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Convenzione Telecom Italia S.p.A. per gli appartenenti alla Polizia di Stato: aggiornamenti e ampliamento offerta, valida anche per i familiari

Convenzione Telecom Italia S.p.A. per gli appartenenti alla Polizia di Stato

Convenzione Telecom Italia S.p.A. per gli appartenenti alla Polizia di Stato

La società Telecom Italia S.p.A. ha ampliato l’offerta ricaricabile della Convenzione TIM TO POWER arricchendola con due nuove opzioni “TIM 4YOU EUROPA” e “TIM PASS MONDO BUSINESS” richieste dal personale di Polizia accendendo al portale dedicato alla Convenzione ricaricabile https://mobileinterforze.telecomitalia.it
La prima nuova opzione “TIM 4YOU EUROPA” sarà disponibile a partire dal 15 giugno 2019 per tutte le richieste di nuova attivazione, le seconda opzione “TIM PASS MONDO BUSINESS” è valida solo negli 86 paesi extra UE con delle particolarità.
La Convenzione è applicabile al personale della Polizia di Stato in servizio e loro familiari.

 

Circolare della Convenzione

Convenzione Telecom Italia S.p.A. per gli appartenenti alla Polizia di Stato

Convenzione Telecom Italia S.p.A. per gli appartenenti alla Polizia di Stato

Scontri a Roma per anniversario fondazione Lazio : Bortone (CONSAP) la Polizia unico obiettivo degli “ultras stupidi” della Lazio

Cesario Bortone Segretario Generale Nazionale Vicario CONSAP- Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia

Cesario Bortone Segretario Generale Nazionale Vicario CONSAP- Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia

Scontri a Roma per anniversario fondazione Lazio : la Polizia unico obiettivo degli “ultras stupidi” della Lazio.
Occorre solidarietà e vicinanza ai poliziotti feriti da parte di tutti, istituzioni e società civile dichiara Bortone Segretario Nazionale del Sindacato di Polizia CONSAP . Il gruppo di tifosi a volto coperto che ha lanciato bottiglie e altri oggetti per “sport” contro la polizia ferendo ben sette agenti sarà al più presto individuato “ ne siamo certi “ e dovrà rispondere davanti al giudice dei gravi fatti commessi. Basta con questo senso di impunità per i manifestanti violenti . I poliziotti rimasti feriti senza alcuna plausibile ragione non possono essere sacrificati ancora una volta . La libertà di manifestare non può essere un diritto abusato sistematicamente , ancor più dai tifosi organizzati che fanno della violenza una ragione di vita, di aggregazione, una sorta di divertimento domenicale , occorre fermezza e cambio delle regole.

 

Cesario Bortone
Segretario Generale Nazionale Vicario
CONSAP- Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia

Commissariato di P.S. “Tor Carbone”, incontro con gli iscritti e pianificazione attività sindacale CONSAP

Commissariato di P.S. Tor Carbone

Commissariato di P.S. Tor CarboneIl Segretario Provinciale di Roma SCODITTI Francesco, si è recato presso il Commissariato di P.S. Tor Carbone dove ha incontrato il Segretario Locale CONSAP Marco BENEVIERI e il personale di Polizia iscritto alla nostra O.S.
Il proficuo colloquio è stato molto utile per apprendere la situazione attuale e programmi futuri del predetto ufficio per ciò che riguarda le prossime iniziative di carattere sindacale.
Successivamente con i dirigenti della Segreteria Locale CONSAP “Tor Carbone” si è svolto un cordiale  incontro con il Dirigente, Dr. Antonino RUSSO su diverse tematiche d’interesse, trovando la giusta sensibilità dirigenziale. (altro…)

Kronos, RAI 2, Ordine e Sicurezza Pubblica, intervista al Segretario Provinciale di Roma Gianluca (Drago) Salvatori

Il Segretario Provinciale di Roma della CONSAP, Gianluca (Drago) Salvatori, ai microfoni della trasmissione televisiva di Rai 2 KRONOS – per denunciare le difficoltà degli operatori delle Forze dell’Ordine che tutti i giorni sono in strada, con abnegazione e coraggio, per difendere la tranquillità sociale e il giusto vivere.
Servizio RAI del 23 Febbraio 2018.

Polizia, riordino e contratto di lavoro “minestrone” e senza fondi , “vergognosa gestione degli aumenti economici”, “bluff del Governo”, premiata solo l’elite della Polizia, disegno per delegittimare le rappresentanze del personale, denuncia e mobilitazione CONSAP (AdnKronos)

Stefano Spagnoli, Segretario Nazionale Generale f.f. CONSAP

Stefano Spagnoli, Segretario Nazionale Generale f.f. CONSAP

Roma, 20 ott. (AdnKronos). La Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia ha indetto lo stato di mobilitazione permanente ad oltranza degli iscritti, con assemblee nelle sedi di polizia delle province italiane “per la ‘vergognosa’ gestione in Polizia degli aumenti riparametrali e contrattuali che porteranno i poliziotti a subire un taglio allo stipendio inaccettabile”.
“Il bluff del Governo sta emergendo in tutta la sua illogicità ma la strategia ‘napoleonica’ di sfamare i generali per tacitare la truppa, stavolta non passerà”, spiega il Segretario Nazionale della Consap Stefano Spagnoli, che sottolinea come, con “sospettabile tempismo, si stia delineando in tutta la sua drammaticità la volontà di demotivare economicamente i poliziotti anche in danno degli omologhi dell’Arma e che potrebbe ricadere pesantemente sui livelli di sicurezza nazionale e di riflesso sulla credibilità dell’azione di difesa dei diritti del personale di tutte le organizzazioni sindacali di categoria”.
Una nota denuncia “un riordino delle carriere che ha premiato solo l’elite della Polizia danneggiando chi combatte il crimine rischiando la vita ogni giorno sulla strada, la mancata corresponsione degli aumenti riparametrali già riconosciuti ai carabinieri ed in ultimo lo slittamento della corresponsione del bonus di 80 euro di tre mensilità consecutive”.
“E’ evidente che ci troviamo di fronte ad un disegno volto a delegittimare le rappresentanze del personale, che forse, a giugno, se la ministro Madia avrà concluso la sua “epocale” riforma, saranno chiamate a discutere un contratto di lavoro “minestrone” e senza fondi, che non solo non coprirà la vacanza contrattale, me neanche la perdita di potere d’acquisto determinata dalla trasformazione del bonus Renzi in contribuzione salariale, con aumenti -conclude la nota- che nei casi peggiori non supereranno i 20 euro mensili (Sin/AdnKronos).

Angelo Vicari, “ La gestione dell’ordine pubblico: un mestiere difficile!.. ovvero piu’ facile a dirlo che a farlo……..”

Reparto Mobile della Polizia di Stato in Ordine Pubblico

Reparto Mobile della Polizia di Stato in Ordine Pubblico

In una società che continua ad essere contagiata e condizionata dalla sola esigenza dell’apparire, diventa facile “capro espiatorio” chi si trova esposto, in prima linea, alle riprese di televisioni, più o meno professionali, nonché di telefonini di privati che si improvvisano reporter. Così chi meglio della Polizia può servire da “capro espiatorio” quando i risultati delle operazioni attirano, in negativo, l’attenzione dell’opinione pubblica, deludendo le aspettative di coloro che le hanno decise a tavolino? L’anello debole, terminale della catena di comando, è sempre il poliziotto che si trova a gestire situazioni, troppo spesso ingestibili, sotto i riflettori di cineprese e telefonini. In questa società dell’immagine, dove conta più l’apparire che l’essere, fa notizia il comportamento sul campo delle Forze di polizia e non le riunioni politiche e tecniche che hanno preceduto, deciso e gestito, dietro le quinte, tali interventi. Non sarebbe male, per dovere e completezza di cronaca, che, quando accadono fatti come quello di Roma (e ne accadono!…), non si focalizzassero gli obiettivi solo sul poliziotto che alza il braccio con un manganello, ma anche sulle riunioni politiche e tecniche che hanno contribuito a tale comportamento. Purtroppo le interviste di coloro che sono al primo posto nella catena di comando vengono concesse e trasmesse solo quando tutto è andato liscio!…. Dunque nulla di nuovo sotto il sole. Anzi, qualcosa di nuovo c’è: si è pensato che, prima di disporre interventi di polizia, che inevitabilmente generano le contestate conseguenze, sia opportuno trovare soluzioni alternative.
Se, anche con questa nuova procedura, si ripeteranno i fatti di Roma, finalmente, anche nella società dell’immagine, farà più notizia l’inefficienza di politici e burocrati che non la foto o il video di un poliziotto che alza il braccio con il manganello.

 

dr. Angelo Vicari Dirigente della Polizia di Stato a.r.
dr. Angelo Vicari
Dirigente della Polizia di Stato a.r.
Esperto di Armi e Legislazione sulle Armi

 

Polizia, trasferimenti, domande presentate per sede, la circolare ministeriale

Polizia, trasferimenti, domande presentate per sede, la circolare ministeriale

Polizia, trasferimenti, domande presentate per sede, la circolare ministeriale

In allegato la circolare ministeriale relativa al numero delle  domande di trasferimento per sede presentate dal personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato, Bollettino Ufficiale del personale n.1/2 del 5 agosto 2016 ( domande distinte per ruolo, qualifica e sede richiesta).

 

 

 

LA CIRCOLARE

Polizia, trasferimenti, domande presentate per sede, la circolare ministeriale

Polizia, trasferimenti, domande presentate per sede, la circolare ministeriale

 

Polizia, arrivano i caricatori, il parere del dott. Edoardo Mori

Polizia, arrivano i caricatori, il parere del dott. Edoardo Mori

Polizia, arrivano i caricatori, il parere del dott. Edoardo Mori

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un commento dell’illustre giurista Edoardo Mori, relativo ai fatti verificatisi in alcune località e che hanno turbato l’opinione pubblica per le modalità con cui sono state eseguite. Sono riportate le opinioni sull’utilizzo del secondo caricatore e obbligo portare arma.

 
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la società umana è chiamata ad affrontare difficili problemi. Una massa enorme e sempre crescente di esseri è costretta a spostarsi nei paesi in cui si vive meglio e sono pronti a tutto, portandovi culture e usi che in questi paesi di destinazione sono già stati superati da secoli. Tutto ciò che provoca stress e tensioni e tende a sfociare in atti di violenza; chi ha bisogni da soddisfare e non vi riesce è pronto a qualsiasi scorciatoia e chi vede diminuito il suo tenore di vita a favore di altri è pronto a tutto per evitare ciò. È chiaro che prima o dopo in molti paesi “salterà il coperchio” con la possibilità di guerre e guerriglie e rivolte molto contagiose e aumento della criminalità.

Sarebbe necessario che la politica affrontasse questi problemi razionalmente, in base alle ampie esperienze del passato; quando si prevedono grandi piogge o si costruiscono dighe, o si regola il corso dei fiumi, ma guai a far passare decenni discutendo sul perché piove, spiegando che è Dio che ci manda la pioggia, sostenendo che aspettando i problemi si risolvono da soli e che per intanto bisogna studiare meglio la pioggia e farsela amica e amarla!

Ormai è altrettanto evidente che una parte del mondo arabo ha lanciato un nuovo tipo di guerra più insidiosa di quella tradizionale perché non vi è un territorio su cui andarla a combattere e perché usa un sistema di guerriglia che si autoalimenta in modo incontrollato e imprevedibile.

Una grande sciocchezza  è quella nella frase di Ezra Pound “se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui”. Purtroppo chiunque è convinto di possedere la verità e di doverla imporre agli altri è  uno squilibrato. L’umanità ha fatto grandi progressi perché gli uomini sono stati pronti a lottare ed a morire per i propri interessi; spesso sono stati imbrogliati facendo loro credere che i loro interessi erano anche quelli dell’imperatore o del Papa, ma sempre hanno combattuto per rendere forte il proprio paese, per avere più soldi, per avere più sicurezza. I talebani del pensiero hanno sempre portato solo morte e distruzione senza utilità per nessuno. Dovrebbe essere chiaro a tutti che i romani hanno conquistato il mondo della loro epoca proprio per la mancanza di ideali fasulli e per la concretezza e realismo del loro agire in politica interna ed esterna.

La nuova guerra sfrutta questi squilibrati utilizzando anche l’effetto emulazione; vi sono terroristi addestrati e organizzati, vi sono terroristi casalinghi che pensano essere una loro missione il copiarli. Il problema è che la nostra società non è organizzata per combattere chi è disposto a morire e si manifesta nella micidialità solo in quel breve momento finale, e non è organizzata per tenere sotto controllo gli squilibrati prima che agiscano. È una guerra che va affrontata con idee nuove e strumenti nuovi. Si prenda ad esempio il caso di Nizza: vi erano ben 1250 telecamere con 70 persone addette alla sicurezza eppure sono servite semplicemente a seguire la strage fin dai primi istanti senza riuscire a prevenirla o impedirla. Il fatto che molti dei terroristi siano dei malati di mente è la prova di come le idee talebane facciano presa proprio sugli squilibrati: sono idee per loro natura contagiose come  sa chi ha studiato i meccanismi con cui si formano le sette e come si governa la folla; più il profeta,il guru, il politico è fuori di testa,e più fanatici sono i suo seguaci.

La mia opinione di giurista, per quanto vale, e che se vi è una guerra si devono prima di tutto usare le norme che si usano per essa: legge militare per chiunque può essere un pericolo, applicazione delle norme del codice penale, titolo I, che regola i reati contro  la personalità dello Stato, l’intelligenza col nemico per portare la guerra contro lo Stato italiano, costituzione di associazioni sovversive e di terroristi, arruolamento con finalità terroristi e punizione, per tutte quelle attività poste in essere per aiutare i nemici dello Stato. E sarebbe necessaria una normativa speciale per consentire la concreta espulsione ed immediata di tutti i sospetti stranieri e l’isolamento di chi non può essere espulso, una normativa per evitare che i giudici siano costretti a mandare a casa i fermati solo perché i sospetti non bastano per tenerli sotto controllo, ecc. ecc. Se lo hanno fatto gli americani, che ci hanno insegnato a fare la Costituzione, non si perché non dobbiamo farlo noi; basta non stare a sentire i nostri talebani del diritto.

Attualmente vi sono molti più mezzi per controllare i bulli dello sport che non possibili terroristi! Sarebbe così difficile, ad esempio, stabilire che ogni sospettato che non può essere incarcerato,viene munito di un bel bracciale elettronico che consente di controllare se si sta avvicinando ad altri simili con lo stesso bracciale o a luoghi sensibili? Naturalmente ci vogliono anche le persone che guardino le videocamere e che reagiscano agli allarmi dati dal braccialetto. Si deve prevenire, non basta correre a guaio avvenuto.

Essenziale e poi un diverso rapporto con la forze di polizia. Non vi può essere una polizia in grado di affrontare efficacemente terroristi o pericolosi criminali, se essa non ha mezzi tecnici adeguati e se non ha la tranquillità psicologica di agire senza doversi preoccupare del suo futuro. Un tempo quando i talebani del pensiero non erano ancora attivi nella gestione dello Stato, vi era la norma che un poliziotto poteva essere perseguito solo su richiesta del procuratore generale; poi sono arrivati quelli a sostenere che il poliziotto può sparare solo per legittima difesa o stato di necessità e a considerare tutti quelli con le armi, comprese le forze dell’ordine e la polizia municipale, dei soggetti pericolosi da controllare. Proprio quando venne approvato l’ordinamento della Polizia di Stato vi fu chi impose la norma secondo  cui commetteva un gravissimo reato il poliziotto che portasse un’arma diversa di quella in dotazione; la sciocca paura era che in una manifestazione venisse usata un’arma non immediatamente riconoscibile e così non si potesse poi accertare quale arma aveva sparato. Ora le stesse identiche armi sono in mano ai criminali, ma ciò ha comportato, ad esempio, l’impossibilità per un poliziotto di portare una pistola di emergenza da usare quando gli viene sottratta o non funziona la sua pistola d’ordinanza, oppure l’impossibilità di portare un’arma leggera ed occultabile quando necessario.

Per anni i talebani della bontà (spesso burocrati ministeriali) hanno sostenuto che tutti i mali del mondo derivano dalle armi da fuoco e specialmente da quelli militari; ora la realtà li ha clamorosamente smentiti perché i terroristi sono usciti a fare grandi stragi con un camion, un’auto, una normale pistola,  un fucile da caccia, con normali strumenti da taglio e altrettanto male potrebbero fare con una tanica di benzina, con un danneggiamento ai binari della ferrovia. Siamo arrivati al punto che basta un falso allarme per bloccare i mezzi di trasporto per giorno, per danneggiare gravemente il turismo, per cambiare la nostra vita.

Quanto ai rapporti con la giustizia è assurdo che ogni volta che un poliziotto spara debba trovarsi immediatamente indagato e soggetto alla valutazione non di esperti, ma di un pubblico ministero che non sa neppure che cosa sia conflitto a fuoco, che non sa cosa vuol dire essere affrontati da un energumeno, che se ha sparato qualcosa non era certo un’arma, e che pretende di misurare col bilancino della giustizia situazioni in cui chi ha sparato ringrazia solamente di esserne uscito vivo.

Il colmo del ridicolo è vedere poi poliziotti in servizio che hanno l’arma legata alla fondina con un robusto cavo  simile a quello usato come antifurto per le biciclette: i poliziotti italiani possono portare solo la pistola al guinzaglio! Primo o poi  ci metteranno anche la museruola. È una cosa che limita gravemente l’operatività del poliziotto il quale è rallentato nella mira, e penalizzato se deve cambiare di mano mentre spara, non può cedere arma a un collega che ne abbia bisogno, è impedito se deve nel compiere manovre strane, come rotolarsi a terra o sparare “al volo”. Nelle scuole si insegna ad avere la massima prontezza di riflessi, le disposizioni ministeriali studiano come rallentarli. Se un poliziotto rimanesse ferito od ucciso in un  conflitto a fuoco ben si potrebbe configurare una responsabilità di chi lo manda ad affrontare situazioni pericolose in quelle condizioni e per chi si è inventato la stramberia del guinzaglio. Pare che qualcuno pensi che i poliziotti italiani, così diversi da quelli di altri paesi, non siano in grado di stare attenti a che la pistola non gli venga rubata o non cada per terra. Eppure quando il d.p.r. 5 ottobre 1991 numero 359 articolo 10, ha stabilito le caratteristiche dell’armamento individuale della PS non ha fatto a stabilito che la pistola debba avere il guinzaglio.

Leggo ora che il ministero ha stabilito che i poliziotti possono portare ben due caricatori e che possono e devono portare anche l’arma fuori servizio. Sono due disposizioni sorprendenti. La prima mi sorprende perché viene da chiedersi come mai fino ad ora si considerassi proibita una cosa così ovvia. Forse qualcuno talebano nostrano aveva interpretato il citato d.p.r. nel senso che esso imponeva di portare un solo caricatore. Ma se così fosse, è chiaro che non si può improvvisamente cambiare interpretazione: non basta una velina interna, ma ci vuole una modifica al d.p.r. Sarebbe ora di chiedersi come può funzionare uno Stato in cui per stabilire come un poliziotto deve portare la sua pistola ci vuole il parere del Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, il parere del Consiglio di Stato, la deliberazione del Consiglio dei Ministri, la proposta del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri della difesa e delle finanze.  E come può funzionare uno Stato in cui se un poliziotto vuotasse il caricatore su di un delinquente si vedrebbe contestare anche l’aggravante delle sevizie e se portasse tre caricatori si vedrebbe accusato di detenzione abusiva di parti d’arma (norma espressamente voluta dal ministero)?

Circa l’obbligo di portare la pistola, resto basito perché nella mia vasta ignoranza sono sempre stato convinto, come molto giudici, che l’agente di PS è permanentemente in servizio e quindi, quando è fuori casa, ha sempre l’obbligo di essere armato, salvo quelle situazioni particolari in cui il regolamento lo esenta. Quindi mi pare una di quelle tipiche disposizioni dette “da fumo negli occhi”. Sarebbe invece essenziale attivarsi sul piano normativo, anche con un decreto legge urgente (ripeto nuovamente: come può funzionare uno Stato in cui per modificare qualunque comprovata lacuna in un in un provvedimento, non basta una giornata, ma ci vuole ci vuole un anno di commissioni, pareri, indegna burocrazia?) in cui si dice che l’agente di PS, quando non opera in reparto, può e deve portare l’arma individuale più adeguata alla situazione, può portare più armi, e può portare tutte le munizioni che crede opportuno?

 

dr. Edoardo Mori

dr. Edoardo Mori

Polizia, Reparto Prevenzione Crimine Lazio, difficile sistemazione alloggiativa per il personale recentemente trasferito, la CONSAP segnala ai vertici della Questura di Roma

Polizia, Reparto Prevenzione Crimine Lazio, difficile sistemazione alloggiativa per il personale recentemente trasferito, la CONSAP  segnala ai vertici della Questura di Roma

Polizia, Reparto Prevenzione Crimine Lazio, difficile sistemazione alloggiativa per il personale recentemente trasferito, la CONSAP segnala ai vertici della Questura di Roma

I recenti trasferimenti di personale con decorrenza 21 giugno 2016 hanno messo in luce i soliti problemi che riguardano gli alloggi di servizio che, purtroppo, non ci sono! Cosa succede allora? Che il personale assegnato ai nuovi reparti deve trovarsi un luogo dove dormire e addirittura pagare di tasca propria! Si iniziano a visionare mille soluzioni e qualcuno sceglie finanche (le tasche dei poliziotti non contengono certo lussi…) di dormire in macchina o luoghi di fortuna mendicati ad amici o colleghi per poi recarsi in servizio e svolgere il turno lavorativo. Una situazione vergognosa che tocca in pieno anche la città romana, dove ci sono molti uffici e reparti di Polizia.
La situazione più paradossale arriva dal Reparto Prevenzione Crimine Lazio, dove il personale recentemente trasferito che abita a più di duecento/duecentocinquanta km dal posto di lavoro dovrà alloggiare a Nettuno o trovarsi appartamento in affitto (zona Monterotondo) e pagare di tasca propria. Una situazione inaccettabile che la CONSAP romana ha stamattina rappresentato al Questore Vicario di Roma e su cui è già pronta una prossima vertenza azionata dalla Segreteria Nazionale CONSAP ai vertici dipartimentali.

Polizia, stipendio di 1 euro, interrogazione parlamentare dell’On.le Rampelli

On.le Fabio Rampelli di FdI - Alleanza Nazionale autore dell'interrogazione parlamentare

On.le Fabio Rampelli di FdI – Alleanza Nazionale autore dell’interrogazione parlamentare

Pubblichiamo l’interrogazione parlamentare presentata dall’On.le Fabio Rampelli (FdI-Alleanza Nazionale) al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministro dell’Economia e delle Finanze, relativa all‘importo minimo comunque corrisposto agli aventi diritto, disponendo che gli eventuali conguagli o importi a debito dovuti dai medesimi siano rateizzati.
AL MINISTRO DELL’ INTERNO
AL MINISTRO DELL’ ECONOMIA
Premesso che
Lo scorso 24 aprile c.a. un poliziotto romano di 52 anni, in servizio presso l’Ispettorato di P.S. Palazzo Chigi, padre di tre figli, si è visto accreditare sul suo statino paga: stipendio del mese di aprile netto a pagare euro 1. La stessa identica sorte è toccata ad un Ispettore della Polizia in servizio presso un Consolato negli Stati Uniti con a  carico perfino  un figlio disabile al 100%.  La vicenda, che ha dell’incredibile, nasce perché i due poliziotti avrebbero avuto un conguaglio a debito verso l’amministrazione. Un debito involontario, nato dal fatto che in questi ultimi mesi gli erano state accreditate somme in più nello stipendio, somme di cui i dipendenti non si era accorti. Debito che il Dipartimento della pubblica sicurezza, una volta individuato, avrebbe potuto dilazionare, come chiesto dal sindacato di polizia Consap che ha denunciato tale vicenda ed era intervenuta per evitare quello che poi è accaduto.
Che, purtroppo tale caso rientra in una casistica sempre più frequente. Del fatto ne hanno ampiamente parlato i mass media. Sempre la Consap segnala che tali episodi sono molto frequenti anche presso lente previdenziale INPS; di recente un pensionato si è visto consegnare il cedolino della sua pensione di una mensilità di 3 euro, ed effettivamente tali casi sono reperibili in rete da chiunque. Che le reiterate violazioni non costituiscono meri errori di conteggio ma una vera e propria disattenzione e violazione di legge commesse da parte dei soggetti preposti alle erogazioni degli emolumenti.
E evidente che non è concepibile un totale azzeramento dello stipendio che pregiudica gravemente le condizioni essenziali di sopravvivenza; l’Amministrazione in genere, Stato, INPS, enti pubblici  hanno l’obbligo di rispettare il minimo garantito per la sopravvivenza.
Che è fatto oramai noto che questo non avviene poiché le detrazioni, i conguagli ed eventuali pignoramenti vengono operati  in automatico mediante sistemi informatizzati,  senza controllo e senza responsabilità da parte dell’ente. Che sempre nel mese corrente  (aprile), ad una docente in pensione F. B. per un conguaglio effettuato da parte dell’Inps, gli sono stati accreditati 440 euro di pensione e quest’ultima non ha potuto pagare le spese ordinarie per il mese corrente comprese le medicine, essendo invalida per 2/3. Per tale ragione uno studio legale romano ha dovuto intimare diffida al Direttore Generale dott. Crudo, per poter avere contezza e rispetto della legge vigente.
Lo Stato e lente previdenziale nel caso delle pensioni, dovrebbero per primi garantire il rispetto delle norme tutelando il lavoratore, in quanto la nostra Costituzione prevede che l’attività della Pubblica Amministrazione deve sempre perseguire l’interesse generale e soprattutto deve essere legittima.
La riforma intervenuta lo scorso anno, con il d.l. n. 83/2015 e relativa legge di conversione, ha introdotto diverse e sostanziali novità in materia di pignoramenti di pensioni e stipendi modificando il limite storico fissato dall’art. 545 c.p.c. e individuando (in rialzo) sia le soglie d’impignorabilità della pensione in generale che quelle di stipendi e pensioni accreditati sul conto corrente pignorato. Con riferimento al pignoramento delle pensioni, l’art. 13 del d.l. n. 83/2015 ha introdotto un nuovo comma all’art. 545 c.p.c. prevedendo che le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge.
Pertanto le trattenute secondo le normative enunciate a qualsiasi titolo sono da ritenersi illegittime  e comunque in ogni caso non possono superare i limiti imposti dalla normativa vigente, al fine di garantire le essenziali condizioni per la sopravvivenza dell’avente diritto. Nella fattispecie Anche la Corte Costituzionale si è pronunciata in tale senso, stabilendo il minimo garantito di 525,89.

Per le ragioni suesposte si interrogano i ministri sopra citati al fine di individuare eventuali responsabili e sensibilizzare i funzionari preposti al rispetto delle norme in materia.

Atto Parlamentare – Camera Deputati
Interrogazione a risposta scritta 
Interrogazione Parlamentare On.le Rampelli - FdI - Alleanza Nazionale

Interrogazione Parlamentare On.le Rampelli – FdI – Alleanza Nazionale

Omicidio stradale, Consap: Legge va modificata, ambulanze e polizia a rischio

Giorgio Innocenzi - Intervista LaPress

Giorgio Innocenzi – Intervista LaPress

(LaPress) “Quella sull‘omicidio stradale è una legge importante che impone però una riflessione. C’era necessità di un inasprimento delle sanzioni per quanto riguarda la guida sotto effetto di droga o in stato di ubriachezza, tuttavia, visto anche l’iter complesso di formazione, non è la legge che ci si aspettava e va modificata”. Così Giorgio Innocenzi, segretario generale Consap, al convegno sull’omicidio stradale organizzato con l’Università telematica Pegaso. “Questa legge equipara – spiega Innocenzi – chi è sotto effetto di stupefacenti a chi è sobrio, mettendo a rischio il principio di equità. Non solo, anche gli operatori di polizia rischiano sanzioni perché non sono previste scriminanti per chi agisce in soccorso, come ambulanze, vigili del fuoco o polizia“.

Il video dell’intervista clicca link e immagine LaPresse

Intervista La Press a Giorgio Innocenzi

LaPresse - Intevista a Giorgio Innocenzi

 

Gabinetto Interregionale Polizia Scientifica Lazio – Umbria – Abruzzo, applicazione normativa Legge 104, costruttivo confronto con la dirigenza dell’Ufficio

Gabinetto Interregionale Polizia Scientifica Lazio - Umbria - Abruzzo, applicazione normativa Legge 104, costruttivo confronto con la dirigenza dell'Ufficio

Gabinetto Interregionale Polizia Scientifica Lazio – Umbria – Abruzzo, applicazione normativa Legge 104, costruttivo confronto con la dirigenza dell’Ufficio

Il Segretario Generale Aggiunto di Roma della CONSAP Gianluca Guerrisi ha incontrato, negli uffici della Questura di Roma,   la dott.ssa Francesca Monaldi, Dirigente del Gabinetto Interregionale Polizia Scientifica Lazio – Umbria – Abruzzo. Motivo dell’incontro alcune controversie generate dai cambiamenti di orario sull’ordine di servizio di un operatore aggregato dal Servizio al Gabinetto e in possesso dei requisiti di legge ex L. 104  che, come noto, sanciscono le modalità di lavoro, in termini di orario, per assistenza ai soggetti disabili. L’inusuale cambiamento degli orari già programmati per il collega in esame (ben tre cambi turno su sei giornate lavorative) soprattutto articolati dall’Ufficio in tipologia fine turno, stile ordine pubblico, di fatto aveva originato delle oggettive difficoltà nel dipendente che doveva prestare la propria attività lavorativa allo stadio con un 13/fine che notoriamente protrae le 6 ore previste per le incombenze caratteristiche  del tipo di servizio che comunque fa presagire il passaggio delle ore 22.00 quando scatta il quadrante notturno, non previsto per tutti i lavoratori che hanno la Legge 104 riconosciuta (sfortuna loro…!). Appena evidenziato questo disagio nella lettura dei servizi, il collega aveva rappresentato la personale problematica agli Uffici di segreteria del Gabinetto senza avere una confortante e spettante rassicurazione in merito. Chiara la volontà del dipendente di armonizzare il servizio preventivamente al fine di equilibrare le necessità dell’Ufficio con quelle personali regolate dal dettato normativo sull’assistenza dei disabili. Non avendo ricevuto riscontri alla tematica indicata, tra l’altro con modi confacenti allo stile che accomuna gli aspetti deontologici di ogni singolo operatore di Polizia, veniva chiamata in causa la Segreteria Provinciale di Roma della CONSAP che, per addivenire ad un costruttivo e risolutivo confronto, chiedeva e otteneva un brevissimo incontro con la dott.ssa Monaldi che nella circostanza, in presenza di altro funzionario dello stesso Ufficio,  proferiva alla nostra O.S. che presso il Gabinetto “si viene per fare ordine pubblico” e che il collega poteva rimanere con quella turnazione indicata  (il fine…) perché avrebbe avuto il cambio qualora condizioni di servizio lo richiedevano. Terminava brevemente l’incontro in questa maniera, senza minimamente preoccuparsi che il turno andava modificato già il giorno prima e che non doveva riportare quella dicitura (il fine…) che già il fatto di esistere crea comunque condizione di disagio per lo sventurato personale a cui sono riconosciuti i parametri  di Legge 104.
Per professionalità e senso di dovere il collega ha comunque svolto il proprio servizio assegnato, aggravato però dalla situazione psicologica che le condizioni di tempo e luogo potevano minare il diritto all’assistenza al proprio genitore, condizione che si poteva elidere già il giorno prima e valutando che nelle condizioni soggettive il solo fatto di poter alterare un percorso di assistenza è già condizione di disagio per se e per la persona da accudire. Per tale motivo e per comprendere le ragioni di simile atteggiamento, con adeguato e costruttivo comportamento di rispetto e in virtù delle condizioni etiche che contraddistinguono da sempre la CONSAP (checchè ne dica il questore pro-tempore di Roma aduso a firmare superficiali e ridicole note responsive destinate solo a finire nel cestino) si richiedeva un secondo incontro per dimostrare le ragioni del collega e per evitare che per il futuro nascessero altri casi del genere, atteggiamento questo che evidenzia volontà di dialogo e collaborazione e giammai  di chiusura . Il disagio nei fatti si è manifestato e si poteva evitare e compito del sindacato è quello di assistere il personale anche nelle situazioni di disagio quando l’amministrazione applica le procedure amministrative non sempre in maniera impeccabile, come accaduto in specie. Questo il nostro modo di fare sindacato, un modo onesto e determinato con la volontà che i diritti siano applicati nelle forme riconosciute dalle normative vigenti,  per al meglio esercitare i doveri d’ufficio.

 

Contratto Polizia: 6/7 euro di aumento netto al mese, questo il trattamento che profilano a uomini e donne della sicurezza, la CONSAP in conferenza stampa “siamo la polizia meno pagata d’Europa”

Innocenzi. Conferenza Stampa Nazionale Protesta del 15 ottobre 2015

Innocenzi. Conferenza Stampa Nazionale Protesta del 15 ottobre 2015

6 euro nette di aumento stipendiale, la sicurezza meno retribuita d’Europa e casi disperati interni ai Corpi che aumentano periodicamente, sono questi i temi affrontati dalla CONSAP alla Conferenza Stampa Nazionale che si è svolta ieri a pochi passi dal cuore del Governo, lo stesso che lascia uomini ” dal garantire il giusto vivere sociale” in mezzo al mare dell’indifferenza e dove la CONSAP dice no e per questo riversa in strada di protesta tantissimi colleghi che non vogliono affogare nelle acque dei maltolti . Insieme alle altre sigle che formano il cartello, miste tra polizia, penitenziaria, forestale e vigili del fuoco con vari comitati, si richiamerà l’attenzione delle istituzioni prima che l’ultima ventata d’ ossigeno spinga al collasso del sistema sicurezza.

Consap, schiaffo ai poliziotti costretti a comprarsi le divise per l’estate, “Il Giornale”

Polizia in azionePoliziotti costretti a comprarsi le divise estive. E chi non può, può sempre far rammendare quelle vecchie. E magari, vista l’imminente bella stagione, far rimuovere l’imbottitura invernale per evitare una sauna. Sembra l’inizio di un racconto surreale, ma accade in Italia. E il sindacato di polizia Consap chiede aiuto a tutti gli italiani perché donino un obolo per vestire i poliziotti.
«In un’Italia di sprechi, la polizia è messa sempre al fondo del fondo. Questo ci fa capire quanto poco valga la sicurezza da noi, quanta poca attenzione presti il ministero dell’Interno a chi ogni giorno è sul campo per garantire la sicurezza di tutti». È la conclusione a cui è giunto il dirigente nazionale del Consap, Igor Gelarda, che aggiunge: «Mi domando che impressione debba dare ai cittadini una polizia che non riesce a dotare i propri uomini delle divise per lavorare e li costringe a comprarsele. Se fossi un cittadino mi preoccuperei se chi gestisce la sicurezza non riesce a fornire il minimo indispensabile».
Uno stato di cose che non scivola via come niente, ma ferisce i poliziotti. «L’impatto che questa situazione di disorganizzazione, di mancanza di fondi e di sostanziale abbandono da parte del Governo ha sugli agenti è forte. Sono scoraggiati e la disillusione prende il sopravvento. Come si può lavorare serenamente in questo modo?» – dice Gelarda.
Se questo è poco, c’è ancora dell’altro ad aggiungere sale al paradosso. Perché la vecchia uniforme è diversa da quella nuova. Quindi il Corpo di polizia tanto «uniforme» non sembra. Le divise estive dell’anno scorso, le cosiddette atlantiche, hanno cinturone bianco e camicia, quelle nuove sono dotate di cintura blu scura e t-shirt. È diversa anche la tonalità di blu.
Se l’intento del ministero dell’Interno era quello di spiazzare i malviventi dando l’immagine di più Corpi di polizia in campo contro il crimine, l’idea non sembrerebbe funzionare affatto. Dà invece contezza del disagio vissuto dalla polizia, come confermato dal Consap. «Anche un normalissimo ammodernamento delle divise è qualcosa che il ministero dell’Interno non riesce a gestire perché è troppo oneroso – commenta il segretario nazionale generale del Consap, Giorgio Innocenzi -. Sono dolori. In molte città d’Italia, da Roma a Lucca, da Milano a Messina, da Palermo a Pistoia, i magazzini che dovrebbero rifornire i poliziotti con questa divisa nuova non hanno capi a sufficienza per tutti. E così le volanti che dipendono dai Commissariati, che mediamente sono poco meno della metà di quelle che sono presenti in una città (mentre le altre dipendono direttamente dalla Squadra Volanti) e anche buona parte dei poliziotti della Stradale non hanno le nuove divise e non si sa ancora di preciso quando arriveranno».
Un poliziotto (che preferisce mantenere l’anonimato) confessa di sentirsi «poco considerato da chi sta ai piani alti». «Sembra che ci considerino una forza dell’ordine di serie B – dice -. Eppure ogni giorno con abnegazione ci impegniamo per la sicurezza del nostro Paese. Oggi ci chiedono di comprarci le divise, domani magari dovremo ricorrere alle nostre tasche per l’acquisto delle armi e delle macchine».

 

La raccolta fondi lanciata dal Consap ha il sapore di una provocazione, ma il conto corrente bancario su cui chiunque può fare un’offerta per la polizia di Stato c’è davvero. È IT75G0200805181000300410812 Unicredit intestato a Consap Segreteria Nazionale, con la causale «contributo acquisto divise polizia italiana».

Ispettorato P.S. Viminale. Via CAVOUR – Nuove Turnazioni: Salta l’accordo grazie al solito “bastian contrario…” Rilancio della CONSAP !

ministero_internoSalta la permanenza all’accordo tra Sindacati e Direzione Ispettorato,
sulle nuove modalità di orario di servizio continuativo presso una delle
sedi periferiche del Ministero, grazie alla volontà di una sigla
sindacale che, in barba agli interessi dei colleghi che ben coniugavano
con le esigenze di servizio, si lagna e “manda a monte” un lavoro
certosino della CONSAP e di altre sigle sindacali da sempre vicine alle
attenzioni del personale. Un danno che “molesta” una volontà dei
colleghi e che basa il fondamento su una capricciosa e cavillosa piega
normativa. Tra l’altro, il dispositivo dei nuovi orari è già in uso in altri
ambiti lavorativi con successo, grazie al sistema delle deroghe. La
sede di Via Cavour , grazie alle motivazioni addotte dal Ministero, su
spinta del “bastian contrario” non avrà più la deroga alla turnazione
concordata nei precedenti incontri e concessa dalla precedente
Direzione. Quanto accaduto ha indotto la scrivente O.S. a prendere
immediati provvedimenti e raggruppare le richieste dei colleghi,
rilanciando sulla necessità di individuare una forma di turnazione
nuova, contemplata dal vigente A.n.q. e che addirittura trova una
maggiore soddisfazione, già annotata dalla CONSAP in apposito
sondaggio conoscitivo, con la consueta formula della sperimentalità.
L’attuale Direzione, con grande senso di responsabilità e disponibilità,
ha già espresso il proprio parere favorevole all’applicazione della
turnazione c.d. in terza proposta dalla CONSAP, previo accordo
maggioritario e con intendimento volontario del personale. Una
dichiarazione importante del dr. LOMBARDI che apre le porte ad un
possibile e storico cambiamento a donne e uomini in servizio presso
l’Ispettorato di P.S. “Viminale”.
Nei prossimi giorni, dirigenti sindacali della CONSAP, saranno ancora
disponibili per la sottoscrizione del sondaggio “scelta turno in terza”
(dove già molti colleghi hanno apposto con firma la propria aderenza),
una turnazione dalla nostra sigla sindacale sostenuta e che porterà
solo vantaggi e senza togliere soldi a nessuno, come meschinamente
dice qualcuno per soddisfare un proprio pensiero personale e la
propria ingordigia che per tanti anni ha portato profitti e vantaggi ai
soliti noti.

 

Centro Sportivo Tor di Quinto: Ruoli apicali della Polizia a strappare biglietti! Denuncia Consap!

Denuncia COTor di QuintoNSAP sui fatti accaduti presso il Centro Sportivo della Polizia di Stato sito a Tor di Quinto.
La vicenda, che ha del paradossale, interessa un ruolo apicale della Polizia di Stato, in servizio proprio al Centro, comandato di turno a strappare biglietti, sotto il sole cocente estivo, raffigurando manifeste violazioni, sia in ordine alla normativa sulla sicurezza e igiene dei lavoratori che in ordine allo svuotamento delle prerogative che appartengono alla qualifica posseduta dal “malcapitato collega”, ben valutando che quel tipo di mansioni sono svolte notoriamente, da personale del ruolo civile e personale appartenente alla Polizia di Stato ma con compiti esecutivi. La vicenda sarà poi corredata da fatti ancor più gravi, oggetto del prossimo confronto con i vertici ministeriali.