunciare abusi e crimini ed invocare sicurezza alle Istituzioni.

Il Convegno si è concluso con l’intervento del Dott. NAPOLEONE, Presidente della FEDERPOOL, che ha auspicato un maggiore e deciso intervento delle Istituzioni nella lotta al crimine anche in collaborazione con i 1.300 investigatori privati che rappresenta, e degli esponenti delle diverse anime della società civile che maggiormente subiscono danni dall’attività delinquenziale: tabaccai, farmacisti ed albergatori.

Il Dott. BERNOCCHI, Presidente del Sindacato Tabaccai, Sezione Roma, ha dato la disponibilità di categoria per l’adozione di tutte quelle “attenzioni”, tecnologiche e non, finalizzate ad un’assoluta partecipazione collaborativa all’attività di pubblica sicurezza posta in essere dalle Forze dell’Ordine. Sulla stessa lunghezza d’onda sia il Dott. ANNETTA, membro dell’Ordine dei Farmacisti, che il Dott. TANZILLI, Direttore Generale Federalberghi Roma e Lazio, strutture, quest’ultime, aperte H 24 365 giorni l’anno e che potrebbero fornire informazioni ed un supporto concreto all’attività di prevenzione posta in essere dagli Operanti.

Conclusioni del convegno del Segretario Generale Nazionale Aggiunto Dott. Sergio Scalzo che ha sintetizzato l‘importanza delle tecnologie quale sussidio nelle attività di Polizia e il ruolo fondamentale di collaborazione dei cittadini .

Le Nuove Tecnologie, quindi, sono lo strumento in grado di prevenire efficacemente le azioni  criminali ed aiutare i cittadini a vivere serenamente  le loro giornate.

PREVENZIONE e PREVISIONE in grado di garantire meno reati, più sicurezza ed un ausilio concreto per arrivare quanto prima alla risoluzione delle lungaggini e degli ingenti carichi processuali che normalmente, durante lo svolgimento della nostra attività professionale di Avvocati, riscontriamo sia nelle Procure che nei Tribunali nazionali.

Togliendosi la Toga che viene indossata nelle Aule di Giustizia, ciò che stride con tutti questi sforzi sono le scelte delle Istituzioni.

Le Autorità Governative, infatti, non solo non investono in PREVENZIONE E PREVISIONE ma, con delle scelte politiche discutibili, introducono degli istituti giuridici quali la Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis c.p., la Depenalizzazione di numerosi reati e lo Svuota Carceri, in grado di alimentare nel cittadino la sensazione di insicurezza e nel criminale l’idea di non essere condannato e comunque di non scontare la pena eventualmente irrogata.

STUDIO LEGALE DE IURE

Momenti del convegno sulle tecnologie all'Università Telematica Pegaso

Ultime ! Riordino delle Carriere della Polizia di Stato, ultime fasi! Punto per punto cosa accadrà, ecco il documento di sintesi della bozza presentata dall’Amministrazione. Esprimi la tua opinione sulla tabella sondaggio gradimento

Documenti di sintesi sul Riordino Carriere della Polizia di Stato

Documenti di sintesi sul Riordino Carriere della Polizia di Stato

La “revisione dei ruoli della Polizia di Stato” passa alle fasi conclusive!
Ecco l’ultimissima bozza di riordino della Polizia di Stato, presentata dalla nostra amministrazione il 31 maggio e  che verrà discussa il 1 giugno dai Sindacati con il capo della Polizia. Vi alleghiamo la bozza, ricordiamo che bisogna fare tutto entro la fine di giugno per non fare scadere i termini. Ma cerchiamo di capire quali sono i punti salienti di questa ultima proposta  e come potrebbero influire sulla futura vita lavorativa dei Poliziotti. Premettiamo che il riordino riguarda tanto i ruoli ordinari che quelli tecnici, con modalità assolutamente analoghe.

  • La somma disponibile per la Polizia per il riordino è di 36 milioni totali. 27 destinati ad Agenti e Assistenti; 9 milioni a Sovrintendenti e Direttivi;
  • Rideterminazione della pianta organica effettiva della polizia di Stato con un aumento complessivo di 4.000 uomini, comprendente però anche l’assorbimento della Forestale. Di fatto più 6.000 uomini che espletano funzioni di Polizia e meno 2.000 nei ruoli tecnici;
  • Sono previsti, a regime, 4.000 sovrintendenti in più, 10.000 ispettori in più;
  • Per assistenti capo e corrispondenti ruoli tecnici è previsto un passaggio alla qualifica successiva, tramite concorsi semplificati, di 24 mila persone entro 5 anni e di circa 18/19 mila entro 10 anni;
  • Previsto il diploma di scuola superiore per diventare poliziotti e corrispondenti ruoli tecnici;
  • Per i ruoli apicali con funzioni di Polizia e corrispondenti ruoli tecnici è previsto l’assegno per incarico speciale. Per Assistenti capo con almeno 10 anni di anzianità, Sovrintendenti Capo e Sostituti Commissario con almeno 4 anni di anzianità nella qualifica. Per gli Assistenti Capo viene quantificato in circa 40 euro mensili, per  i Sostituti Commissario circa 80 euro netti mensili, per i Sovrintendenti  circa 60 euro;
  • Passaggio dal Ruolo Agenti/Assistenti a quello Sovrintendenti con modalità uguali a quelle dell’ultimo Concorsone da Vice Sov., il 60% riservato agli Assistenti Capo anziani e il 40% a tutti gli altri.
  • Entro 5 anni passaggio di 5.500 Sovrintendenti nel ruolo Ispettori. Di questi 3.800 sarebbero riservati a chi è diventato Sovrintendente prima dell’ultimo Concorsone, e di questi 3.800 la metà ai Sovrintendenti Capo;
  • Passaggio ad Ispettore Superiore mediante ruolo aperto, per gli Ispettori Capo con almeno 9 anni nella qualifica. Da sottolineare che 5.500 ispettori Capo già dal primo gennaio dall’anno prossimo passeranno Ispettori Superiori;
  • I tempi di passaggio da Ispettore Superiore a Sostituto Commissario si riducono da 15 a 10 anni;
  • Istituzione del Ruolo Direttivo, cui possono accedere i Sostituti Commissari e per il 20% anche gli appartenenti alla qualifica Ispettori in possesso almeno della laurea triennale;
  • Rimodulazione della carriera dei funzionari di Polizia, articolata in posizioni direttive e dirigenziali e nel ruolo unico dei funzionari e nel ruolo direttivo, in relazione alle differenti modalità di accesso, rispettivamente con laurea specialistica e laurea triennale.Documento di Sintesi della Bozza di Revisione
    Documento di Sintesi della Bozza di Revisione - Riordino delle Carriere della Polizia di Stato

Si ringrazia per la stesura della presente news il Segretario Generale CONSAP della città di Palermo Igor Gelarda.

 

 

 

(Adnkronos) Omicidio Stradale, Innocenzi (CONSAP), correggere per non vanificare, il sindacato promuove una tavola rotonda sul tema e fa delle richieste

Incidente StradaleRoma, 18 mag. (AdnKronos) – -Salvaguardia del concetto di equità e maggior tutela per le attività di soccorso pubblico e pronto intervento: queste le richieste della Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia formulate oggi nell’ ambito del convegno sul tema Omicidio Stradale, tra luci ed ombre, organizzato dalla segreteria provinciale di Roma della Consap presso la sede romana dell’ Università Pegaso. Durante la tavola rotonda i relatori hanno convenuto sulla necessità di un adattamento della norma, approvata meno di due mesi fa dal Parlamento, ricalcando la linea tracciata nell’ intervento di saluto di Giorgio Innocenzi, segretario generale della Consap, che ha sottolineato il paradosso di modificare una legge appena introdotta ma anche la necessità che “si sappia intervenire presto per migliorare quanto c’è da correggere allo scopo di non vanificarne la portata innovativa degna di un paese civile come il nostro”.  Il dirigente del Compartimento Polizia Stradale del Lazio Michele La Fortezza ha colto occasione di questo incontro con gli operatori per evidenziare la necessità di una crescita esponenziale degli aspetti investigativi: “La strada diventa la scena del crimine e come tale va investigata, per garantire giustizia a tutti i soggetti coinvolti. Un compito che cresce se consideriamo che in media, prima della legge sull’ omicidio stradale, solo il 15% dei sinistri stradali erano oggetto di attività di raccolta prove a scopo investigativo“. (segue)

(Sin/AdnKronos) ISSN 2465 – 1222 18-MAG-16 17: 35

ADNKronosOMICIDIO STRADALE: INNOCENZI (CONSAP) , CORREGGERE PER NON VANIFICARE (2)

(AdnKronos) – Si è entrati poi nel dettaglio con la relazione del segretario nazionale della Consap Stefano Spagnoli che ha auspicato una maggiore informazione in merito ad una normativa che racchiude potenzialità tali da cambiare per sempre la vita di una persona, richiamando anche un suo recente intervento presso il ministro dell’ Interno per prevedere esimenti per chi opera in emergenza sia essa di polizia o di soccorso pubblico. “Come operatori abbiamo fortemente voluto questa legge – ha chiosato Spagnoli – è un grande successo che necessita solo di piccoli correttivi”.  Il legale dell’ Associazione Vittime della Strada, avvocato Gianmarco Cesari, ha dato voce, per così dire, alle vittime analizzando i molti casi in cui fino ad oggi questi processi si erano conclusi con l’ amarezza e la sensazione di aver subito un’ ingiustizia. “Questa ritrovata giustizia – ha detto – può passare solo per la professionalità dell’ autorità di Polizia Giudiziaria il suo lavoro investigativo nella flagranza diventa fondamentale, per le vittime ma anche per i colpevoli che rischiano anni di carcere e di sospensione della patente con tutte le conseguenze che questo comporta”.  Gli interventi del rettore dell’ Università ed ex ministro dei trasporti nel governo Prodi professor Alessandro Bianchi, quello del magistrato Arcibaldo Miller e la relazione del consigliere forense avvocato Donatella Cerè hanno portato al dibattito contributi importanti che sono stati sintetizzati nelle conclusioni dei dirigenti della segreteria provinciale Consap di Roma: Massimo Vannoni, Gianfranco Rosati e Gianluca Guerrisi.

(Sin/AdnKronos)

Convegno Pegaso - Omicidio Stradale - Michele CucuzzaConvegno Pegaso - Omicidio Stradale - Il Rettore Prof. Alessandro BianchiConvegno Pegaso - Omicidio Stradale - Il Dirigente del Compartimento Polizia Stradale Lazio Michele La FortezzaConvegno Pegaso - Omicidio Stradale - Avvocato Donatella CerèConvegno Pegaso - Omicidio Stradale - Gianfranco Rosati CONSAPConvegno Pegaso - Omicidio Stradale - Il Magistrato Arcibaldo Miller e il dr. Giandomenico ProtospataroConvegno Pegaso - Omicidio Stradale - Avv. Gianmarco Cesari

Polizia, stipendio di 1 euro, interrogazione parlamentare dell’On.le Rampelli

On.le Fabio Rampelli di FdI - Alleanza Nazionale autore dell'interrogazione parlamentare

On.le Fabio Rampelli di FdI – Alleanza Nazionale autore dell’interrogazione parlamentare

Pubblichiamo l’interrogazione parlamentare presentata dall’On.le Fabio Rampelli (FdI-Alleanza Nazionale) al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministro dell’Economia e delle Finanze, relativa all‘importo minimo comunque corrisposto agli aventi diritto, disponendo che gli eventuali conguagli o importi a debito dovuti dai medesimi siano rateizzati.
AL MINISTRO DELL’ INTERNO
AL MINISTRO DELL’ ECONOMIA
Premesso che
Lo scorso 24 aprile c.a. un poliziotto romano di 52 anni, in servizio presso l’Ispettorato di P.S. Palazzo Chigi, padre di tre figli, si è visto accreditare sul suo statino paga: stipendio del mese di aprile netto a pagare euro 1. La stessa identica sorte è toccata ad un Ispettore della Polizia in servizio presso un Consolato negli Stati Uniti con a  carico perfino  un figlio disabile al 100%.  La vicenda, che ha dell’incredibile, nasce perché i due poliziotti avrebbero avuto un conguaglio a debito verso l’amministrazione. Un debito involontario, nato dal fatto che in questi ultimi mesi gli erano state accreditate somme in più nello stipendio, somme di cui i dipendenti non si era accorti. Debito che il Dipartimento della pubblica sicurezza, una volta individuato, avrebbe potuto dilazionare, come chiesto dal sindacato di polizia Consap che ha denunciato tale vicenda ed era intervenuta per evitare quello che poi è accaduto.
Che, purtroppo tale caso rientra in una casistica sempre più frequente. Del fatto ne hanno ampiamente parlato i mass media. Sempre la Consap segnala che tali episodi sono molto frequenti anche presso lente previdenziale INPS; di recente un pensionato si è visto consegnare il cedolino della sua pensione di una mensilità di 3 euro, ed effettivamente tali casi sono reperibili in rete da chiunque. Che le reiterate violazioni non costituiscono meri errori di conteggio ma una vera e propria disattenzione e violazione di legge commesse da parte dei soggetti preposti alle erogazioni degli emolumenti.
E evidente che non è concepibile un totale azzeramento dello stipendio che pregiudica gravemente le condizioni essenziali di sopravvivenza; l’Amministrazione in genere, Stato, INPS, enti pubblici  hanno l’obbligo di rispettare il minimo garantito per la sopravvivenza.
Che è fatto oramai noto che questo non avviene poiché le detrazioni, i conguagli ed eventuali pignoramenti vengono operati  in automatico mediante sistemi informatizzati,  senza controllo e senza responsabilità da parte dell’ente. Che sempre nel mese corrente  (aprile), ad una docente in pensione F. B. per un conguaglio effettuato da parte dell’Inps, gli sono stati accreditati 440 euro di pensione e quest’ultima non ha potuto pagare le spese ordinarie per il mese corrente comprese le medicine, essendo invalida per 2/3. Per tale ragione uno studio legale romano ha dovuto intimare diffida al Direttore Generale dott. Crudo, per poter avere contezza e rispetto della legge vigente.
Lo Stato e lente previdenziale nel caso delle pensioni, dovrebbero per primi garantire il rispetto delle norme tutelando il lavoratore, in quanto la nostra Costituzione prevede che l’attività della Pubblica Amministrazione deve sempre perseguire l’interesse generale e soprattutto deve essere legittima.
La riforma intervenuta lo scorso anno, con il d.l. n. 83/2015 e relativa legge di conversione, ha introdotto diverse e sostanziali novità in materia di pignoramenti di pensioni e stipendi modificando il limite storico fissato dall’art. 545 c.p.c. e individuando (in rialzo) sia le soglie d’impignorabilità della pensione in generale che quelle di stipendi e pensioni accreditati sul conto corrente pignorato. Con riferimento al pignoramento delle pensioni, l’art. 13 del d.l. n. 83/2015 ha introdotto un nuovo comma all’art. 545 c.p.c. prevedendo che le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge.
Pertanto le trattenute secondo le normative enunciate a qualsiasi titolo sono da ritenersi illegittime  e comunque in ogni caso non possono superare i limiti imposti dalla normativa vigente, al fine di garantire le essenziali condizioni per la sopravvivenza dell’avente diritto. Nella fattispecie Anche la Corte Costituzionale si è pronunciata in tale senso, stabilendo il minimo garantito di 525,89.

Per le ragioni suesposte si interrogano i ministri sopra citati al fine di individuare eventuali responsabili e sensibilizzare i funzionari preposti al rispetto delle norme in materia.

Atto Parlamentare – Camera Deputati
Interrogazione a risposta scritta 
Interrogazione Parlamentare On.le Rampelli - FdI - Alleanza Nazionale

Interrogazione Parlamentare On.le Rampelli – FdI – Alleanza Nazionale

Omicidio stradale, convegno Università Pegaso e Consap: una legge tra luci e ombre, notizie e video LaPresse

Convegno sull'omicidio stradale, "tra luci e ombre" organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Riportiamo il lancio agenzia informazione di stampa che ha seguito in diretta il convegno.

Roma, 18 mag. (LaPresse) – E’ in corso nella sede dell’Università telematica Pegaso a Palazzo Bonadies Lancellotti, in via San Pantaleo a Roma, il convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia), in collaborazione con l’Università Telematica Pegaso. Il Convegno, al quale parteciperanno, tra gli altri, il Rettore Prof. Alessandro Bianchi, l’Ing. Sergio Dondolini -Direttore Generale Sicurezza Stradale del Ministero Infrastrutture e Trasporti, il Dirigente Polstrada Giandomenico Protospataro, l’Avv. Gianmarco Cesari in rappresentanza dell’Ass. Italiana Familiari Vittime della Strada e il Dott. Giorgio Innocenzi, Segretario Generale della Consap, ha l’obiettivo di accendere i riflettori su una legge da tanto tempo invocata che se da un lato ha colmato una evidente lacuna del nostro Codice Penale, introducendo una fattispecie di reato insufficientemente punita, dall’altro presenta molte incognite in via applicativa, anche alla luce di una giurisprudenza non ancora consolidatasi. Scopo del convegno è quello di chiarire se la legge, oltre a garantire un più elevato livello di giustizia, possa essere una valida risposta anche sul fronte della sicurezza stradale, poste le modifiche apportate anche al Codice della strada.

Egr

 

Clicca sul link e sull’immagine per vedere il video

Video LaPresse sul Convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Video LaPresse  sul Convegno sull'omicidio stradale, "tra luci e ombre" organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Video LaPresse sul Convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Polizia, il caso dello stipendio di 1 euro, il parere dello Studio Legale De Iure, violato il diritto fondamentale del lavoratore

Polizia, il caso dello stipendio di 1 euro, il parere dello Studio Legale De Iure, violato il diritto fondamentale del lavoratore

Polizia, il caso dello stipendio di 1 euro, il parere dello Studio Legale De Iure, violato il diritto fondamentale del lavoratore. Nella foto da sinistra l’Avv. Palamenghi e l’Avv. Pittella

A seguito di un articolo-denuncia pubblicato dal quotidiano “Il Giornale d’Italia”, lo studio legale DE IURE intende esprimere un proprio commento che esula dal tecnicismo giuridico proprio dell’Avvocato ma intende denunciare la gravità di questa vicenda che viola ogni diritto fondamentale del lavoratore, in totale spregio della nostra Carta Costituzionale.
Ebbene, l’art. 36 della nostra Costituzione sancisce che: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
E’un principio fondamentale e spetta alle Istituzioni garantire il rispetto di questo diritto e non solo a parole.
Non è sufficiente inserire i famosi 80 euro in aggiunta al salario mensile o disporre nella Legge di stabilità 2016, il comma  548 speties, che riconosce al personale non destinatario di un trattamento retributivo dirigenziale un contributo straordinario pari a 960 euro su base annua se poi si verificano episodi come quello che ci accingiamo a commentare.
Che le forze dell’ordine di ogni genere e grado siano costrette, sempre più di questi tempi,  a “sorridere fra le fiamme ” è, a ben vedere, un comune denominatore cui ogni agente od ufficiale deve abituarsi.
Ebbene sì, infatti, oltre alla divisa, alle mostrine ed al rispetto gerarchico, sempre più le nostre forze dell’ordine devono abituarsi a “sorridere fra le fiamme” che, tutto intorno, ardono e consumano fino a lambire quei baluardi di dignità, onestà, integerrimità, senso del dovere, onore che la divisa indossata dai singoli uomini e donne rappresenta.
Un peso, questo, alleviato dall’ironia e dalla buona volontà di quei, sempre meno, volenterosi che intervenendo di propria iniziativa fanno in modo non solo, che le cose vadano ma, soprattutto, che i cittadini non perdano il rispetto del ruolo istituzionale che rappresenta la divisa indossata.
Ecco dunque di storie che, fra il serio ed il faceto, serpeggiano negli spogliatoi, fra le docce o meglio nelle pause caffè, di quel collega che è rimasto a secco con la macchina, dei furgoni adibiti al trasporto dei detenuti, con così tanti chilometri, che il conta chilometri è ritornato a zero, delle gomme così lisce, che due gocce sul fondo bagnato, rendono l’aderenza simile a due saponette, oppure di quella macchina rimasta in panne nel bel mezzo di un inseguimento.
Eppure, nonostante tutto, si trovano pezzi di sostituzione, trovi la tanica di emergenza, si chiama il carro attrezzi e con un occhio chiuso, ironia e frustrazione si va avanti fino a quella risata con i colleghi mentre la macchina del caffè automatico, fra mille rumori orrendi, eroga quella bevanda nera bollente. Poi che la stessa abbia troppo, ovvero troppo poco, zuccherato i tuoi 5 minuti di svago ciò basta a far andare la mente al nuovo ordine di servizio, fino a quando.
Ecco, fino a quando ti imbatti in notizie analoghe a quella in commento per cui il caffè non basta più a distrarti, il sorriso e lo sfottò sono superati dal senso di amarezza e quel sorriso nonostante tutto cessa, ed il pensiero corre al collega.
E sì, perché in un mondo come quello in cui stiamo vivendo, quello che è toccato al collega oggi, domani potrebbe toccare a chiunque, perfino a te che stai leggendo in questo momento il presente articolo cercando di capire:
1. Quanto manchi alla fine;
2. A cosa porterà questa ironia;
3. Quanto tempo manca a riprendere il servizio;
4. A che ora esce il ragazzino da scuola;
5. Che mangio a pranzo;
6. Quanto stipendio manchi alla fine del mese.
La rabbia dunque prende il posto della ricercata spensieratezza e le domande cominciano ad affollare sempre più il proprio animo.
Man mano che le parole scorrono sul foglio di giornale che si tiene fra le dita, queste formano concetti strani, instillando la convinzione a cui non si vuole proprio credere: “fuoco amico”.
Chi deve tutelare un agente nell’esercizio delle proprie mansioni è proprio quello che calpesta deliberatamente i propri diritti, la propria dignità.
Lo statino di 1 euro questo, del resto, rappresenta: un insulto alla professionalità dell’agente che, nonostante tutto, ha lavorato nel mese di aprile; un agente che, nonostante tutto, ha progettato per la sua famiglia; un agente che, nonostante tutto, è andato avanti, pur segnalando l’errore, e, nonostante tutto, è stato calpestato nella sua buona condotta.
Buona condotta che, proprio nonostante tutto, lo ha portato a fare un ravvedimento operoso per interrompere, dapprima, l’errore dell’amministrazione, e colmare il debito, poi.
Ma qui, al contrario di qualsiasi altra repubblica africana o centro americana, siamo in Italia, ed in particolare siamo in contatto con la burocrazia italiana.
È vero che analogamente alle aree geografiche indicate abbiamo un governo delegittimato, perché mai eletto, che impone modifiche, calpesta diritti sindacali, modifica la Costituzione a suo personalissimo piacimento.
È vero che, analogamente alle aree geografiche indicate, i ministri si chiudono nei rispettivi palazzi sfuggendo al confronto con la realtà cercando di nascondere la loro poltroncina dietro un velo,  apparendo solo per lodarsi dietro una scrivania di azioni altrui ed evitando, accuratamente, di uscire allo scoperto per non essere riconosciuti e contestati come incapaci di gestire la cosa pubblica o, peggio, di riportare due uomini a casa.
Per quest’ultimo argomento nulla c’è di preoccupante, i due ragazzi stanno bene e sono in vacanza da quattro anni circa, o almeno questo è quanto ci viene detto, viceversa, per quanto riguarda il primo degli aspetti menzionati, l’incapacità di gestire la cosa pubblica, quale migliore esempio rispetto a quello in commento.
Il cedolino di un dipendente della Polizia di Stato in forze proprio al Parlamento che, nonostante lo spontaneo ravvedimento operoso, è defalcato ad 1 € questo rappresenta; ovvero, l’incapacità dell’amministrazione di evitare che una cosa simile accadesse, l’omissione da parte delle istituzioni di adeguata vigilanza su i diritti dei lavoratori, il disprezzo per il senso del dovere e di abnegazione.
Un gabinetto ministeriale ormai troppo distante dalla realtà quotidiana e dai problemi dei suoi primi dipendenti: le forze dell’ordine, appunto, e non la propaganda stile Luigi XIII° per rasserenare il popolo con promesse al sapore di brioche.
È pur vero che con un euro oggi la brioche la si compra, il problema è che avanza sempre di più troppo mese dalla fine dello stipendio.
Del resto, a partire dall’amministrativa che ha consegnato lo stipendio, risalendo la catena di comando, e man mano su, fino ad arrivare alla segreteria del ministro, se non fossimo in contatto con la burocrazia italiana, si avrebbe qualche responsabile a cui attribuire 1 euro di stipendio per l’errore compiuto, ma invece.
Invece abbiamo un uomo che non può rispettare le promesse fatte alla propria famiglia, abbiamo un lavoratore frustrato di un mese di lavoro privo di retribuzione e di un padre che nel mese di aprile ha sottratto deliberatamente il tempo alla propria famiglia. Abbiamo, tuttavia, un professionista che non rimpiange di aver servito il proprio paese, di uomo che non rivendica il proprio tempo con la propria famiglia, di un poliziotto che, nonostante tutto, continua a “sorridere fra le fiamme” e va avanti con la dignità di sempre a cui, semmai, dovrebbe essere dato un euro in più per il manifesto senso del dovere.

Un cittadino che subisce una grave violazione dell’art. 36 della nostra Costituzione.

 

Studio Legale De Iure

Avv. Vittorio PALAMENGHI                                             

Avv. Pasquale PITTELLA                                                         

Avv. Patrizio Maria MANTOVANI                                                                                                        

Avv. Maria Teresa GUERRISI                                                         

Avv. Evandro PESCI

Avv. Valerio CRESCENZI

 

L’Abbraccio, il monumento ai Caduti delle Forze dell’Ordine, il prossimo 21 novembre a Roma, P.zza Della Libertà, il ricordo con legge regionale

Il Monumento ai Caduti delle Forze dell'Ordine collocato a Roma P.zza Della Libertà, nel quartiere Prati

Il Monumento ai Caduti delle Forze dell’Ordine collocato a Roma P.zza Della Libertà, nel quartiere Prati

A Piazza Della Libertà, a Roma, nel Quartiere Prati è collocata una scultura dedicata a tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per la difesa dei valori della pace e della libertà.
Abbiamo voluto chiedere, al dr. Fabrizio Locurcio, come nasce l’idea del monumento e gli sviluppi della complessa e travagliata richiesta, fino al giorno dell’inaugurazione.

La scultura interamente realizzata in travertino dal titolo “l’abbraccio” rappresenta un grande abbraccio di conforto simbolicamente rivolto alle vittime cadute ma anche un fraterno abbraccio a tutte le famiglie che piangono i loro cari. L’immagine di ciò che rappresenta  è lasciata ad ognuno di noi, evocando la Madonna o Gesù per i cattolici ma anche semplicemente una mamma che stringe a se il proprio figlio.  Come tutti i traguardi importanti della vita che trasmettono sentimenti intensi di commozione, la nascita di un figlio, un matrimonio, una laurea ecc. quando sono tanto sofferti e lunghi, l’istante in cui si vive tale momento diventa  fugace, e non si riesce ad assaporare in pochi minuti, la conquista raggiunta. Il promotore dr. Fabrizio Locurcio dichiara: “Personalmente ho pensato nel lontano 2006, di rendere omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la vita per lo Stato e per la democrazia di questo Paese”. “A seguito di una visita che ho fatto presso il Sacrario, all’interno dell’Istituto Superiore di Polizia a Roma, nel quale vi sono migliaia di targhe commemorative dei colleghi della Polizia di Stato morti nell’adempimento del dovere, ho ritenuto che meritassero una attenzione ed un riconoscimento pubblico, ben visibile a tutti i cittadini, per non dimenticare chi ha sacrificato la vita, anche dopo il funerale e la conseguente disperazione familiare del compianto scomparso, dopo i solenni saluti istituzionali e soprattutto dopo il breve momento che i mass media riservano ai nostri caduti”.
Tale prolungato sforzo di comunione ha finalmente avuto il suo apice e tangibile segnale di pace e di speranza, iniziato nel lontano 2007 con la richiesta di audizione dell’Associazione Argos presso il Consiglio del Municipio XVII. Con l’approvazione da parte dell’attuale Municipio I, nessuno pensava di poter riuscire nell’impresa, in quanto la documentazione e i costi, soprattutto per un privato, sono enormi per collocare e realizzare un opera in una piazza centrale della Capitale.   Infatti i successivi sette anni sono stati necessari per reperire ogni tipo di documento, progetto, bozze della statua, approvazioni tecniche del Comune di Roma e soprattutto i fondi per realizzarla! Abbiamo chiesto aiuto alle Istituzioni, le stesse per le quali i colleghi hanno perso la vita, gli enti pubblici, ecc. riscontrando difficoltà abnormi per importi di sole alcune migliaia di euro.  Solo nel 2013 siamo riusciti a coinvolgere cittadini privati in questa iniziativa che ha permesso il finanziamento della statua, ossia: la Comecel di Aprilia, Pratesi di Roma; Reale Mutua Assicurazioni, Travertini S. Peter 96 di Poggio Moiano, oltre alla Rem Restauri Edili Monumentali di Umberto Iandolo per i lavori del basamento durati oltre un mese. Finalmente e con grandissima fatica il 21 novembre 2014, in pieno centro a Roma in piazza della Libertà, un nome che rievoca il sacrificio di chi ha difeso questo valore, a due passi da piazza del Popolo, è finalmente tutto pronto, anche la Fanfara della Polizia di Stato e i reparti d’onore della Polizia di Roma Capitale. Uno scenario da film americano, commovente e straziante, quando il promotore Fabrizio Locurcio, mediante l’Associazione Argos e la rivista Atlasorbis da lui diretta, presente lo scultore Giorgio Bisanti, con alcuni familiari delle vittime, hanno ricordato quante migliaia di colleghi hanno sacrificato la loro vita per la collettività. Una cerimonia molto sentita e partecipata da centinaia di passanti, cittadini e appartenenti alle Forze dell’Ordine in divisa e non. L’unica nota dolente, è stata, la totale assenza delle Cariche dello Stato, di quelle Governative, dei quasi mille parlamentari, di esponenti della politica nazionale che tanto amano le Forze dell’Ordine in televisione e sulla carta stampata. Sicuramente gli impegni precedentemente assunti erano da ritenersi di maggiore importanza, ma i giornalisti stupiti e presenti sul posto, si sono chiesti se tra i numerosi impegni istituzionali della politica, esiste un impegno più solenne e rilevante di rendere omaggio a coloro i quali hanno sacrificato la vita per lo Stato? Personalmente ritengo che un monumento fatto e voluto dai cittadini rappresenti è espressione massima della vicinanza dello Stato, essendo quest’ultimo espressione e formazione del popolo e dei cittadini; la politica agisce solamente per rappresentanza e delega della collettività! Tale principio è stato probabilmente recepito l’anno successivo, ovvero nel 2015, alla prima commemorazione e deposizione di una corona d’alloro, alla presenza dei vice Presidenti delle Camere, il Senatore Maurizio Gasparri e l’On. Luigi Di Maio, che hanno partecipato con sentita commozione alla cerimonia. Vedere cittadini e familiari delle vittime che rendono omaggio al monumento, ha indotto il dr. Giorgio Innocenzi, Segretario Generale della Consap ad inviare una missiva agli organi di Governo della Regione Lazio, nella quale si richiede di riconoscere al monumento ai caduti delle Forze dell’Ordine (ossia alla data di inaugurazione), la solennità istituzionale che merita, mediante l’approvazione dell’iter normativo di una legge regionale per indicare la giornata dedicata ai caduti ogni 21 novembre! Con grande entusiasmo e attenzione, il Capo gruppo della lista civica Zingaretti, On. Michele Baldi, ha immediatamente dato avvio alla procedura, prevedendo per il riconoscimento della stessa, tempi brevi ed un evento istituzionale per il prossimo 21 novembre in piazza della Libertà! Un appuntamento riservato a tutti coloro che ancora vedono nelle uniformi i colori di un progetto italiano, lo spirito vivo di una Nazione, il desiderio di rinnovata aggregazione sociale, la rappresentazione dell’idea di patria che non deve morire, considerato anche l’alto valore simbolico dell’opera e quello che rappresenta e rappresenterà per le generazioni presenti e future. “Un atto dovuto per non dimenticare chi ha sacrificato la loro vita per intere generazioni di noi cittadini e per lo Stato”.
L’Associazione Argos (con la collaborazione del Segretario Generale Aggiunto di Roma della CONSAP e appartenente al Direttivo ARGOS Gianluca Guerrisi che ha curato alcuni aspetti della comunicazione mediatica) ha fatto fronte con spese personali del Direttivo con la Prof. Franca Brusa, l’Ispettore Guglielmo FrascaUgo Scialdone, il dr. Terenzio D’Alena, che hanno acquistato con soldi propri anche le targhe dedicatorie oltre a sobbarcarsi tutti i costi del lunghissimo iter amministrativo.
Servizio fotografico esclusivo all’ evento monumento di Alberto Di Gennaro.

dr. Fabrizio Locurcio
Responsabile Sportello del Poliziotto CONSAP

 

Armi, Forze di Polizia: esonero dalla certificazione per l’idoneità psicofisica, ecco il decreto che introduce l’attestato di servizio in luogo del certificato medico per il rilascio del porto d’arma per difesa personale per gli appartenenti alle Forze di Polizia, firmato dal Ministro della Salute

Armi e la LeggeSi riporta il Decreto del Ministero della Salute del 5 Aprile 2016 che modifica il Decreto del Ministro della Sanità del 28 Aprile 1998, concernente “Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso caccia e al porto d’armi per uso difesa personale“.
Il Decreto, esonera le Forze di Polizia dalla certificazione per l’idoneità psicofisica: utile, esclusivamente, che l‘ufficio d’appartenenza, attesti l’idoneità al servizio attivo e l’assenza di provvedimenti per il ritiro dell’arma.  Basta, dunque, all’obbligo di farsi certificare da un medico le caratteristiche che già il personale di Polizia ha per prestare servizio!

Ministro Lorenzin che ha firmato il Decreto

 

IL DECRETO A FIRMA DEL MINISTRO DELLA SALUTE
Scarica il Pdf !

Il Decreto del 5 Aprile 2016

Il Decreto del 5 Aprile 2016

Tutte le iniziative della CONSAP a sostegno della categoria, le tappe delle attività di sostegno:

https://consaproma.wordpress.com/2016/04/10/polizia-solo-attestazione-di-servizio-per-il-porto-darmi-modificato-il-decreto-del-ministero-della-sanita/

https://consaproma.wordpress.com/2016/03/14/armi-idoneita-psicofisica-per-le-forze-di-polizia-il-parere-delluomo-della-strada-brevi-osservazioni-del-dr-angelo-vicari/

https://consaproma.wordpress.com/2016/03/09/porto-darmi-certificato-di-idoneita-per-gli-agenti-di-p-s-il-parere-del-dr-edoardo-mori/

https://consaproma.wordpress.com/2015/09/17/licenza-di-porto-darmi-per-difesa-personale-per-il-personale-di-polizia-vittoria-consap-attestazione-di-servizio-in-luogo-del-certificato-medico-di-idoneita-psico-fisica/

https://consaproma.wordpress.com/2015/04/27/certificato-di-idoneita-psico-fisica-per-chiunque-detiene-armi-comuni-regolarmente-denunciate-e-non-e-in-possesso-di-alcuna-licenza-di-porto-darmi-ex-art-35-comma-7-del-testo-un/

https://consaproma.wordpress.com/2016/03/06/appartenenti-forze-di-polizia-licenza-di-porto-darma-per-difesa-personale-uso-caccia-o-attivita-sportiva-prossima-riunione-al-ministero-per-lesame-modifica-del-decreto-per-il-rilascio-ed-il-rin/

Omicidio Stradale, il Governo deve fare di più per pubblicizzare i rischi, lo dice il sindacato di polizia Consap

Stefano Spagnoli, Segretario Nazionale CONSAP

Stefano Spagnoli, Segretario Nazionale CONSAP

La Polizia mette in guardia per le nuove norme sull’omicidio stradale, lo afferma la Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia che plaude alla nuova legge ma sottolinea anche come la mancata previsione di specifiche di legge attenuative a carico di chi non è mai incorso in infrazioni possa rovinare totalmente la vita anche di chi commetta, per la prima volta, un atto omissivo alla guida.
“E’ di tutta evidenza che in questa azione di Governo, per prevenire i comportamenti criminali alla guida, sia comunque mancata un’adeguata pubblicità circa i rischi che si possono correre. L’introduzione di questo reato, l’omicidio stradale, ha dovuto superare molte resistenze in quanto viene ritenuto un “delitto borghese” ossia che può capitare a chiunque, ma da oggi si può pagare anche con fino a 18 anni di galera e la conseguente revoca per anni del titolo di guida – afferma Stefano Spagnoli Segretario Nazionale della Consap – non vengono infatti operate distinzioni fra condotte di guida criminali e occasionali atti omissivi che possano determinare vittime o lesioni gravi e gravissime.
Anche in un recente incontro al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per chiarire tutti gli aspetti della nuova normativa l’Amministrazione ha scelto come titolo dell’incontro “Sicurezza Stradale: ora non si scherza più!” ecco, crediamo, che questo slogan debba essere idealmente scritto a carattere cubitali.
La Consap mette in guardia i cittadini automobilisti ma anche le Forze di Polizia, che adesso rischiano la galera nel caso in cui anche a sirena accesa “brucino” un semaforo rosso o superino la linea di mezzeria continua provocando delle vittime e con il carcere con ripercussioni pesantissime sull’attività professionale. Ecco l’auspicio e che su queste fattispecie – conclude Spagnoli – si possa fare di più prevedendo correttivi di legge che possano contemperare la rapidità dell’intervento garantito dalle Forze dell’Ordine con il rischio, per quest’ultime, di incorrere nel reato di omicidio stradale, quindi nessuna esenzione da responsabilità ma si faccia in modo che il soccorso verso gli altri non possa determinare un così alto rischio professionale. Tematica questa che la Consap ha già sollevato all’attenzione del Ministro dell’Interno nell’incontro con i sindacati della polizia.

Polizia Stradale

Abuso e Maltrattamento all’Infanzia “come accogliere le rivelazioni del bambino”, corso organizzato dalla CONSAP Segreteria Nazionale

Abuso e Maltrattamento all'Infanzia "come accogliere le rilevazioni del bambino", corso organizzato dalla CONSAP Segreteria Nazionale

Abuso e Maltrattamento all’Infanzia “come accogliere le rilevazioni del bambino”, corso organizzato dalla CONSAP Segreteria Nazionale

L’Osservatorio Sanità della Consap ha organizzato per il 21 aprile 2016 presso l’Aula Magna della Divisione Personale della Questura di Roma, sita a Roma in via Statilia n. 30una interessantissima giornata di aggiornamento dal titolo:
Abuso e Maltrattamento all’Infanzia “come accogliere le rivelazioni del bambino”.
La dott.ssa Maria Pagano, nota  psicologa ed esperta della materia, ci guiderà nel mondo della  comunicazione verbale e non in uno contesto delicatissimo come quello dei minori vittime di abuso. In considerazione dell’importanza dell’argomento la Segreteria Provinciale CONSAP di Roma ha chiesto ufficialmente di accreditare l’evento come aggiornamento professionale ex art. 20 comm. 5 A.N.Q. Gli interessati possono  comunicare la propria adesione alla segreteria provinciale di Roma: segreteria@consaproma.com oppure direttamente all’Osservatorio Sanità Consap.

Clicca sulla locandina per leggere il programma

Abuso e Maltrattamento all'Infanzia "come accogliere le rilevazioni del bambino"

 

Polizia, solo attestazione di servizio per il porto d’armi, modificato il Decreto del Ministero della Sanità

Polizia, solo attestazione di servizio per il porto d'armi, modificato il Decreto del Ministero della Sanità

Polizia, solo attestazione di servizio per il porto d’armi, modificato il Decreto del Ministero della Sanità

Modificato il Decreto del Ministro della Sanità 28 aprile 1998 concernente “Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per uso difesa personali”.
La modifica consente a tutto il personale in servizio attivo di dimostrare l’ìdoneità psicofisica mediante un attestato di servizio rilasciato dall’Amministrazione di appartenenza, senza oneri per gli interessati che, in questo modo, non sono più tenuto al pagamento della certificazione medica. Il Decreto Ministeriale è stato firmato il 5 aprile ed è in corso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

La firma del Ministro Lorenzin al Decreto
Decreto del Ministro della Sanità 28 aprile 1998 concernente "Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell'autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d'armi per uso difesa personali".

 

La CONSAP aveva già qualche tempo fa posto un quesito al Dipartimento della P.S.

Clicca sul link:
https://consaproma.wordpress.com/2015/04/27/certificato-di-idoneita-psico-fisica-per-chiunque-detiene-armi-comuni-regolarmente-denunciate-e-non-e-in-possesso-di-alcuna-licenza-di-porto-darmi-ex-art-35-comma-7-del-testo-un/