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Sicurezza Stradale, la CONSAP ospite in diretta studio a Elleradio (88.100 FM Stereo), con Stefano Spagnoli e Gianluca Guerrisi

La CONSAP, Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia, con il Segretario Nazionale Generale Vicario Stefano Spagnoli e il Segretario Provinciale Generale Aggiunto di Roma Gianluca Guerrisi, ospite negli studi, in diretta, di Elleradio (88,100 FM Stereo) alla rubrica Sicurezza Stradale. La celebre e seguitissima radio romana, diretta dallo storico speaker sportivo Ezio Luzzi (direttore e editore con il figlio Paolo della stessa radio e considerato il pioniere del giornalismo radiofonico, conosciuto in RAI per le dirette radiofoniche a Tutto il calcio minuto per minuto e già caporedattore dello sport di Radiorai negli anni ’90).
Nella simpatica e molto seguita puntata dove ha presenziato la CONSAP, dal nome Sicurezza Stradale, la conduzione è stata assunta dal nostro Segretario Guerrisi che ha svolto le funzioni di speaker e intervistatore per l’occasione concessa al sindacato.
In studio, diretta radio, presenti anche Roberto Frizzi (Elleradio) e l’Avvocato Vittorio Palamenghi dello Studio Legale De Iure di Roma.
Confronto per capire come sono cambiate le regole rispetto al passato, quali sono le attività che svolgono gli operatori della sicurezza in strada e quali le attività di tutela e cosa dice la legge per difendere il cittadino.
Nel pomeriggio diretta radio di oltre un’ora sono intervenuti gli ascoltatori per formulare domande sulla sicurezza stradale egregiamente risposte dal Segretario Nazionale Generale Vicario Stefano Spagnoli e dall’Avvocato Vittorio Palamenghi che hanno fornito assistenza informativa sugli aspetti tecnici e di tutela di una tematica sempre attuale e colma di difficoltà legislative che hanno indotto molte persone nella confusione e nel disorientamento.

Ringraziamo il Direttore Ezio Luzzi, Paolo Luzzi e il fonico Antonio Romano per la gentile e gradita ospitalità in studio Elleradio che ha permesso alla nostra organizzazione sindacale CONSAP di far conoscere ai cittadini, colleghi di ogni corpo o reparto e tutti coloro che erano sintonizzati sulla frequenza radio o collegati da ogni parte del mondo tramite PC al portale della radio (http://www.elleradio.it) le attività del sindacato.

Alcuni momenti della diretta radiofonica a Elleradio 88,100 FM Stereo

Il lato oscuro dei social media, seminario di criminologia, con la dott.ssa Roberta Bruzzone, il 27 ottobre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, richiesta al Dipartimento della P.S. la frequenza in aggiornamento professionale

Il Lato Oscuro dei Social Media – nuovi scenari di rischio, nuovi predatori, nuove strategie di tutela”

Per venerdì 27 ottobre 2017, la Segreteria Nazionale CONSAP ha organizzato, dalle ore 9.30 alle ore 18.30, presso la Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri  – Largo Chigi 19 – ROMA – un Seminario di Criminologia dal titolo “Il Lato Oscuro dei Social Media – nuovi scenari di rischio, nuovi predatori, nuove strategie di tutela”.  Tra i relatori, la presenza della celebre dott.ssa Roberta Bruzzone, Criminologa  – Psicologa Forense e Presidente dell’Accademia Internazionale di Scienze Forensi , del Sostituto Procuratore della Repubblica Flaminio Monteleone, dell’Avv. Emanuele Florindi, del Segretario Nazionale Generale f.f. della CONSAP  Stefano Spagnoli e di esperti del diritto e dell’investigazione che arricchiranno le ore di aggiornamento professionale del seminario. Sono state invitate a partecipare anche  autorità dell’Amministrazione di P.S. e di Governo.
E’ stato richiesto al Dipartimento della P.S. il riconoscimento della giornata di studio come aggiornamento professionale, essendo le tematiche trattate rispondenti ai programmi di lavoro degli operatori di Polizia.
Nelle prossime comunicazioni su questo sito web maggiori informazioni sul seminario.

Accademia Internazionale di Scienze Forensi Il Seminario è in collaborazione con l’Accademia Internazionale di Scienze Forensi.

Ingresso riservato al personale della Polizia di Stato con accredito (per la capienza dei posti) alla mail dedicata: segreteria@consaproma.com

 

 

Scarica il PDF della Locandina Seminario

 dott.ssa Roberta Bruzzone, Criminologa  - Psicologa Forense e Presidente dell'Accademia Internazionale di Scienze Forensi

 

Il trauma del terremoto e i suoi effetti a breve e lungo termine: il ruolo dello psicologo nel sostegno alle vittime ed ai soccorritori

Il dr Santo Mazzarisi, Psicologo e Psicoterapeuta Associazione “Il Caleidoscopio” in convenzione con sindacato di Polizia CONSAP

L’intensità di un terremoto è valutata tramite parametri che indicano la quantità di energia liberata, ed il grado degli effetti sull’ambiente e sulle persone.  Il recente terremoto che ha travolto le popolazioni del centro Italia, con epicentro nel borgo di Accumoli e che ha causato centinaia di vittime e raso al suolo il paese di Amatrice, lo scorso 24 agosto, molte sue frazioni e causato danni e vittime anche nelle Marche, è valutato dal Centro Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di magnitudo pari a 6.2 gradi della scala Richter.
La misurazione della intensità e degli effetti è una scienza che si basa su calcoli che possono variare in base allo strumento di valutazione. Una varietà di fattori possono spostare l’asticella di qualche punto per cercare di descrivere in maniera quanto più vicina alla realtà il livello di distruzione e potenza del sisma.
Cosa diversa è invece la misurazione delle ferite dell’anima che un evento talmente catastrofico può causare alle persone che ne sono vittime dirette, ed a quelle che vanno in loro soccorso.
La vicinanza geografica tra Roma e le zone colpite del sisma ha fatto rivivere a molte persone la sensazione di un déjà-vu, rimandando alla memoria la notte del 6 aprile 2009, quando un altro terremoto distruttivo colpì l’Aquila.  Tante persone che si trovavano in questi posti per le ultime vacanze estive provenivano dalla Capitale, e molti di questi hanno subito gravi lutti a volte anche di interi nuclei familiari.
Tutto ciò ha reso più vicino a Roma ed ai suoi abitanti questo sisma, facendo vivere il dramma dei sopravvissuti come un dramma che in varie forme ha colpito tutti.
La macchina organizzativa dei soccorsi in situazioni come queste deve dimostrare la massima efficienza per salvare tutte le vite umane che è possibile salvare, per recuperare i corpi delle vittime e mettere in sicurezza ciò che il terremoto non ha distrutto. Fondamentale è ricostruire da subito una continuità con la vita interrotta dall’evento, per permettere una rapida ripresa con la quotidianità lavorativa e sociale ed avviare la ricostruzione dei luoghi.
Per un intervento di soccorso efficace, accanto agli interventi materiali non può mancare l’intervento psicologico.
Il ruolo della Psicologia della emergenza viene ufficializzato in Italia con il D.M. 13 febbraio 2001 con l’adozione dei “Criteri di massima per l’organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi”, che sanciscono la necessità di offrire il supporto psicologico a poche ore dell’evento catastrofico. Successive integrazioni sottolineano come sia necessario prestare la massima attenzione ai problemi di ordine psichiatrico-psicologico che possono manifestarsi sulle popolazioni colpite e sui loro soccorritori.  In linea con le indicazioni del legislatore, il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, in data 18 Giugno 2012, approva le Linee di Intervento sul supporto psico-sociale in emergenza.
Si profila in tal senso un intervento psicologico che rappresenta una deviazione dall’intervento classico di sostegno psicologico classicamente inteso e che assume una sua specificità di intervento. Gli interventi della psicologia dell’emergenza sono rivolte a persone che vengono considerate “normali”, che non vivevano prima dell’evento situazioni di difficoltà psicologica degne di nota, ma che in seguito all’evento rischiano di incorrere in disagi psicologici e sociali gravi,  a causa dello shock provocato dall’evento traumatico.
Cambia l’intervento anche perché cambia anche il soggetto dell’intervento.  A seconda delle risposte all’evento si possono individuare alcune tipologie di fruitori:

  • Vittime di primo livello, coloro che hanno subito direttamente l’evento critico;
  • Vittime di secondo livello, rappresentate da parenti e amici delle vittime di primo livello;
  • Vittime di terzo livello, rappresentate dai soccorritori, professionisti e volontari, chiamati ad intervenire sulla scena dell’evento traumatico, che a loro volta riportano risposte psicologiche per la traumaticità delle situazioni a cui devono far fronte;
  • Vittime di quarto livello, ovvero i membri della comunità, al di fuori dell’area colpita, che in qualche modo si sono interessati e occupati dell’accaduto.

È fondamentale nella Psicologia della Emergenza aiutare i superstiti a riconoscere la normalità delle loro risposte emotive all’evento. Nei primi momenti e nella fase immediatamente successiva all’evento c’è una alta frequenza di reazioni allo stress di grado lieve e moderato, che in genere non diventano problemi cronici. La maggioranza delle persone, infatti, si riprende pienamente da una reazione di stress di intensità moderata in un arco di tempo compreso tra 6 e 16 mesi. Le reazioni più comuni sono di diversa natura: emozionale, cognitivo, fisico e interpersonale.
Un evento che accade improvvisamente, come il terremoto, irrompe nella vita di tutti frammentando l’equilibrio precedente e creando reazioni di pericolo e sintomi di ansia. Tutto sembra irreale (“non può accadere proprio a me”) e ingiusto (“perché sta accadendo a me?”). L’evento critico stesso può causare reazioni emotive particolarmente intense, tali da poter interferire con le capacità di funzionare sia durante l’esposizione alla scossa/e che in seguito, per tempi diversi e individuali.
L’Associazione EMDR Italia individua tre fasi di reazioni possibili a breve termine che i superstiti possono vivere dal momento dell’esposizione al terremoto:

Fase di shock (senso di estraneità, di irrealtà, di non essere sé stessi, di non sentire il proprio corpo, di confusione, di disorientamento spaziale o temporale). Lo shock fa parte della fisiologica reazione acuta allo stress ed è un meccanismo che consente di mantenere un certo distacco dall’evento, necessario ad attutirne l’impatto e magari a far fronte alle necessità del primo periodo.

Fase dell’impatto emotivo: si possono provare una vasta gamma di emozioni quali tristezza, colpa, rabbia, paura confusione e ansia . Possono anche svilupparsi reazioni somatiche come disturbi fisici (mal di testa, disturbi gastro intestinali, ecc.), difficoltà recuperare uno stato di calma.

Fase del fronteggiamento: ci si comincia a interrogare su quanto è successo, a cercare delle spiegazioni ricorrendo a tutte le proprie risorse (“Perché è successo? Cosa posso fare? Perché a me? ….”)

Le reazioni più comuni che possono durare per un periodo di alcuni giorni e/o alcune settimane sono:

L’intrusività: la permanenza di immagini e memorie involontarie che possono presentarsi come brevi o come completa perdita di coscienza (per esempio rivedere i muri della propria casa crollare, risentire urla, il boato ecc.);

Evitamento: tentativo vano di evitare pensieri o sentimenti correlati al trauma, evitando luoghi, persone, situazioni che possono ricordarlo;
Umore depresso e/o pensieri persistenti e negativi su sé stessi o sul mondo (non vado bene, il mondo è totalmente pericoloso);
Senso di colpa verso di sé o verso gli altri per avere causato l’evento traumatico o le sue conseguenze; senso di colpa per essere sopravvissuto o per non avere subito danni fisici e/o alle cose;
Emozioni negative persistenti legate al trauma: continuare a provare paura, orrore, rabbia, vergogna, colpa anche quando la situazione volge al miglioramento;
Difficoltà nel dormire e/o difficoltà nell’alimentazione;
Senso di disinteresse per le attività e le cose.

Ognuna di queste reazioni può presentarsi considerando le differenze individuali, manifestandosi con intensità e durata variabile. Alcune persone possono sviluppare nel lungo termine disagi importanti come il disturbo post-traumatico da stress, ansia, attacchi di panico, depressione o dipendenza da sostanze.

Cosa si può fare?

Il primo passo nel sostegno alle vittime, come detto sopra, è aiutare la persona a saper riconoscere ed accettare le proprie reazioni emotive e le difficoltà che si possono avere durante o dopo l’esposizione all’evento traumatico: tutti possono avere reazioni forti davanti ad un evento così devastante qual è un terremoto distruttivo. Il sostegno psicologico tende in tal senso a rendere capace la persona di riconoscere i propri sistemi di attivazione, osservando il proprio stato emozionale senza giudicarlo.
È fondamentale parlare degli eventi critici aiutandosi a scaricare la tensione emotiva e ricordandosi che non si è soli, ma inseriti in un sistema e una organizzazione che può sostenere e aiutare emotivamente e psicologicamente.
Come è importante ricostruire le case ed i luoghi è altrettanto importante aiutare le persone a ristabilire prima possibile i contatti con le persone, luoghi e situazioni della vita e ristabilire una routine.
Le relazioni umane aiutano a ricreare quel senso di sicurezza che il terremoto ha minacciato con la sua violenza distruttiva. Pertanto è importante garantire sicurezza fisica immediata, offrire informazioni semplici sulle attività di soccorso e sui servizi per aumentare il senso di prevedibilità, controllo e sicurezza sulle modalità di assistenza e di risoluzione dell’emergenza. È importante anche proteggere le vittime dall’esposizione da traumi aggiuntivi: a volte il bisogno della persona di informazione può portarla a ricercare notizie sui media che possono in quella fase risultare disturbanti, in particolar modo per i bambini e gli adolescenti.
Proprio nei confronti dei bambini le linea guida invitano a prestare particolare attenzione, considerandoli portatori di bisogni speciali cui dare risposte adeguate. Spesso quest’ultimi infatti manifestano il dolore sotto forma di rabbia e in genere maggiormente attraverso il comportamento rispetto agli adulti. Il senso di colpa nei più piccoli è maggiormente enfatizzato così come il maggior bisogno di attenzione da parte di figure di riferimento.
L’intervento con i più piccoli deve essere improntato sulla semplicità e sincerità: dire la verità attenendosi ai fatti, usare parole semplici e adatte alla età, e fornire spiegazioni evolutivamente appropriate: con i bambini più piccoli può essere d’aiuto rassicurare sulla quotidianità, mentre quelli più grandi necessitano di spiegazioni più complesse.
Come i grandi anche i bambini hanno bisogno di sentirsi al sicuro e trasmettere loro il senso di sicurezza è fondamentale già nell’immediato, anche ricordando che ci sono persone fidate che si stanno preoccupando di risolvere le conseguenze dell’evento e stanno lavorando per evitare che possono avvenire ulteriori problemi ( medici, pompieri, poliziotti).
Il tempo è il predittore fondamentale per grandi e bambini se un evento è stato elaborato e gestito a livello emotivo e cognitivo. Se le reazioni faticassero a rientrare e il miglioramento tardasse è bene rivolgersi a professionisti preparati che possono aiutare a individuare i fattori che non consentono la naturale elaborazione dell’evento traumatico, aiutando a fronteggiare al meglio il disagio.

Il dott. Santo Mazzarisi, Psicologo presso il Centro Clinico Il Caleidoscopio , terapeuta EMDR, propone ai colleghi che abbiano operato nelle zone del sisma del 24 Agosto e che ritengano di chiedere un supporto specialistico , una serie di 4 incontri gratuiti tesi a superare la possibile fase di criticità attuale, attraverso l’uso della metodologia terapeutica dell’EMDR.

Per informazioni e appuntamento potete contattare direttamente la segreteria CONSAP di Roma.

dr. Santo Mazzarisi
Psicologo e Psicoterapeuta Associazione “Il Caleidoscopio”
in convenzione con sindacato di Polizia CONSAP

 

Burka sì, Burka no, il parere del dr. Edoardo Mori

Burka sì, Burka no, il parere del dr. Edoardo Mori

Burka sì, Burka no, il parere del dr. Edoardo Mori

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un commento dell’illustre giurista Edoardo Mori, relativo all’uso del burka, esaminando l’aspetto di diritto e quello che è opportuno fare.

Il  problema dell’uso o divieto del burka, deve essere valutato sotto due profili:
– ciò che dice il nostro diritto (valutazione dei jure condito);
– ciò che è opportuno e possibile fare (valutazione politica de jure condendo).
Il problema di diritto è generale se si affronta l’argomento di quali limiti si possono imporre a riti religiosi che contrastano con norme dello stato italiano o con l’ordine pubblico  (nozione questa ormai superata e valida solo rispetto ai tempi in cui si decide; una volta serviva per affermare che il divorzio doveva essere vietato, ora è stata invocata per i matrimoni gay!). È particolare se si cerca ciò che la legge ha stabilito fino ad ora.
Due problemi sono stati portati all’esame dei giudici: quello del porto del coltello rituale (kirpan) dei Sikh e la disposizione del Regolamento di PS, art 289 , secondo cui la foto sulla carte di identità, quindi sulla patente deve essere e a mezzo busto e senza cappello.
Il problema del coltello dei Sikh è stato affrontato male dai giudici perché quando nel 2009 i giudici di Cremona vennero chiamati a decidere, essi ritennero che il kirpan fosse un coltello e non un pugnale, come invece all’epoca era costante giurisprudenza della Cassazione (ora è cambiata e il kirpan va classificato, per la legge italiana, come un coltello) e dissero che per un Sikh costituiva giustificato motivo il portarlo; ma se all’epoca esso era un pugnale, che cosa c’entrava il giustificato motivo? Vi era un divieto di porto assoluto ed insuperabile; sarebbe un po’ come se un cristiano pretendesse di andare in giro con un pugnale con impugnatura a crocefisso in forza della sua fede!
Ma i giudici di Cremona volevano assolvere e si sono lanciati in affermazioni fantasiose quali : il porto di quel pugnale costituisce un segno distintivo di adesione ad una regola religiosa e, quindi, una modalità di espressione della fede religiosa, garantita dall’art. 19 Cost. oltre che da plurimi atti internazionali. Sta di fatto che la libertà religiosa non consente davvero atti illegali e che i “plurimi atti” se li sono inventati.
Successivamente il Consiglio di Stato, nel 2010 e nel 2012, ha negato il riconoscimento di associazioni di culto sikh perché in esse  vi era la regola vincolante del porto del kirpan e il divieto per le donne di divorziare (permettetemi di rilevare la sciocchezza di questa seconda affermazione: è vero che è garantita la parità fra i sessi, ma ciò non vieta che una donna o un uomo, volontariamente vi rinuncino; spesso si dimentica che la libertà individuale deve restare il principio supremo).
Sostanzialmente però la decisione di vietare il porto di un coltello in via permanente è corretta in base al diritto vigente: il giustificato motivo che consente il porto di uno strumento atto ad offendere è per sua natura legato a situazioni occasionali e temporanee (quando si fa una escursione, quando si va a caccia o pesca o a funghi, quando il cuoco si sposta con i suoi coltelli, quando si esce di casa per fare un lavoretto manuale ecc.) e non si può ipotizzare un giustificato motivo permanente. Significherebbe infatti attribuire ad una categoria di persone  una posizione privilegiata permanente.
Del resto il problema è facilmente superabile ove si consideri che nulla vieta di portare un kirman privo di filo e di punta.
Il problema della foto a testa nuda è nato anch’esso in relazione ai Sikh e ad altre religioni che impongono la copertura del capo con turbanti o veli. Il Ministero dell’interno, che una ne pensa e due ne sbaglia, aveva ceduto alle pretese di questi signori e aveva stabilito con circolare n. 4/95 del 14 marzo 1995, che bastava che il volto fosse scoperto; con altra circolare del 24 luglio 2000 il Ministero ha precisato che il turbante, il chador e il velo, imposti da motivi religiosi,” sono parte integrante degli indumenti abituali e concorrono, nel loro insieme, ad identificare chi li indossa, naturalmente purché mantenga il volto scoperto” e pertanto tali accessori sono ammessi, anche in ossequio al principio costituzionale di libertà religiosa, purché i tratti del viso siano ben visibili. Faceva l’acuta osservazione che se il regolamento vieta il cappello, non era vietato il velo! Avrebbe potuto rilevare che le suore vengono ritratte per l’appunto con il velo.  Ma perché allora prendersela con il povero cappello?
Non si erano resi conto che se la foto serve per identificare una persona, è necessario valutare l’insieme generale (viso, capelli, forma della testa, forma delle orecchie, ecc.); basti pensare come sia difficile riconoscere una persona che si è sempre vista con il cappello o il berretto militare, e viceversa.
Ed infatti  la Corte Europea dei diritti dell’uomo del ricorso nr.  24479/07 deciso il 13 novembre 2008  presentato da Shingara Mann Singh contro la Francia, che aveva giustamente negato il diritto ad avere solo mezza foto sulla patente,  ha negato che sussista un diritto a farsi fotografare con il turbante. La Corte sottolinea che la regolamentazione contestata si è mostrata più esigente in materia a causa dell’aumento dei rischi di frode e di falsificazione delle patenti di guida e aggiunge:  Tuttavia, l’articolo 9 della Convenzione sui diritti umani non protegge qualsiasi atto motivato o ispirato da una religione o convinzione . Inoltre, non garantisce sempre il diritto di comportarsi nel modo dettato da una convinzione religiosa e non conferisce agli individui che agiscono in tal modo il diritto di sottrarsi a norme che si sono rivelate giustificate. La Corte ricorda che la Commissione, investita da un ricorrente sikh che criticava la sua condanna per infrazioni all’obbligo fatto ai conducenti di motociclette di portare un casco di protezione, aveva considerato che il portare obbligatoriamente un casco di protezione era una misura necessaria per i motociclisti, e che l’ingerenza nell’esercizio del diritto alla libertà di religione era giustificata per la tutela della salute dell’interessato.
Dopo aver posto queste basi teoriche sul problema  generale, passiamo al caso particolare del mascheramento. Esso è regolato da due norme:
L’art. 83 del TULPS: È’ vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa  da euro 10 a euro 103. È vietato l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto;
L’art. 5 della L. 22 maggio 1975, n. 152: È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.  È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. Il contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza.
La Cassazione ha così precisato, in modo costante, il contenuto della prima norma : L’art 85 comma primo della legge di pubblica sicurezza vieta a chiunque di comparire mascherato in luogo pubblico nel terzo comma poi, si vieta l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di ps con apposito manifesto. La prima disposizione ha carattere assoluto, essendo diretta ad impedire che mediante il mascheramento, che può attuarsi anche nella forma del travestimento della persona in abiti femminili, possano compiersi azioni criminose o illecite, tra le quali vanno indubbiamente annoverate quelle contro il buon costume, rientrante nell’ordine pubblico che la legge intende appunto tutelare. Relativo, invece, e il carattere dell’altra disposizione, poiché consente soltanto in casi eccezionali e con modalità espressamente stabilite, l’uso della maschera vera e propria quella cioè che copra il viso e che e cosa ben diversa dal travestimento o dal travisamento.
La legge 152/1975 si è limitata ad ampliare il divieto del mascheramento anche nei luoghi aperti al pubblico e a preveder espressamente  il mascheramento a mezzo casco.
In conclusione non vi è dubbio che allo stato della legislazione sia proibito l’uso di indumenti che non consentono il riconoscimento della persona e, in special modo di quelli che coprono il viso in tutto o in parte.
Trattasi ora di valutare se questa conclusione venga a ledere il diritto alla religione nel momento in cui si vietano condotte richieste dalla fede.
La risposta è però alquanto facile; la libertà di religione è solo uno dei molti precetti costituzionali e non fra i più importanti: anch’esso deve essere esercitato nel quadro dei principi generali della Costituzione e in equilibrato rapporto con gli altri diritti. Se la legge ritiene di vietare certe condotte perché dannose, asociali, contrarie al principi di parità ed eguaglianza (ad es. inferiorità della donna), alle radici culturali di un popolo (ad es. monogamia), non vi è contrasto con la Costituzione in nome della libertà di  una religione che può anche avere una impostazione incostituzionale (razzismo, plagio o circonvenzione dei proseliti, collusione con potenze straniere, spregio della vita umana, spregio per gli animali, spregio per il paese ospitante e i suoi interessi, ecc.).
Non credo proprio che vi sia nulla di incostituzionale nel vietare condotte già vietate in via generale dalla legge che le ha ritenute pericolose o dannose o nell’introdurre nuove norme ravvisando nuovi motivi di incompatibilità con la nostra civiltà.
Il problema di questa nuova normativa (e qui esaminiamo l’aspetto de jure condendo) è vasto e all’attenzione di tutti i paesi  civili (in altri paesi e in particolare proprio in quelli  da cui provengono coloro che pretendono di conservare i loro culti tribali o medievali il problema non si pone perché è proprio la loro religione a non tollerare altre fedi).
I riti religiosi primitivi (e sono primitivi anche se in uso da millenni) possono essere cruenti, degradanti, o imposti a bambini e giovani incapaci di opporsi.  Forte ad esempio è l’opposizione ai metodi di uccisione tradizionale degli animali. In Polonia non è più legale la macellazione rituale, caratteristica dell’ebraismo e dell’islam. La Corte Costituzionale ha stabilito a gennaio che le pratiche kosher e halal rappresentano una violazione dei diritti non in linea con gli standard, anche europei, sull’abbattimento degli animali. Negli Stati Uniti si cerca di vietare  la circoncisione praticata ancora da sette ortodosse e che prevede che il celebrante succhi il sangue dal pene del  bambino, spesso provocandogli infezioni. L’ONU stessa ha dovuto intervenire contro la pratica dell’infibulazione.
È quindi chiaro che ogni paese ha dei canoni morali, etici, giuridici che sono ben più importanti, nella scala dei diritti, del diritto alla libertà di religione il quale è nato per impedire conversioni forzate o discriminazioni degli “infedeli” e non certo per consentire ad ognuno di affermare che in nome della religione può mettersi contro l’ordine sociale in cui vive. Se la nostra cultura è riuscita a stabilire che la chiesa cattolica non può scampanare quando e come vuole, ma deve rispettare le norme sull’inquinamento acustico, sarebbe evidentemente un assurdo affermare che un muezzin può schiamazzare con l’altoparlante dal suo minareto, in nome della sua religione o che chi professa la fede nudista, può girare nudo per la città.
Le società occidentali hanno sì affermato il principio della libertà di religione, ma in quanto essa deve essere e restare una cosa intima e personale; è anche un diritto di tutti coloro che hanno altre fedi, di non essere molestati dalle fedi altrui. Aveva ben espresso il concetto il filosofo illuminista Pierre Bayle quando disse non credo alla mia religione, che è l’unica vera, figurasi se posso credere a quella degli altri!
Inoltre i riti con sui si esplicano le fedi, sono una cosa diversa dalla fede stessa; una fede resta immutata nei secoli in quanto essenziale, i riti sono accidentali e devono adeguarsi al corso della civiltà, come ha sempre ben dimostrato di saper fare il cristianesimo. Se non fosse così avremmo ancora riti dell’uomo di Neanderthal  e il cannibalismo sacro! La nostra civiltà si è allontanata dall’oscurantismo; sarebbe tragico se facessimo passi indietro.


dr. Edoardo Mori

Il dr. Edoardo Mori, autore dell’articolo

 

 

Violenza Domestica, chi sono gli autori delle violenze nelle relazioni intime e quale trattamento possibile? Parliamone con il dr. Santo Mazzarisi, referente Centro di Ascolto per Uomini in difficoltà nelle relazioni affettive “La Vera Forza”, Associazione Il Caleidoscopio

Dott. Santo Mazzarisi Referente Centro di Ascolto per Uomini in difficoltà nelle relazioni affettive: La Vera Forza, Associazione Il Caleidoscopio.

Dott. Santo Mazzarisi Referente Centro di Ascolto per Uomini in difficoltà nelle relazioni affettive: La Vera Forza, Associazione Il Caleidoscopio.

In questo articolo per la rubrica “Cultura & Conoscenze”, continua l’approfondimento sulla tematica di psicologia e studio dei comportamenti umani nei vari aspetti. Abbiamo chiesto un nuovo contributo al dr. Santo Mazzarisi dell’Associazione “Il Caleidiscopio”  con cui la CONSAP ha attivato ormai da tempo una convenzione.
Parliamo stavolta di “violenza domestica”e chi sono gli autori delle violenze nelle relazioni intime e quale trattamento possibile da intraprendere.

 

La definizione di violenza domestica contiene al suo interno agiti, comportamenti e modalità relazionali che variano in base alla varietà di rapporti all’interno delle famiglie.
C’è la violenza di un genitore nei confronti di un figlio, quello di un partner o ex partner nei confronti dell’altro/a oppure quella di un figlio su un genitore, quello dei nonni nei confronti dei nipoti o quella agita da chi si occupa di un anziano o un disabile. Purtroppo l’elenco rischia di diventare poco esaustivo perché la violenza spesso si annida in forme non visibili, nascoste agli occhi dei più, e forse percepita ma poco visibile anche da parte di chi la subisce.
Un esempio può chiarire meglio questo punto: modalità relazionali di un partner controllante possono essere presentate da chi le agisce come segno di attenzione e di amore, e ciò può mettere sullo sfondo l’idea di un comportamento violento, enfatizzando gli aspetti che il partner vuole far passare come positivi e accudenti, quando in realtà sono palesemente manipolativi. Una situazione come questa è in realtà molto frequente, e tale frequenza può “normalizzare” il comportamento violento, rendendolo socialmente accettabile e considerandolo una colpa di poco conto.
Il legislatore ha fornito negli ultimi anni strumenti utili a contrastare sempre più i reati dentro l’ambito familiare.
La Legge 23 aprile 2009 n. 38, con l’inserimento dell’art. 612-bis nel Codice Penale, stabilisce che “è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.
La legge stabilisce inoltre che “la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa oppure se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità”.
Tutto ciò prevede, nel caso in cui non sia stata già sporta querela e non siano stati perpetrati reati Volantino La Vera Forzaprocedibili d’ufficio, la possibilità di rivolgere al Questore, quale autorità di Pubblica Sicurezza, istanza di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta molesta. Con il D.L. 93/2013 l’Ammonimento è previsto anche per i casi di Violenza Domestica, in cui sono presenti i “reati sentinella”, come percosse o lesioni. In tal caso non sono ammesse segnalazioni anonime, ma è garantita la segretezza delle generalità del segnalante, inoltre l’ammonito deve essere informato dal Questore sui centri di recupero e servizi sociali disponibili sul territorio.
Il legislatore, pertanto, ha individuato oltre che il reato e le conseguenti pene, anche la possibilità per gli autori di violenza domestica di riferirsi a contesti riabilitativi e di recupero delle proprie capacità e funzioni relazionali.
Da cosa nasce la violenza domestica?
La violenza domestica è un fenomeno complesso che va compreso e trattato con relativa complessità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002 ha individuato i fattori di rischio nell’insorgenza di comportamenti abusivi, raggruppandoli in 4 livelli in interazione tra loro.
Livello individuale: fattori legati all’età, all’uso di sostanze ed al bere, disturbi di personalità, stati depressivi, basso livello di scolarità e bassa capacità di reddito, violenza assistita o subita.
Livello relazionale: alti livelli di conflittualità e instabilità coniugale, dominio maschile in famiglia, stress economico, scarso funzionamento familiare.
Livello comunitario: un contesto latitante che non sanziona i comportamenti violenti in famiglia, basso capitale sociale, povertà.
Livello sociale: norme tradizionali e culturali legate alla predominanza di un genere sull’altro, norme sociali che giustificano la violenza.
Gli interventi di trattamento sugli autori di violenza domestica non possono prescindere tale complessità di fattori. Privilegiarne uno vuol dire sottovalutare la potenzialità omeostatica degli altri, ovvero la tendenza a mantenere inalterato l’atteggiamento violento anche quando se ne cambiano le modalità di azione. Ciò può accadere quando l’attenzione è posta su uno solo di questi fattori.
Ad esempio, i trattamenti improntati fortemente sul modello culturale, presenti in alcuni contesti di intervento italiani, rischiano di creare un pensiero unico in cui, il modello familiare patriarcale tradizionale, diventa elemento principe dell’origine della violenza familiare: un po’ come dire che tutti i maschi cresciuti in famiglie “tradizionali” rischiano di diventare violenti!
La riflessione scientifica invita a valutare la complessità dell’individuo e delle sue relazioni per offrire risposte quanto più attendibili e valutabili. La tentazione di trovare un “profilo psicologico o psicopatologico” dell’autore di violenza domestica rappresenta un ulteriore rischio di renderci vittime di pregiudizi. Dutton, dopo quasi 20 anni di lavoro con gli uomini violenti, afferma “Tutti noi abbiamo lo stereotipo dell’uomo violento: volgare, incolto, un vero e proprio animale. Ma questo non è che un cliché. Quando ho cominciato a mettere insieme gruppi di terapia per gli uomini violenti, sono rimasto sorpreso dalla ‘normalità’ dei partecipanti che ci erano stati mandati dall’autorità giudiziaria”.
Allo stesso tempo le classificazioni possono essere utili per valutare il tipo di intervento da intraprendere. Ad esempio se l’autore di violenza è un narcisista manipolatore un intervento di counseling di coppia diventa inefficace per la capacità di portare avanti solo le sue ragioni, rischiando di confondere ulteriormente la vittima, oppure se è un soggetto che presenta un  discontrollo della impulsività legato a una patologia organica, ad esempio un etilismo cronico, avrà necessità di un intervento diverso da chi usa il controllo sulla vittima in base ad una convinzione sottoculturale di superiorità di genere.
Lo studioso Elbow descrive l’aggressore domestico secondo quattro tipologie:
il controllore: colui che non tollera che il proprio dominio e autorità siano messi in discussione e che pretende un controllo totale sui familiari;
il difensore: vive l’altrui autonomia come una minaccia abbandonica e sceglie speso donne in condizione di dipendenza;
Colui che cerca approvazione: in ricerca perenne di conferme per la propria autostima e aggressivo verso qualsiasi critica;
l’incorporatore: tende a un rapporto totalizzante e fusionale con la partner e la sua violenza è proporzionale alla minaccia reale o alla sensazione di perdita dell’oggetto d’amore vissuta come catastrofica perdita di sé.
Le quattro tipologie elencate rendono ragione dell’erompere della aggressività davanti ad una separazione, o anche davanti la sola minaccia di essa. Ciò che emerge fortemente nel lavoro con gli autori di violenza domestica è l’idea di non riuscire a sostenere una separazione in particolare in quei casi in cui i vissuti abbandonici sono stati ben presenti nel passato nelle prime esperienze familiari.
Parecchie ricerche hanno analizzato questi casi negli studi sui livelli di attaccamento e negli studi sulla origine traumatiche di alcuni comportamenti violenti.
I bambini abbandonati o con una madre emotivamente distaccata e rifiutante mostrano negli studi di Bowby, il creatore della teoria dell’attaccamento, la nascita di uno stile di attaccamento insicuro, caratterizzato da forte dipendenza e contemporaneo timore di essa e dell’abbandono: siamo davanti alla tipica ambivalenza del partner abusante che alterna atteggiamenti affettuosi e aggressivi.
Dutton, esperto in autori di violenza, individua invece nella figura di identificazione paterna la possibile genesi della personalità abusante. Lo studioso rileva che nelle biografie dei violenti ci sono padri freddi, distanti, brutali, che continuamente li umiliavano e rifiutavano ed il cui impatto psicologico è stato talmente forte da mettere in secondo piano il possibile rifiuto materno.
Le teorie esposte rappresentano ovviamente una spiegazione del fenomeno e non una giustificazione: si parla di probabilità statistica e non di determinazione diretta. Un esempio di ciò è la capacità di resilienza mostrata negli studi da bambini che avevano vissuto esperienze avverse: la capacità di ripresa e rapido superamento di un evento dannoso.
Creare uno spazio di ascolto e trattamento per la violenza domestica appare pertanto una esigenza fondamentale per il contrasto alla violenza, al pari della protezione verso le vittime, così come suggerisce il legislatore, ed è carica di elementi di complessità che possono venire trattati da esperti nell’ambito e che non può essere delegata alla improvvisazione e alla “buona volontà”.  A volte l’ammonimento viene inteso come un rassicurante e bonario consiglio a smettere un comportamento, che per la specifica personalità della persona a volte è complesso abbandonare. Maggiore professionalità ed esperienza in tal senso rappresentano una garanzia di maggior controllo sulla recidiva dei comportamenti violenti.
E adesso una recente esperienza..
L’associazione Il Caleidoscopio da anni si interessa del fenomeno avendo aperto nel 2013 il Centro di Ascolto per Uomini in difficoltà nelle relazioni affettive denominato La Vera Forza, collaborando con realtà territoriali e formando i propri operatori al trattamento degli autori di violenze domestiche. Il lavoro finora condotto ha spinto a interrogarsi sulla valutazione dell’efficacia degli interventi e la riduzione del rischio di recidiva.
A questa esigenza ha risposto il gruppo di lavoro dell’Ordine degli Psicologi del Lazio sulla Violenza nelle relazioni intime, che ha avviato un progetto di ricerca e intervento presso alcuni penitenziari del Lazio, dell’Abruzzo e dell’Umbria sul maltrattamento e sul rischio di recidiva.
Il punto di partenza della ricerca, che sta coinvolgendo attualmente la formazione degli operatori penitenziari, è valutare il rischio, sulla base del quale organizzare misure adeguate e coerenti, improntando un percorso di valutazione psicologica del detenuto per reati della sfera della violenza domestica e il possibile inserimento in un percorso di gruppo.
La cornice teorica su cui si muove il progetto è il costrutto di psicopatia, nella cui definizione di Robert Hare (2009), è “un disturbo della personalità definito da una serie specifica di comportamenti e relativi tratti di personalità che sono valutati come negativi e dannosi da un punto di vista sociale”.
Ad alti livelli di psicopatia corrisponde un aumentato rischio di recidiva di comportamenti violenti.
Lo strumento diagnostico più utilizzato al mondo per la misurazione del costrutto di psicopatia è la PCL-R: si tratta di un test clinician-report multimetodo che, attraverso l’applicazione di un’intervista semi strutturata e l’analisi della documentazione personale, degli atti processuali e delle informazioni collaterali relative al soggetto, permette di valutare accuratamente il grado di psicopatia di un individuo.
La ricerca attualmente è in fase di avvio e verrà condotta dal comitato d’area del gruppo di lavoro sulla violenza nelle relazioni intime dell’ordine degli psicologi del Lazio.

Dr. Santo Mazzarisi
Referente Centro di Ascolto per Uomini in difficoltà nelle relazioni affettive: La Vera Forza, Associazione  Il Caleidoscopio.

Just Press Start(Up), dall’idea all’impresa di Danilo Iervolino, presentazione del nuovo libro all’Universitas Mercatorum

Da sinistra, il dr Antonio Derinaldis Coordinatore di sede Roma Università Telematica Pegaso, il dr. Danilo Iervolino - Presidente delle Università Mercatorum e Pegaso - autore del libro, Gianluca Guerrisi Segretario Generale Aggiunto CONSAP di Roma

Da sinistra, il dr Antonio Derinaldis Coordinatore di sede Roma Università Telematica Pegaso, il dr. Danilo Iervolino – Presidente delle Università Mercatorum e Pegaso – autore del libro, Gianluca Guerrisi Segretario Generale Aggiunto CONSAP di Roma

Martedì 12 luglio u.s. una delegazione della CONSAP, composta dal Segretario Generale Aggiunto di Roma Gianluca Guerrisi e dal Segretario Generale della CONSAP Pensionati Terenzio D’Alena, ha partecipato alla presentazione del nuovo libro di Danilo Iervolino presso la sede dell’Universitas Mercatorum a Roma.
Il nuovo libro, di Giapeto editore, è un vero viaggio nel mondo delle imprese innovative, quando l’idea può diventare realtà vincente, il faro è proiettato alle startup, sia come attività online che sede fisica, mettendo in campo tutti gli ingredienti per portare al successo, con scelte oculate per vincere le sfide del mercato, trovarsi al posto giusto al momento giusto, sempre in linea con il fare, con il muoversi, con la concretezza, con l’avidità di realizzare, senza sprecare energie.
Individuare chi, stabilire cosa, quando e come.
La presentazione del libro è stata moderata da Sergio Luciano, giornalista di Panorama, sono intervenuti Giovanni Cannata, Rettore Universitas Mercatorum, Francesco Fimmanò, Direttore Scientifico Universitas Mercatorum, Paolo Ghezzi, Direttore Generale Infocamere, Bernardo Mattarella, Dirigente Invitalia, Giuseppe Tripoli, Segretario Generale Unioncamere, Tonino Gentile, Sottosegretario allo Sviluppo Economico, saluti del Prof. Alessandro Bianchi Rettore dell’Università Telematica Pegaso.
Molto apprezzate le conclusioni del Presidente e autore del libro Danilo  Iervolino che ha indicato, durante la presentazione, nell’Universitas Mercatorum la casa dove formare gli startupper per trasformare le proprie idee in vincenti e dirette alla concretizzazione.

Danilo Iervolino, Presidente delle Università Pegaso e MercatorumIl tavolo dei relatori e il pubblico presente alla presentazione del libro Il nuovo libro di Danilo Iervolino presentato all'Universitas Mercatorum

 

Ippoterapia, ricerca del benessere per ritrovare autostima ed auto efficacia, combattere autismo, ansia, insonnia e traumi da infortuni: parliamone con il dr Andrea Bellinelli dell’Ambulatorio di Psicologia ATèPSI

Ippoterapia, ricerca del benessere per ritrovare autostima ed auto efficacia, combattere autismo, ansia, insonnia e traumi da infortuni

Ippoterapia, ricerca del benessere per ritrovare autostima ed auto efficacia, combattere autismo, ansia, insonnia e traumi da infortuni

E’ già dal 300 a.c. con Ippocrate di Coo, medico della Grecia antica, considerato il padre della medicina che si sono scoperti i benefici terapeutici dell’uso del cavallo per combattere ansia ed insonnia. L’utilizzo del cavallo a fini riabilitativi inizia alla fine della prima guerra mondiale in Scandinavia ed in Inghilterra, seguiti poi da numerosi altri paesi.

In Italia viene introdotta nel 1975 grazie alla dottoressa belga Danièle Nicolas Citterio.

Tanti sono i centri ippici nel nostro paese che promuovono questo lavoro, non tutti però hanno una funzione propriamente riabilitativa, è importante che le persone che intendano iniziare un percorso del genere si documentino sulla formazione degli operatori per non far diventare un momento riabilitativo/terapeutico solo una semplice passeggiata a cavallo.

Il cavallo è un animale da preda, non obbliga ad interagire con lui, c’è solo quando lo si cerca ed è anche per questo che è considerato un ottimo strumento di facilitazione relazionale, il cavallo si lascia accarezzare e toccare ma richiede di essere accudito, e’ un animale grande e potente, starci sopra offre un senso di protezione, può avere un effetto sull’autostima e sulla fiducia in se stessi. Il cavallo facilita inoltre indirettamente le relazioni con le persone presenti, gli educatori, gli insegnanti, gli altri pazienti ed i loro familiari. Ma è il professionista che imposta, modula ed effettua la terapia con percorsi individualizzati tramite la definizione di un progetto.

Diverse sono le patologie che traggono dei benefici e che non riguardano solo l’infanzia, come ad esempio l’autismo, paralisi cerebrali infantili, ritardo mentale, sindrome di Down ma anche i traumi legati all’infortunistica stradale ed al lavoro.

La riabilitazione prosegue per tappe ed obbiettivi da raggiungere delineando un percorso strutturato.

Gli esercizi vengono differenziati in base alle caratteristiche, difficoltà e punti di forza del soggetto, portando ad una modulazione degli obiettivi terapeutici con il passare del tempo. Si inizia con un periodo di osservazione valutativa della persona presa in cura ed in base a questo viene effettuata la scelta del cavallo. Il cavallo fornisce uno stimolo motorio e psichico, ad esempio, lo stimolo che da al cavaliere è simile a quello del camminare, per i bambini che camminano con difficoltà è possibile quindi riprodurre uno stimolo di questo tipo adattando i propri movimenti a quelli del cavallo che essendo ritmici sono facili da assecondare. L’andamento acquisito facilita una regolazione del tono muscolare, il raddrizzamento capo-tronco, un aiuto alla normalizzazione del tono muscolare e sarà compito del terapista cercare di ottenere, ove questo sarà possibile, i migliori risultati per quel paziente. Il cavallo inoltre incrementa quegli aspetti motivazionali che inficiano sulla riabilitazione, sarà quindi più facile che il bambino sia motivato a seguire una programma riabilitativo grazie alla presenza dell’animale.

Sostanzialmente si può suddividere in tre stadi il lavoro che il terapista ed il paziente faranno assieme.

Il primo è quello dell’ippoterapia propriamente detta che inizia con l’approccio all’animale, prima a terra e poi a cavallo con l’istruttore, in cui vi sono i primi contatti fisici, la stimolazione tattile intensa con l’animale facilita anche la conoscenza del proprio corpo e la differenziazione del sé,  si inizia prendendosi cura del cavallo per poi prendersi cura dei propri bisogni, ad essere gratificati dall’offrire cure e dal ricevere manifestazioni di affetto, stadio questo che è rivolto in particolar modo alla persone disabili che hanno difficoltà motorie e relazionali.

Il secondo step è quello della riabilitazione equestre in cui il soggetto sempre sotto la guida di un terapista assume un ruolo attivo nella conduzione del cavallo.

Il terzo step è quello del reinserimento sociale, il raggiungimento di una notevole autonomia con la possibilità di insegnare agli altri quanto appreso e di iniziare l’approccio sportivo all’equitazione.

Ovviamente non tutte le persone potranno raggiungere gli stessi traguardi ma ognuna di loro potrà avere dei benefici che si auspica possano essere generalizzati nella loro vita quotidiana, forse questo  l’obiettivo principe del percorso.

Diversi sono gli aspetti cognitivi che vengono interessati grazie al rapporto con l’animale, come il linguaggio, la memoria la comprensione e l’apprendimento, imparando ad esempio le principali parti anatomiche del cavallo, gli strumenti del mestiere, il loro utilizzo. Oltre all’area prettamente cognitiva vengono stimolate, come in parte già detto in precedenza altre aree come quella relazionale e della motricità.

Come nella maggior parte dei progetti riabilitativi si auspica che l’ippoterapia vada ad inserirsi all’interno di una rosa di interventi che coinvolga l’intera rete familiare e sociale dell’utente promuovendone il benessere. Nello specifico a beneficiare dei risultati prodotti non sarà soltanto l’utente, direttamente coinvolto, ma anche l’intera rete familiare e socio-educativa che se ne prende cura. Questo lo possiamo notare anche osservando i contesti in cui si svolge l‘ippoterapia, che essendo all’aria aperta ed a contattato con la natura, facilitano momenti di aggregazione spontanea e di condivisione tra parenti e genitori, promuovendo una naturale condivisione di problematiche che spesso vengono gestite solitariamente aumentando così il senso di autostima e di auto efficacia.

Il dr. Andrea Bellinelli


Convenzione CONSAP - ATèPsy

Link della convenzione per gli iscritti alla CONSAP
https://consaproma.wordpress.com/2016/02/23/studio-di-psicologia-atepsy-ambulatorio-territoriale-di-psicologia-convenzione-consap-psicoterapia-sostegno-psicologico-consulenze-relazionali-interventi-domiciliari-servizi-per-il-benessere-ps/

Omicidio stradale, convegno Università Pegaso e Consap: una legge tra luci e ombre, notizie e video LaPresse

Convegno sull'omicidio stradale, "tra luci e ombre" organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Riportiamo il lancio agenzia informazione di stampa che ha seguito in diretta il convegno.

Roma, 18 mag. (LaPresse) – E’ in corso nella sede dell’Università telematica Pegaso a Palazzo Bonadies Lancellotti, in via San Pantaleo a Roma, il convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia), in collaborazione con l’Università Telematica Pegaso. Il Convegno, al quale parteciperanno, tra gli altri, il Rettore Prof. Alessandro Bianchi, l’Ing. Sergio Dondolini -Direttore Generale Sicurezza Stradale del Ministero Infrastrutture e Trasporti, il Dirigente Polstrada Giandomenico Protospataro, l’Avv. Gianmarco Cesari in rappresentanza dell’Ass. Italiana Familiari Vittime della Strada e il Dott. Giorgio Innocenzi, Segretario Generale della Consap, ha l’obiettivo di accendere i riflettori su una legge da tanto tempo invocata che se da un lato ha colmato una evidente lacuna del nostro Codice Penale, introducendo una fattispecie di reato insufficientemente punita, dall’altro presenta molte incognite in via applicativa, anche alla luce di una giurisprudenza non ancora consolidatasi. Scopo del convegno è quello di chiarire se la legge, oltre a garantire un più elevato livello di giustizia, possa essere una valida risposta anche sul fronte della sicurezza stradale, poste le modifiche apportate anche al Codice della strada.

Egr

 

Clicca sul link e sull’immagine per vedere il video

Video LaPresse sul Convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Video LaPresse  sul Convegno sull'omicidio stradale, "tra luci e ombre" organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Video LaPresse sul Convegno sull’omicidio stradale, “tra luci e ombre” organizzato dalla Segreteria Provinciale Consap di Roma

Omicidio stradale, Consap: Legge va modificata, ambulanze e polizia a rischio

Giorgio Innocenzi - Intervista LaPress

Giorgio Innocenzi – Intervista LaPress

(LaPress) “Quella sull‘omicidio stradale è una legge importante che impone però una riflessione. C’era necessità di un inasprimento delle sanzioni per quanto riguarda la guida sotto effetto di droga o in stato di ubriachezza, tuttavia, visto anche l’iter complesso di formazione, non è la legge che ci si aspettava e va modificata”. Così Giorgio Innocenzi, segretario generale Consap, al convegno sull’omicidio stradale organizzato con l’Università telematica Pegaso. “Questa legge equipara – spiega Innocenzi – chi è sotto effetto di stupefacenti a chi è sobrio, mettendo a rischio il principio di equità. Non solo, anche gli operatori di polizia rischiano sanzioni perché non sono previste scriminanti per chi agisce in soccorso, come ambulanze, vigili del fuoco o polizia“.

Il video dell’intervista clicca link e immagine LaPresse

Intervista La Press a Giorgio Innocenzi

LaPresse - Intevista a Giorgio Innocenzi

 

Domani diretta streaming PEGASO TV al Convegno Omicidio Stradale organizzato dalla CONSAP, anche diretta Twitter e Facebook CONSAP Roma

Convegno Omicidio CONSAP 2016Domani, 18 maggio 2016 ore 9.30 Sede Pegaso di Roma
‪#‎Consap‬ e ‪#‎Unipegaso‬ insieme per discutere sul tema controverso dell’omicidio stradale, alla presenza di personalità autorevoli del mondo delle istituzioni e delle maggiori associazioni interessate.
Il convegno potrà essere seguito in streaming sul canale Unipegaso.tv e diretta Facebook e Twitter CONSAP Roma.


Segui le attività del Convegno ai Canali:

Pegaso Tv

Omicidio Stradale, convegno CONSAP del 18 maggio 2016, AGI (Agenzia Italia) e DIRE (Agenzia di Stampa Quotidiana)

Polizia Stradale Lazio

Polizia Stradale Lazio

La notizia del Convegno sull’Omicidio Stradale, in programma per mercoledì 18 maggio 2016 presso l’Università Telematica PEGASO in Roma ed organizzato dalla CONSAP – Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia – Segreteria Provinciale di ROMA, ripresa dalla Agenzie di Stampa Nazionale AGI e DIRE. Il Convegno sarà aperto dal saluto del Rettore Prof. Alessandro Bianchi, del Segretario Generale Nazionale dr. Giorgio Innocenzi e dal Dirigente del Compartimento della Polizia Stradale per il Lazio dr. Michele La Fortezza. Modera il giornalista Michele Cucuzza.

 

Per tutte le informazioni link: https://consaproma.wordpress.com/2016/05/07/lomicidio-stradale-tra-luci-ed-ombre-una-legge-perfetta-o-perfettibile-convegno-alluniversita-telematica-pegaso-mercoledi-18-maggio-2016-ore-09-30/

Omicidio stradale: luci e ombre convegno Consap a Roma=

AGI Agenzia Italia(AGI) – Roma, 10 mag. – “L’omicidio stradale, tra luci e ombre”: e’ il titolo scelto per l’appuntamento del 18 maggio  a Roma, ore 9,30 presso la sede dell‘universita’ telmatica Pegaso (Palazzo Bonadies lancellotti, via San Pantaleo 66), con il quale la Consap (Confederazione sindacale autonoma di Polizia) intende proporre un approfondimento sulla legge da poco varata dal Parlamento. All’appuntamento parteciperanno, tra gli altri, il direttore generale Sicurezza Stradale del ministero Infrastrutture e Trasporti, Sergio Dondolini, il dirigente di Polstrada Giandomenico Protospataro, l’avvocato Gianmarco Cesari in rappresentanza della Associazione Nazionale Famigliari Vittime della Strada.

(AGI) Mol 101909 MAG 16

 

SICUREZZA. CONVEGNO CONSAP: L’OMICIDIO STRADALE, TRA LUCI E OMBRE

DIRE Agenzia di Stampa Quotidiana(DIRE) Roma, 10 mag. – Mercoledi’ 18 maggio alle 9:30 la Segreteria Provinciale Consap di Roma ( Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia), in collaborazione con l’Universita’ Telematica Pegaso, organizza a Roma il Convegno sull’Omicidio stradale, “tra luci e ombre” presso la Sede dell’Universita’, Palazzo Bonadies Lancellotti, in via San Pantaleo n.66.    Il Convegno, al quale parteciperanno, tra gli altri, il Rettore Prof. Alessandro Bianchi, l’Ing. Sergio Dondolini – Direttore Generale Sicurezza Stradale del Ministero Infrastrutture e Trasporti, il Dirigente Polstrada Giandomenico Protospataro, l’Avv. Gianmarco Cesari in rappresentanza dell’ Ass. Nazionale Familiari Vittime della Strada e il Dott. Giorgio Innocenzi, Segretario Generale della Consap, ha l’obiettivo di accendere i riflettori su una legge  da tanto tempo invocata che se da un lato ha colmato una evidente lacuna del nostro Codice Penale, introducendo una fattispecie di reato insufficientemente punita, dall’altro presenta molte incognite in via applicativa, anche alla luce di una giurisprudenza non ancora consolidatasi. Scopo del Convegno e’ quello di chiarire se la Legge, oltre a garantire un piu’ elevato livello di giustizia, possa essere una valida risposta anche sul fronte della sicurezza stradale, poste le modifiche apportate anche al Codice della Strada.

(Com/Rai/ Dire) 19:23 10-05-16 NNNNNNN

Corso sull’Abuso e Maltrattamento all’Infanzia organizzato dall’Osservatorio Sanità CONSAP, Sala Conferenze Questura di Roma gremita, uno strepitoso successo

Corso sull'Abuso e Maltrattamento all’Infanzia organizzato dall'Osservatorio Sanità CONSAP, Sala Conferenze Questura di Roma gremita, uno strepitoso successo

Corso sull’Abuso e Maltrattamento all’Infanzia organizzato dall’Osservatorio Sanità CONSAP, Sala Conferenze Questura di Roma gremita, uno strepitoso successo

L’occasione di trattare il tema dell’abuso e del Maltrattamento all’Infanzia è stata data dall’incontro tenutosi il 21 aprile scorso, presso l’Aula Magna della Divisione Personale della Questura di Roma, sita a Roma in via Statilia n. 30, dal titolo  Abuso e Maltrattamento all’Infanzia “come accogliere le rivelazioni del bambino”.
Continua il percorso formativo attivato dalla CONSAP con seminari, convegni, focus e momenti di aggregazione finalizzati al miglioramento delle specifiche professionali degli appartenenti alla Polizia di Stato.

La Sala Conferenze Questura di Toma a Via StatiliaLa giornata di studio è stata condotta dalla dott.ssa Maria Pagano, psicologa esperta della materia, che ha messo luce sull’importanza della comunicazione verbale e non verbale in un contesto delicato quale l’ascolto del minore vittima di abuso e maltrattamento, con riferimento alle linee guida internazionali dal punto di vista legale e procedurale. Il corso organizzato dalla CONSAP Segreteria Nazionale – Osservatorio Sanità (Presidente dr. Maurizio Bellini) ha riscontrato grande interesse da parte degli iscritti e non, considerato anche il tema purtroppo di grande attualità. Erano presenti  i Segretari Nazionali CONSAP Elisabetta Ricchio e Gianni Valeri, il Segretario Generale Aggiunto di Roma Gianluca Guerrisi e il Segretario Provinciale di Roma, Simone Cesario.

La dott.ssa Maria PaganoL’abuso e il maltrattamento all’infanzia, infatti, è un argomento di cronaca recente che ha riguardato ambiti familiari ed extrafamiliari: non ultimi i fatti di violenze subite dai bimbi delle scuole dell’infanzia, che grande sgomento hanno creato in tutti, tanto da invocare l’introduzione in alcuni casi di impianti di sorveglianza dentro le aule di asili nidi e scuole dell’infanzia.

Gli ambiti che riguardano il maltrattamento è comprensivo di una ampia varietà di comportamenti che riguardano l’abuso fisico e sessuale, il maltrattamento psicologico, la grave e persistente trascuratezza nei confronti del bambino inclusi l’esposizione al freddo, la fame ed il pericolo, la violenza assistita, ovvero quella particolare situazione in cui il bambino assiste a violenze in famiglia di cui, pur non essendone il diretto destinatario, si sente investito e coinvolto.

dr. Maurizio Bellini, Presidente Osservatorio Sanità CONSAPNon meno gravi sono i casi di violenza istituzionale, in cui bambini in stato di affido o adozione, possono venire collocati in strutture o famiglie non sempre in grado di accoglierli e vengono avviati ad un percorso di successivi collocamenti e affidi che aumentano il senso di instabilità e non consentono di creare legami sicuri.  Altro fenomeno di rischio per l’infanzia è il fenomeno del bullismo, che purtroppo ha saputo ben adattarsi alla contemporaneità, infiltrandosi nelle reti dei social attraverso il fenomeno del cyber bullismo.

Particolare allarme comunque riveste l’abuso sessuale definito come il coinvolgimento in attività sessuali della/del bambina/o che non può comprendere e per le quali è fisicamente e psicologicamente impreparato. Comprendono le attività che vanno dallo stupro fino ad abusi senza contatto diretto: tale abuso rappresenta una devastazione per la psiche del minore, che seppur essendo vittima, si convince di meritare l’abuso ed addirittura di causarlo.

Tale fenomeno è particolarmente presente quando è presente una stretta relazione con l’abusante (un familiare o uno “di famiglia”) nei cui riguardi la vittima vive un rapporto di sudditanza psicologica che non consente di ribellarsi o di denunciare l’abuso in quanto la vergogna ed il senso di colpa sono prevalenti e ingabbiano in una relazione da cui si vede una difficile via di uscita.

L’abuso assume un impatto diverso in base alla presenza di alcuni fattori.

La dott.ssa Maria PaganoTra questi vi sono alcuni aspetti specifici dell’abuso: se è stato un singolo episodio o ripetuto, la durata e la frequenza, il già citato tipo di relazione con l’abusante, la quantità di forza o minaccia subita, la durata dell’abuso nel corso della vita. Altri fattori sono il livello di supporto offerto dai membri della famiglia in seguito alla scoperta dell’evento, il livello di coesione tra i membri. E’ importante considerare se la vittima di abuso abbia sentito da parte della sua famiglia più sostegno o punizione, la messa discussione dei propri racconti o peggio la stigmatizzazione. Anche il contesto famigliare della vittima rappresenta un fattore: se vi sono maltrattamenti abituali, alcolismo e/o uso di sostanze, violenza familiare ecc.

A volte l’abusante invita la vittima ad osservare un patto del silenzio che è difficile rompere. Le motivazioni che possono portare il bambino abusato a rompere tale patto e rivelare intenzionalmente l’abuso sono l’educazione cosciente, la rabbia, l’opportuna occasione per parlare e l’influenza dei coetanei. Non sempre però il percorso della rivelazione è chiaro e manifesto: senso di vergogna, paura, senso di colpa portano a presentare a volte un racconto in cui è presente la negazione e la ritrattazione. Per chi lavora nell’ambito dell’ascolto dei minori diventa importante mettere a proprio agio il bambino, consentendogli di esprimersi con le sue parole ed utilizzando le parole che usa il bambino, ponendosi fisicamente e verbalmente al suo livello.  La naturale tendenza del bambino a compiacere l’adulto, nei casi di rilevazione di abuso e violenza, rischia di portare il minore a fornire le risposte che il bambino pensa siano le più giuste ed apprezzate da parte dell’adulto: ciò è più evidente quando l’adulto riveste un ruolo di autorità o di prestigio (poliziotto, giudice  ecc.).

Elisabetta Ricchio, Maurizio Bellini e Gianluca Guerrisi della CONSAPL’adulto che ha il compito di accogliere la rivelazione dell’abuso del minore deve avere la capacità di utilizzare un tono emotivo di accettazione e non giudicante, che sia in grado di porre domande semplici ed aperte, centrate più sui vissuti del minore (quello che ha sentito e provato) piuttosto che sulla conferma di sospetti o sulla messa in discussione dei fatti o del modo di raccontarli  del bambino.

Ascoltare e raccogliere il racconto di una violenza subita è una esperienza umana di forte impatto emotivo: senso di vulnerabilità, rabbia e perdita di controllo, sopraffazione dei tempi di reazione (non sapere qual è la cosa giusta da fare nell’immediato) sono manifestazioni di quella che viene definita “traumatizzazione vicaria”, ovvero di quel fenomeno traumatico che investe il soccorritore, subendo in modo secondario ed indiretto lo stesso trauma vissuto dalla vittima.

La risposta emotiva che è connessa a tale fenomeno è legato alle pregresse esperienze personali del soccorritore, alle paure irrisolte e al livello di coinvolgimento.

Consegna Attestati di Partecipazione ai frequentatoriIn tali situazioni uno dei fattori protettivi maggiori è la capacità di costruire resilienza, ovvero la capacità di vivere gli eventi della vita stressanti come parte della vita, la possibilità di vivere ogni crisi come un momento di crescita e la considerazione che non è possibile cambiare un evento già accaduto.

Nessuno di noi vorrebbe sentire delle cose che mai vorremmo sentire raccontate da un bambino, ma è altrettanto vero che ogni bambino ha il diritto ad essere ascoltato da un adulto capace di ascoltarlo.

Si ringraziano per il servizio fotografico Alberto Di Gennaro e Andrea Nemiz.

Dott. Santo Mazzarisi

Prevenzione e Sicurezza per i bambini, Teatro Brancaccio Roma, evento “Bimbi Sicuri”, lezione gratuita su come conoscere per salvare e prevenire gli incidenti in età pediatrica, invito iscritti alla CONSAP e loro familiari, consegna diploma partecipazione

Teatro Brancaccio Roma, "Bimbi Sicuri", lezione gratuita su come conoscere per salvare, prevenire gli incidenti in età pediatrica, invito iscritti alla CONSAP e loro familiari, consegna diploma partecipazione

Teatro Brancaccio Roma, “Bimbi Sicuri”, lezione gratuita su come conoscere per salvare, prevenire gli incidenti in età pediatrica, invito iscritti alla CONSAP e loro familiari, consegna diploma partecipazione

Incontro formativo sulla prevenzione degli incidenti in età pediatrica.
Grazie alla collaborazione con gli amici della Direzione dell’Oasi Park, tutti gli iscritti alla CONSAP (e loro familiari) domenica 8 Maggio 2016 sono invitati alla lezione gratuita di “Bimbi Sicuri” che si terrà al prestigioso Teatro Brancaccio in Roma.
Occasione straordinaria da non perdere!
La CONSAP nelle attenzioni che pone nella formazione dei propri iscritti segnala evento.
A partire dalle ore 10.00 , grande evento gratuito Nazionale Bimbi sicuri. Un evento dedicato a tutti coloro i quali hanno a che fare con un bambino e che vogliono proteggerlo nel migliore dei modi. Due ore e trenta per imparare, parlare, dialogare. Moltissimi i temi affrontati: sicurezza a nanna, sicurezza in culla, sicurezza in casa, in acqua, in strada e le immancabili manovre di disostruzione pediatriche per imparare davvero a proteggere la vita. Si alterneranno sul palco vari esperti che ci accompagneranno in un vero e proprio viaggio nella bellissima cornice del Teatro Brancaccio.
Oasi Park orgoglioso sponsor con Mustela del progetto Bimbi Sicuri di Salvamento Academy.

Oasi Life Salvamento Academy, consegnerà, in esclusiva,  a tutti gli iscritti alla CONSAP (e loro familiari) che si prenotano al link sottostante e partecipano alla lezione di domenica 8 Maggio p.v. un bellissimo diploma fotografico a colori e nominativo da poter inserire anche nel proprio fascicolo professionale di servizio.

Cosa devi fare per partecipare? Fai click qui !
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Bimbi Sicuri Teatro Brancaccio 8 maggio 2016 Via Merulana, 244, Roma.

Importante: La Segreteria Provinciale di Roma verificherà l’adesione al sindacato, in corso effettiva validità, dei richiedenti.

Suicidi nelle Forze dell’Ordine, quello che nessuno dice, “all’ordine del giorno indignazione, frustrazione, rassegnazione e disagio finanziario”, parliamone con il dr. Fabrizio Locurcio (Sportello del Poliziotto CONSAP) e il dr. Santo Mazzarisi (psicologo e Vice Presidente Associazione “Il Caleidoscopio”)

Suicidi tra le Forze di Polizia

Suicidi tra le Forze di Polizia

Dr. Locurcio, cosa accade nel triste e delicato panorama dei suicidi tra le Forze dell’Ordine e di cosa si occupa, nello specifico, lo Sportello del Poliziotto della CONSAP?

 

Ho fondato oltre un decennio fa “Lo sportello del Poliziotto”, ovvero un ufficio sindacale  al quale i colleghi possono rivolgersi per le problematiche legate al loro lavoro in relazione all’Amministrazione.
La mia competenza è prevalentemente giuridco-umanistica, ma ho comunque acquisito e sviluppato una elevata predisposizione psicologica ad interpretare le angosce, le ansie e le difficoltà  di quanto spesso affligge il personale che si rivolge al Ns staff. In particolare bisogna sviscerare ciò che veramente crea disagio emotivo tale da indurre al suicidio; tutti conosciamo l’effetto che la crisi ha avuto sui cittadini, tasse su tasse, menage familiare, un reddito che secondo l’Istat è al di sotto di oltre il 30%, senza dimenticare che lo stipendio delle Forze dell’Ordine, secondo un recente studio di comparazione europea, è tra i più bassi dei Paesi dell’Europa Occidentale. Il timore più ricorrente per i colleghi è la sanzione disciplinare, uno strumento a cui, dai recenti dati, emersi dalla Giustizia Amministrativa, l’Amministrazione ricorre troppo spesso! Questo rende inermi ed impotenti, in quanto le misure contenute nei provvedimenti disciplinari, prevedono decurtazioni e sospensione dello stipendio, misura che dura anche per lunghi periodi. Immaginiamo uno stipendio base di un Agente mille, e trecento euro mensili o di un Assistente e/o sottufficiale, circa 1.600 (vuol dire almeno 20 anni di servizio), spesso monoreddito, che deve pagare un mutuo o un affitto, spese di gestione abitazione, spese automobile, spese alimentari, abbigliamento proprio e per la propria famiglia, e non dimentichiamo spese sanitarie e riparazioni varie in casa e per l’automobile; aggiungiamoci anche gli  imprevisti che purtroppo capitano a tutti, e a tutto ciò in una situazione esistenziale già estremizzata, con cui non si arriva a fine mese, si aggiunga la sopportazione determinata dall’incredibile DIGNITA’ che questi EROI di colleghi hanno:, trovano ancora la forza di sorridere e continuare a lavorare rischiando la vita tutti i giorni!  Tutto questo accade all’interno di una famiglia serena ed unita. Adesso immaginiamo i colleghi che hanno difficoltà e quando a quanto sopra enunciato, si aggiungono gravi problemi di salute di genitori e componenti familiari, legge 104 rigettate dall’Amministrazione per difetto di requisiti, separazioni familiari, allontanamento dalla casa coniugale e perdita dei rapporti affettivi con i figli e con il coniuge; spesso sono costretti a dover tornare a vivere in caserma con pochissime centinaia di euro, relegati come emarginati. A questo punto si richiede un prestito per sopravvivere e per pagare la scuola per i figli e spesso non si riesce ad onorare tale prestito, in quanto si ha anche il fido bancario che per eccesso di scoperto o per causa di debitore poco affidabile, viene revocato dall’Istituto bancario, dando così inizio alle procedure esecutive, decreto ingiuntivo, precetti e pignoramento sullo  stipendio…. Sapete che cosa provoca il pignoramento sullo stipendio? L’aver contratto debiti senza averli onorati: fatto assolutamente disdicevole per il Dicastero dell’Interno e che comporta l’apertura d’ufficio di un provvedimento disciplinare!  Questo accade anche alle colleghe donne, in alcuni casi lasciate da sole a crescere i figli con l’ulteriore aggravio di una ancora presente discriminazione femminile. Questo è solo l’inizio di uno dei tanti calvari in cui molti colleghi si dovranno difendere sia in sede civile per gli atti esecutivi del pignoramento, sia nei confronti dell’Amministrazione con la Giustizia Amministrativa, aggiungiamoci altri due o tremila euro di spese legali! A tutto questo si deve sommare un’altra circostanza che pochi conoscono, ovvero che l’appartenente alle Forze dell’Ordine deve rappresentare il cittadino “MODELLO”, non può litigare o rispondere a nessuno anche se provocato, deve dare sempre l’esempio sia in servizio che fuori dal servizio; quest’ultimo è perennemente H24 a lavoro anche se a passeggio con la famiglia di domenica, poiché è sempre obbligato ad intervenire in caso di necessità; soprattutto non può accusare frequenti emicranie o chiedere aiuto per stress da lavoro o per disagi causati dai motivi sopra esposti, pena il deferimento all’Ospedale militare Reparto di psichiatria e ritiro delle armi!  In ultimo non dobbiamo dimenticare lo stress correlato al lavoro (carente organizzazione, mancanza di strumenti, inadeguatezza nella formazione e altri fattori individuali nonchè l’impatto che questo ha sulla loro vita e su quella dei cittadini), l’impotenza di non riuscire ad offrire i servizi necessari per garantire una pacifica e ordinata convivenza sociale, fondamenta essenziali del lavoro degli operatori della sicurezza! E’ovvio che tali fattori sommati non costituiscono il principio assoluto del nesso causale ai frequenti suicidi avvenuti ma certamente contribuiscono da un lato all’aumento dello stress e delle sindromi depressive e dall’altro favoriscono i comportamenti devianti che tutti conosciamo. E’ evidente che a fronte di un disagio intrafamiliare gli aspetti supporto e comprensione sono fondamentali per uscire dal baratro e superare un momento di fragilità emotiva. Un soggetto come l’appartenente alle Forze di Polizia è nell’immaginario collettivo un punto di riferimento, un paladino della giustizia e della tutela dei più deboli, solitamente rappresenta un “superuomo” che non si ammala, non piange, non soffre e non si lamenta. Questo status, a fronte di grandi e reiterate difficoltà familiari e professionali, ingenerano sgomento e frustrazione; isolamento, emarginazione, impotenza e in ultimo rassegnazione. Spesso sentiamo colleghi lamentarsi dell’inapplicabilità delle norme contro i criminali assicurati alla giustizia, della vanificazione degli sforzi di anni di lavoro di indagini e del recente degrado dilagante prodotto dall’assenza di una giustizia sociale; questo costituisce senz’altro un ulteriore disagio non trascurabile se, viene sommato alle problematiche sopra esposte.  Estremamente illuminante per approfondire la piaga dei suicidi nelle Forze dell’Ordine è il testo “Caduti senza l’Onore delle armi” magistralmente scritto dal Dott. Luigi Lucchetti Dirigente Superiore medico della Polizia di Stato; illuminante resoconto dei diversi percorsi suicidari battuti da uomini e donne in divisa, con tematiche trattato con un taglio assolutamente pragmatico. Anche i dati forniti dall’articolo dell’ottobre 2015 di Repubblica di Marco Preve dal titolo “Il male oscuro della polizia: il suicidio prima causa di morte” riporta in una tabella che dal 1999 al 2011, ben 137 poliziotti si sono tolti la vita. Altri 4 sono stati uccisi da terroristi, 6 in conflitti a fuoco con la criminalità, 22 sono stati vittime di infortuni sul lavoro, ad esempio rimanere investiti mentre si rileva un incidente stradale, e 111 sono le cosiddette vittime del dovere, ovvero quegli agenti e funzionari rimasti uccisi in interventi a rischio come il folle che fa esplodere l’appartamento con il gas. Il suicidio è quindi  la principale causa di morte di agenti in servizio. “Un dato che è realistico supporre anche più alto, visto che in alcuni casi e per varie ragioni il suicidio può passare per un decesso di altra natura”. Francesco Carrer è un criminologo che lavora da anni con la polizia italiana, quella francese e l’Unione Europea. Lui e Sergio Garbarino, vicequestore, neurologo e medico della polizia alla Questura di Genova, che hanno appena pubblicato un testo destinato far discutere: “Lavorare in polizia: stress e burn out”.
Dulcis in fundo, la “scarsa attenzione” Istituzionale e governativa in genere sulla “MISSIONE” del poliziotto, che in questi ultimi anni è stato ingiustamente offeso ed umiliato. Non dimentichiamo il precedente governo che definiva alcuni poliziotti più anziani “panzoni”, e qualcuno magari come il Presidente Berlusconi nel 2011 negava la crisi economica poiché gli italiani possedevano un telefono cellulare e andavano al ristorante! Oggi cittadini e poliziotti “il cellulare lo comprano a rate e in pizzeria ci vanno a menù fisso una volta al mese”! Oggi a distanza di anni, un contratto scaduto dal 2009 a fronte di un reddito già ampiamente descritto nei fatti sopra riportati, si offrono 80 euro al Comparto Sicurezza, con i quali è possibile andare a “festeggiare il cospicuo aumento con ostriche e champagne”! Lo Sportello del Poliziotto ha tra i suoi compiti, anche quello di aiutare i colleghi incoraggiandoli  tentando di risolvere alcune vicende che riguardano il loro delicatissimo compito; sono stato personalmente promotore di numerose iniziative per infondere fiducia e autostima a tutti gli appartenenti alle Forze di Polizia, cercando di sensibilizzare le Istituzioni. Tra le più importanti, la realizzazione del monumento dedicato ai caduti delle Forze dell’Ordine, presso Piazza della Libertà a Roma, il 21 novembre 2014, inaugurato alla presenza della Fanfara della Polizia e di tanti colleghi e familiari delle vittime ma con la totale assenza di Istituzioni e cariche dello Stato. Grazie alla sensibilità del Segretario Generale della Consap Dott. Giorgio Innocenzi, la Regione Lazio, su iniziativa dell’On. Michele Baldi è in procinto di approvare la legge della giornata commemorativa dedicata ai caduti delle Forze dell’Ordine che coinciderà con la data del 21 novembre, anche se tutti noi sappiamo che la morte di un collega non fa più notizia!

 

La parola all’esperto, dr. Santo Mazzarisi psicologo Vice Presidente Associazione “Il Caleidoscopio”.

Dr. Mazzarisi, cosa pensa Lei e la Sua Associazione del fenomeno suicidi?

 

Se qualcuno uccide qualcun altro è definito “omicida”, se qualcuno è ucciso da qualcun altro è detto “vittima”, se qualcuno uccide sé stesso è detto “suicida”. Quest’ultimo termine sembra facilmente nascere dalla analogia con il primo termine (omicida), indicando colui che uccide sé stesso. Nonostante la chiarezza linguistica, nasce una riflessione legata al fatto di  presentare in prima battuta colui che si uccide come “chi commette” un atto di violenza e non chi è “vittima” del proprio gesto. Davanti a questa ipotesi la nostra mente fatica infatti a considerare una vittima chi si uccide, considerando più il male che reca a chi rimane (familiari, partner, figli) piuttosto che al male che si è subito.
Ma si può essere “vittima” e “omicida” allo stesso tempo?
Per uscire fuori dalle categorie linguistiche forse ci può essere utile capire come si arriva a mettere in atto un gesto così estremo. A parte le situazioni di fanatismo religioso o politico, il DSM-V, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, definisce che i fattori ambientali scatenati il comportamento suicidario possono essere: l’essere venuti a conoscenza di recente di una condizione medica potenzialmente fatale, l’esperienza della perdita improvvisa e inaspettata di un parente stretto o del partner, la perdita del lavoro o il trasferimento dalla propria abitazione. Altri fattori descritti nella letteratura scientifica sono le separazioni coniugali, le gravi difficoltà economiche, problematiche familiari, isolamento fisico ed emotivo. La comorbilità con una varietà di disturbi mentali, tra cui il disturbo bipolare, il disturbo borderline, il disturbo depressivo maggiore, il disturbo da uso di sostanze e i disturbi di ansia associato a contenuto catastrofico e Disturbo da Stress Post Traumatico, delineano un quadro prognostico del suicidio molto ampio e non sempre facilmente prevedibile. Diversi studi hanno permesso di identificare molteplici fattori di rischio del comportamento suicidario, tra loro interagenti. Tali fattori hanno un effetto cumulativo, un ruolo e un peso diverso a seconda delle varie fasi e dei periodi evolutivi, degli eventi scatenanti (life-events), delle caratteristiche di personalità e del particolare ambiente di vita di una persona.
Pertanto la domanda iniziale può avere una risposta se si analizza in che modo l’economia psichica della persona gestisce le variabili ambientali, quali sono le risorse che ha attorno e che possono aiutarlo a trasformare l’ideazione suicidaria da una possibile disperata soluzione ad un campanello di allarme a cui prestare la massima attenzione. Ciò che risulta importante dagli studi effettuati anche da  A.T. Beck è quello di strutturare interventi che possano agire a più livelli sull’idea di hopelessness (mancanza di speranza), ovvero la mancanza di apprezzamenti sul presente, un sistema cognitivo di aspettative negative, di scarsa considerazione di sé, spesso rinforzato dallo stesso contesto sociale e da scarse relazioni interpersonali. L’intervento in tal senso è a più livelli, dalla costruzione di una rete amicale, sociale e lavorativa capace di fornire ascolto alle difficoltà, al sostegno terapeutico medico e psicologico, con l’obiettivo comune di aiutare la persona a sentirsi sostenuta, ma anche a incoraggiarla verso percorsi di autonomia e di ripresa, migliorando positivamente le proprie aspettative di vita e del proprio futuro.

 

 

PEGASO Università Telematica presenta “Music Industry Academy”, la prima Accademia on-line degli audiovisivi, in collaborazione con l’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, intervento video di Renzo Arbore

Conferenza Stampa di presentazione della Music Industry Academy

Conferenza Stampa di presentazione della Music Industry Academy

Una delegazione della CONSAP ha partecipato ai lavori della conferenza stampa di presentazione della Music Industry Academy, la prima Accademia on-line degli audiovisivi. Il pregiato evento si è svolto presso la sede romana della PEGASO, Palazzo Bonadies Lancillotti, alla presenza del Rettore dell’Università Telematica PEGASO Prof. Alessandro Bianchi, del Direttore dell’Istituto Centrale degli Audiovisivi dr. Massimo Pistacchi,  del Presidente dell’Università Telematica PEGASO dr. Danilo Iervolino, del Direttore dell’Accademia dr. Dario Salvatori, il Direttore Scientifico dell’Università Telematica PEGASO Prof. Francesco Fimmanò, il docente dell’Accademia dr. Fabiano Petricone.
Obiettivo dell’Accademia è quello di formare i professionisti del mondo radiotelevisivo, editoriale e discografico in tre settori, il copryright, music business e human resources management system. Sistema di percorso è sempre quello in modalità telematica con approccio sul campo, attraverso stage con famosi professionisti del settore.
Il direttore dell’Accademia e Dario Salvatori, famoso giornalista, critico musicale e conduttore radiotelevisivo, con il coordinamento didattico di Salvatore La Rocca.

Docenti:
Giorgio Assumma, Franco Bixio, Fabiano Petricone, Dario Salvatori.

Lezioni video on-line ed esami finali presso le sedi di Roma e Napoli. Per essere ammessi sono richiesti il diploma di laurea triennale e/o laurea magistrale.

Durata annuale, carico didattico pari a 1.500 ore, corrispondenti a 60 CFU.

Termini iscrizione fissati al 15 marzo.

Sito web: www.miaaccademy.it
Per tutte le informazioni Numero Verde 800.185.095

Conferenza Stampa di presentazione della Music Industry AcademyConferenza Stampa di presentazione della Music Industry AcademyConferenza Stampa di presentazione della Music Industry Academy

Presentazione e interviste di Rete Sole

Presentazione e interviste di Divi e Dive TV

La ricchezza e il valore del personale di polizia in quiescenza, esigenze della categoria, l’iter delle pensioni privilegiate, calcoli pensionistici, parliamone con il dr. Terenzio d’Alena, Segretario Nazionale CONSAP Pensionati

Dr. Terenzio D'Alena - Segretario Nazionale CONSAP Pensionati

Dr. Terenzio D’Alena – Segretario Nazionale CONSAP Pensionati

Dottor d’Alena, lei ha accettato volentieri l’incarico di Segretario Nazionale della Consap Pensionati. Ci spieghi come è andata

Quando ho ricevuto l’offerta, la ho ritenuta un peso per le attività diversificate in cui sono immerso, ma anche un onore cui non potevo sottrarmi. Penso che l’incarico svolto a favore della Polizia di Stato per  tanti anni mi ha fornito l’esperienza, sia umana che professionale,  necessaria per questo nuovo ruolo. Resto volentieri a nuotare nelle acque della “mia ” Amministrazione.

Non teme che questa nuova attività riservi delle insidie? A volte per venire incontro alle istanze della gente ci si brucia. Sappiamo che da quando le norme prevedono per i Sindacati di Polizia la possibile struttura pro-pensionati, nessuno di lòro, escluso la Consap, ha provveduto a recepire tale  discorso

Onore al merito della Consap. Conoscere bene la materia pensionistica è fondamentale. Il progetto è avere all’interno della nostra struttura dei referenti determinati e preparati.

Con quali problemi si è scontrato in questi primi mesi di attività?

Senza dubbio occorre venire incontro agli iscritti che non hanno dimestichezza con le pensioni privilegiate, con i suoi tempi, la sua rendita, anche le sue insidie.

Perchè i pensionati dovrebbe iscriversi ad un Sindacato?

La gran parte di questi vive un  sentimento iniziale di inadeguatezza rispetto al mondo attivo appena abbandonato e, prima di trovare nuovi stimoli all’interno della nuova situazione sociale, il sindacato porge a costoro l’opportunità di proseguire su altri canali l’attività precedentemente svolta, evitando che venga a perdersi il  bagaglio di esperienza professionale: sarebbe un delitto. Ritrovare la familiarità del passato ambiente può essere addirittura esaltante.
Sarà benvenuto chi vorrà svolgere un ruolo attivo o ricoprire un ruolo di responsabilità. Dobbiamo recuperare soggetti capaci di essere un polo di attrazione, col loro dinamismo e la capacità d’iniziativa.

Come in particolare può concretizzarsi una volontà di collaborare?

Le forme sono tante. Dal punto di vista prettamente sindacale, in un momento in cui le ideologie stanno subendo un processo di rapida involuzione, si fa strada la necessità di creare aggregazioni decise e consapevoli, perchè la materia è complicata, ma le soluzioni sono pressoché univoche, con il primato della perequazione e della generale equità. I pensionati sono per definizione una categoria sociale assai poco aggregabile; per questo sono ricercatissimi dalle sirene partitiche in tempi pre-elettorali ed immediatamente dopo abbandonati al loro destino da legislatori oppressivi e pauperistici.     Da un punto di vista più pratico, sviluppiamo iniziative con le caratteristiche della partecipazione, di tipo conviviale, turistico, professionale, anche culturale o sportivo o comunque ricreativo. Singolarmente, tramite altre convenzioni, c’è da stimolare chi per mera pigrizia non accede ad aggiornamenti relativi all’apprendimento di lingue o di tecnica informatica. Importante sarà la consulenza tributaria, ove possibile.

Cosa distingue il sindacalismo di ieri da quello di oggi, anche in proiezione futura?

Terminata l’epoca dell’ubriacatura ideologica e lo scontro irrazionale fra classi sociali, oggi dobbiamo  fare  i conti con le categorie e la loro volontà d’affermarsi. Esiste un sindacalismo nazionale che prova a far collaborare invece che contestare per partito preso, ad unire piuttosto che dividere, ad avvicinare e ammorbidire le posizioni e non aumentare le distanze; tutto ciò si auspica per la reciproca convenienza di chi lavoro dà e  chi lavoro accetta, nella prospettiva di un’Italia più partecipativa. Mi propongo di risvegliare in questa ottica l’attivismo di troppi pensionati che, per indolenza o sfiducia, tengono sopite le loro doti e alla fine le loro aspirazioni. Dò perciò il benvenuto o il “ben tornato” a quanti, in quiescenza, si avvicinino o si riavvicinino alla nostra comunità.

Dr. Terenzio D'Alena - Segretario Nazionale CONSAP Pensionati

Pegaso Università Telematica presenta l’ADC, la prima Accademia del Cinema online, introduzioni di Pupi Avanti, il Rettore Bianchi e il Presidente Iervolino

Il Presidente dell'Universtà PEGASO con il regista Pupi Avati

Il Presidente dell’Universtà PEGASO con il regista Pupi Avati

Una delegazione della CONSAP ha partecipato ai lavori di presentazione dell’Accademia del Cinema, un Corso generato da Pegaso Università Telematica, in collaborazione con la Scuola Cinema, diretta a fornire competenze necessarie per iniziare la carriera attoriale, ma anche strumenti utili per le professioni che presuppongono abilità comunicative, come la buona esposizione orale, la dizione corretta della lingua italiana, il linguaggio del corpo, lavoro sul personaggio, ecc
Un gruppo di esperti, tra i massimi esponenti del mondo accademico, del Cinema e Teatro, consentirà a tutti coloro che sono interessati di padroneggiare gli strumenti di conoscenza e metacognitivi indispensabili per affrontare con padronanza e competenza le diverse tecniche della sceneggiatura, regia, recitazione e improvvisazioni.
Docenti: Pupi Avati, Luca Ward, Pino Pellegrino, Sergio Valastro, Giuliano De Sio, Michele Placido.
Il Corso si svolgerà in modalità e-learning con piattaforma accessibile 24 ore su 24 ed avrà una durata di studio di 1500 ore (60 CFU), con apprendimento assistito e percorso formativo predeterminato, con accesso a materiali didattici e fruibili in rete con sistema interattivo, sia individuali che di gruppo, tramite P.C. e guidati da tutor/esperti che sono in grado di interagire con corsisti e pronti a rispondere a domande.
Per essere ammessi: diploma di istruzione secondaria, di laurea quadriennale del previgente ordinamento, di laurea triennale e/o laurea magistrale.
Termine iscrizione al 28 Febbraio 2016.
Per tutte le informazioni Numero Verde 800.185.095
Visita il sito dedicato Sito Web: www.adcpegaso.it

Momenti della presentazione dell'Accademia del Cinema alla PEGASO Università

Il Regista Pupi Avati tra i Docenti dell'Accademia

Il Regista Pupi Avati tra i Docenti dell'Accademia

Accademia del Cinema alla PEGASO

 

Trasferimenti ruolo Vice Sovrintendenti decorrenza 4 febbraio 2016, la tabella delle sedi proposte

Trasferimenti ruolo Vice Sovrintendenti decorrenza 4 febbraio 2016, la tabella delle sedi proposte

Trasferimenti ruolo Vice Sovrintendenti decorrenza 4 febbraio 2016, la tabella delle sedi proposte

In allegato la la tabella relativa ai trasferimenti ruolo dei Vice Sovrintendenti della Polizia di Stato con decorrenza 4 febbraio 2016.

La tabella sedi proposte
Trasferimenti ruolo Vice Sovrintendenti decorrenza 4 febbraio 2016, la tabella delle sedi proposte

Le Officine di Pegaso: libri, conferenze, lezioni e scambi culturali, la CONSAP presente all’incontro-dibattito dal tema “LA QUESTIONE AMBIENTALE E L’ENCICLICA LAUDATO Sì”

Conferenza Università Pegaso -ROMA-

Conferenza Università Pegaso -ROMA-

Si è svolto il 30 Ottobre 2015 alle ore 17:00 presso la sede della prestigiosa Università Telematica Pegaso, sita in Roma – Palazzo Bonadies Lancellotti, uno dei periodici appuntamenti culturali che l’indicato Ateneo svolge in promozione della cultura. In questa circostanza il tema del convegno-dibattito tenutosi è stato di cogente attualità e si è imperniato sul tema etico-religioso della “QUESTIONE AMBIENTALE E L’ENCILICA LAUDATO SI’”. Il convegno è stato introdotto dall’Ill.mo Professore e Rettore Università Telematica Pegaso Alessandro BIANCHI e ad esso hanno contribuito con le loro apprezzate relazioni e riflessioni ospiti di sommo spessore culturale, per citarne alcuni: S.E. Lorenzo LEUZZI Vescovo Ausiliare di Roma incaricato come direttore dell’UFFICIO PER LA PASTORALE UNIVERSITARIA-Vicariato, l’esimio Professore Emerito dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari Giorgio NEBBIA, l’on. Alfonso Pecoraro Scanio Professore di Turismo Sostenibile Università Bicocca di Milano, il Prof. Agostino Giovagnoli,  Professore di Storia Contemporanea – Università Cattolica di Milano, Valdo Spini Professore di Storia Economica – già Ministro dell’Ambiente  e per la Segreteria Nazionale del PD l’on. Andrea De Maria ed altri ospiti di eccezione. Ha moderato la conferenza Giovanni Cannata, Professore di Politica Economica Università Telematica Pegaso.
La CONSAP, notoriamente attenta a tutto quello che stimola i processi culturali per l’individuo ed a maggior ragione per chi svolge la delicata professione e missione di poliziotto, promuove da tempo la cultura e l’aggiornamento, considerandoli i pilastri e la base di quel processo  pedagogico che possa investire a 360 gradi la formazione continua del personale appartenente all’apparato sicurezza. In tal senso la CONSAP ancora una volta ricorda che, a tutti i suoi iscritti e a chiunque sia interessato al miglioramento del proprio background cognitivo e culturale, che nello spazio delle convezioni riservate vi sono espresse le condizioni d’iscrizione a tale su indicato Ateneo.

Si ringrazia il Magnifico Rettore Prof. Alessandro Bianchi e il dr. Antonio Derinaldis, Coordinatore di Sede Roma, dell’Università Telematica Pegaso, per l’ospitalità e il pregio dei temi trattati alla conferenza.

 

Conferenza Università Pegaso -ROMA-Conferenza Università Pegaso -ROMA-Guerrisi e il Magnifico Rettore Università Telematica Pegaso Prof. Alessandro Bianchi