Sottosezione Polizia Stradale di Settebagni, domani assemblea sindacale CONSAP
Domani, 29 settembre 2016, assemblea sindacale CONSAP presso la Sottosezione Polstrada di Settebagni.
Durante l’assemblea si parlerà delle problematiche lavorative alla specialità e che in questo momento gravano sulla la Polizia Stradale di Roma e Provincia che, tra l’altro, il giorno 4 ottobre protesterà davanti al Compartimento Polstrada del Lazio.
Per la CONSAP saranno presenti Cesario Bortone, Massimo Vannoni e Gianfranco Rosati.
Polizia, Compendio Castro Pretorio, domani assemblea sindacale CONSAP
Domani mattina, martedì 27 settembre 2016, assemblea sindacale CONSAP al Compendio Castro Pretorio alla presenza del Coordinatore CONSAP per l’Italia Centrale Cesario Bortone e del Segretario Generale Aggiunto CONSAP di Roma Gianluca Guerrisi.
Tra le tematiche all’ordine del giorno:
– Problematiche Compendio Castro Pretorio;
– Rinnovo Contratto di Lavoro;
– Riordino delle Carriere;
– Servizi e Convenzioni per gli iscritti.
Sottosezione Polizia Stradale di Settebagni, problematiche e richieste, la CONSAP incontra il Dirigente della Sezione Polizia Stradale di Roma dott.ssa Elisabetta Mancini
Nella giornata di giovedi’ 23 settembre, la Consap, nella persona di Gianfranco Rosati (Coordinatore Segretari Locali Polstrada), ha incontrato nei propri uffici la dirigente della Sezione Polizia Stradale di Roma, Dott.ssa Elisabetta Mancini.
L’incontro, svoltosi in un clima di cordialita’, ha riguardato una serie di problematiche concernenti la Sottosezione di Settebagni.
La dirigente è stata, innanzitutto, informata del fatto che il 4 ottobre prossimo la Consap ha organizzato un sit-in nei pressi del compartimento della Polstrada del Lazio, in via Magnasco, per protestare contro la pessima gestione della dirigenza.
La Dott.ssa Mancini, non ha voluto commentare l’organizzazione dell’evento che, a suo parere riguarda, esclusivamente, il Compatimento.
Si è passati, quindi, ad analizzare una serie di punti all’Ordine del giorno:
- SCARSA IGIENE E PULIZIA DEGLI AMBIENTI DELLA CASERMA DI SETTEBAGNI: Questa O.S. ha chiesto una copia del capitolato riguardante la pulizia dei locali della Sezione, per verificare eventuali divergenze rispetto a quanto previsto contrattualmente per Settebagni. In tal senso, la Consap ha ottenuto dal Dirigente del ROS il capitolato della locale Caserma (dal quale sono già emerse molte incongruenze fra quanto disposto e quanto effettivamente svolto dalle operatrici della ditta di pulizie) che nei prossimi giorni sarà oggetto di accurate verifiche. La Consap ha, inoltre, comunicato che farà richiesta di accesso ai sensi del D.Lgs. 81/2008 per la valutazione della sicurezza sul luogo di lavoro e della salubrità degli ambienti.
- FORNITURA PERSONAL COMPUTER, TABLET E TOP CRASH: La Dirigente ha precisato che entro 15 giorni, saranno forniti i nuovi PC a Settebagni con implementazione di quelli a disposizione delle pattuglie, mentre per i Tablet da usare in pattuglia, ha precisato di aver sollecitato più volte la dirigenza compartimentale, ma che in ogni caso la fornitura dipende dal Ministero; infine per quanto riguarda il sistema Top Crash, ha comunicato che l’ANAS ha provveduto ad acquistarne uno di ultima generazione che, sicuramente, verrà dato a Settebagni. La Consap ha chiesto di organizzare una serie di giornate di aggiornamento professionale per insegnare l’uso di detto strumento a tutti gli operatori.
- VESTIZIONE INVERNALE: Questa O.S. ha chiesto una fornitura di giubbe “modello Dainese” a tutti i colleghi nuovi arrivati che ne sono sprovvisti, in attesa della fornitura della nuova divisa operativa, prevista per l’inverno 2017. In merito a ciò, si è detta disponibile a sollecitare l’ufficio VECA a fornire risposte in tal senso.
- CONVENZIONI CON DITTE DI TRASPORTO INTERREGIONALE: Considerando il consistente numero di colleghi residenti fuori regione, attualmente in servizio a Settebagni, si è chiesto di attivarsi con alcune ditte di trasporto interregionale per stipulare convenzioni che consentano di viaggiare a prezzi contenuti, sulla base di quanto succede da sempre per chi svolge servizio in autostrada e in base a quanto previsto dalla nuova bozza di accordo tra Aiscat e Società Autostrade.
- STRAORDINARIO PROGRAMMATO: Si è chiesto di consentire lo svolgimento dello straordinario programmato per rafforzare la vigilanza interna ed esterna della caserma, così come accade per la Sezione, anche in considerazione che le ore dedicate a questo istituto, sono solo il 23% del monte ore complessivo.
- SITUAZIONE AUTOVEICOLI: La dirigente ha comunicato che a breve saranno consegnate tre BMW alla Sezione e subito dopo ci sarà la consegna di altri tre veicoli della stessa casa, che il Dirigente del Compartimento provvederà a consegnare alle U.O.D.
Le parti si sono lasciate con l’intento di rivedersi fra 15 giorni per fare il punto della situazione.
Per la Segreteria Prov.le CONSAP Roma
Dott. Gianfranco Rosati
Il trauma del terremoto e i suoi effetti a breve e lungo termine: il ruolo dello psicologo nel sostegno alle vittime ed ai soccorritori

Il dr Santo Mazzarisi, Psicologo e Psicoterapeuta Associazione “Il Caleidoscopio” in convenzione con sindacato di Polizia CONSAP
L’intensità di un terremoto è valutata tramite parametri che indicano la quantità di energia liberata, ed il grado degli effetti sull’ambiente e sulle persone. Il recente terremoto che ha travolto le popolazioni del centro Italia, con epicentro nel borgo di Accumoli e che ha causato centinaia di vittime e raso al suolo il paese di Amatrice, lo scorso 24 agosto, molte sue frazioni e causato danni e vittime anche nelle Marche, è valutato dal Centro Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di magnitudo pari a 6.2 gradi della scala Richter.
La misurazione della intensità e degli effetti è una scienza che si basa su calcoli che possono variare in base allo strumento di valutazione. Una varietà di fattori possono spostare l’asticella di qualche punto per cercare di descrivere in maniera quanto più vicina alla realtà il livello di distruzione e potenza del sisma.
Cosa diversa è invece la misurazione delle ferite dell’anima che un evento talmente catastrofico può causare alle persone che ne sono vittime dirette, ed a quelle che vanno in loro soccorso.
La vicinanza geografica tra Roma e le zone colpite del sisma ha fatto rivivere a molte persone la sensazione di un déjà-vu, rimandando alla memoria la notte del 6 aprile 2009, quando un altro terremoto distruttivo colpì l’Aquila. Tante persone che si trovavano in questi posti per le ultime vacanze estive provenivano dalla Capitale, e molti di questi hanno subito gravi lutti a volte anche di interi nuclei familiari.
Tutto ciò ha reso più vicino a Roma ed ai suoi abitanti questo sisma, facendo vivere il dramma dei sopravvissuti come un dramma che in varie forme ha colpito tutti.
La macchina organizzativa dei soccorsi in situazioni come queste deve dimostrare la massima efficienza per salvare tutte le vite umane che è possibile salvare, per recuperare i corpi delle vittime e mettere in sicurezza ciò che il terremoto non ha distrutto. Fondamentale è ricostruire da subito una continuità con la vita interrotta dall’evento, per permettere una rapida ripresa con la quotidianità lavorativa e sociale ed avviare la ricostruzione dei luoghi.
Per un intervento di soccorso efficace, accanto agli interventi materiali non può mancare l’intervento psicologico.
Il ruolo della Psicologia della emergenza viene ufficializzato in Italia con il D.M. 13 febbraio 2001 con l’adozione dei “Criteri di massima per l’organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi”, che sanciscono la necessità di offrire il supporto psicologico a poche ore dell’evento catastrofico. Successive integrazioni sottolineano come sia necessario prestare la massima attenzione ai problemi di ordine psichiatrico-psicologico che possono manifestarsi sulle popolazioni colpite e sui loro soccorritori. In linea con le indicazioni del legislatore, il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, in data 18 Giugno 2012, approva le Linee di Intervento sul supporto psico-sociale in emergenza.
Si profila in tal senso un intervento psicologico che rappresenta una deviazione dall’intervento classico di sostegno psicologico classicamente inteso e che assume una sua specificità di intervento. Gli interventi della psicologia dell’emergenza sono rivolte a persone che vengono considerate “normali”, che non vivevano prima dell’evento situazioni di difficoltà psicologica degne di nota, ma che in seguito all’evento rischiano di incorrere in disagi psicologici e sociali gravi, a causa dello shock provocato dall’evento traumatico.
Cambia l’intervento anche perché cambia anche il soggetto dell’intervento. A seconda delle risposte all’evento si possono individuare alcune tipologie di fruitori:
- Vittime di primo livello, coloro che hanno subito direttamente l’evento critico;
- Vittime di secondo livello, rappresentate da parenti e amici delle vittime di primo livello;
- Vittime di terzo livello, rappresentate dai soccorritori, professionisti e volontari, chiamati ad intervenire sulla scena dell’evento traumatico, che a loro volta riportano risposte psicologiche per la traumaticità delle situazioni a cui devono far fronte;
- Vittime di quarto livello, ovvero i membri della comunità, al di fuori dell’area colpita, che in qualche modo si sono interessati e occupati dell’accaduto.
È fondamentale nella Psicologia della Emergenza aiutare i superstiti a riconoscere la normalità delle loro risposte emotive all’evento. Nei primi momenti e nella fase immediatamente successiva all’evento c’è una alta frequenza di reazioni allo stress di grado lieve e moderato, che in genere non diventano problemi cronici. La maggioranza delle persone, infatti, si riprende pienamente da una reazione di stress di intensità moderata in un arco di tempo compreso tra 6 e 16 mesi. Le reazioni più comuni sono di diversa natura: emozionale, cognitivo, fisico e interpersonale.
Un evento che accade improvvisamente, come il terremoto, irrompe nella vita di tutti frammentando l’equilibrio precedente e creando reazioni di pericolo e sintomi di ansia. Tutto sembra irreale (“non può accadere proprio a me”) e ingiusto (“perché sta accadendo a me?”). L’evento critico stesso può causare reazioni emotive particolarmente intense, tali da poter interferire con le capacità di funzionare sia durante l’esposizione alla scossa/e che in seguito, per tempi diversi e individuali.
L’Associazione EMDR Italia individua tre fasi di reazioni possibili a breve termine che i superstiti possono vivere dal momento dell’esposizione al terremoto:
Fase di shock (senso di estraneità, di irrealtà, di non essere sé stessi, di non sentire il proprio corpo, di confusione, di disorientamento spaziale o temporale). Lo shock fa parte della fisiologica reazione acuta allo stress ed è un meccanismo che consente di mantenere un certo distacco dall’evento, necessario ad attutirne l’impatto e magari a far fronte alle necessità del primo periodo.
Fase dell’impatto emotivo: si possono provare una vasta gamma di emozioni quali tristezza, colpa, rabbia, paura confusione e ansia . Possono anche svilupparsi reazioni somatiche come disturbi fisici (mal di testa, disturbi gastro intestinali, ecc.), difficoltà recuperare uno stato di calma.
Fase del fronteggiamento: ci si comincia a interrogare su quanto è successo, a cercare delle spiegazioni ricorrendo a tutte le proprie risorse (“Perché è successo? Cosa posso fare? Perché a me? ….”)
Le reazioni più comuni che possono durare per un periodo di alcuni giorni e/o alcune settimane sono:
L’intrusività: la permanenza di immagini e memorie involontarie che possono presentarsi come brevi o come completa perdita di coscienza (per esempio rivedere i muri della propria casa crollare, risentire urla, il boato ecc.);
Evitamento: tentativo vano di evitare pensieri o sentimenti correlati al trauma, evitando luoghi, persone, situazioni che possono ricordarlo;
Umore depresso e/o pensieri persistenti e negativi su sé stessi o sul mondo (non vado bene, il mondo è totalmente pericoloso);
Senso di colpa verso di sé o verso gli altri per avere causato l’evento traumatico o le sue conseguenze; senso di colpa per essere sopravvissuto o per non avere subito danni fisici e/o alle cose;
Emozioni negative persistenti legate al trauma: continuare a provare paura, orrore, rabbia, vergogna, colpa anche quando la situazione volge al miglioramento;
Difficoltà nel dormire e/o difficoltà nell’alimentazione;
Senso di disinteresse per le attività e le cose.
Ognuna di queste reazioni può presentarsi considerando le differenze individuali, manifestandosi con intensità e durata variabile. Alcune persone possono sviluppare nel lungo termine disagi importanti come il disturbo post-traumatico da stress, ansia, attacchi di panico, depressione o dipendenza da sostanze.
Cosa si può fare?
Il primo passo nel sostegno alle vittime, come detto sopra, è aiutare la persona a saper riconoscere ed accettare le proprie reazioni emotive e le difficoltà che si possono avere durante o dopo l’esposizione all’evento traumatico: tutti possono avere reazioni forti davanti ad un evento così devastante qual è un terremoto distruttivo. Il sostegno psicologico tende in tal senso a rendere capace la persona di riconoscere i propri sistemi di attivazione, osservando il proprio stato emozionale senza giudicarlo.
È fondamentale parlare degli eventi critici aiutandosi a scaricare la tensione emotiva e ricordandosi che non si è soli, ma inseriti in un sistema e una organizzazione che può sostenere e aiutare emotivamente e psicologicamente.
Come è importante ricostruire le case ed i luoghi è altrettanto importante aiutare le persone a ristabilire prima possibile i contatti con le persone, luoghi e situazioni della vita e ristabilire una routine.
Le relazioni umane aiutano a ricreare quel senso di sicurezza che il terremoto ha minacciato con la sua violenza distruttiva. Pertanto è importante garantire sicurezza fisica immediata, offrire informazioni semplici sulle attività di soccorso e sui servizi per aumentare il senso di prevedibilità, controllo e sicurezza sulle modalità di assistenza e di risoluzione dell’emergenza. È importante anche proteggere le vittime dall’esposizione da traumi aggiuntivi: a volte il bisogno della persona di informazione può portarla a ricercare notizie sui media che possono in quella fase risultare disturbanti, in particolar modo per i bambini e gli adolescenti.
Proprio nei confronti dei bambini le linea guida invitano a prestare particolare attenzione, considerandoli portatori di bisogni speciali cui dare risposte adeguate. Spesso quest’ultimi infatti manifestano il dolore sotto forma di rabbia e in genere maggiormente attraverso il comportamento rispetto agli adulti. Il senso di colpa nei più piccoli è maggiormente enfatizzato così come il maggior bisogno di attenzione da parte di figure di riferimento.
L’intervento con i più piccoli deve essere improntato sulla semplicità e sincerità: dire la verità attenendosi ai fatti, usare parole semplici e adatte alla età, e fornire spiegazioni evolutivamente appropriate: con i bambini più piccoli può essere d’aiuto rassicurare sulla quotidianità, mentre quelli più grandi necessitano di spiegazioni più complesse.
Come i grandi anche i bambini hanno bisogno di sentirsi al sicuro e trasmettere loro il senso di sicurezza è fondamentale già nell’immediato, anche ricordando che ci sono persone fidate che si stanno preoccupando di risolvere le conseguenze dell’evento e stanno lavorando per evitare che possono avvenire ulteriori problemi ( medici, pompieri, poliziotti).
Il tempo è il predittore fondamentale per grandi e bambini se un evento è stato elaborato e gestito a livello emotivo e cognitivo. Se le reazioni faticassero a rientrare e il miglioramento tardasse è bene rivolgersi a professionisti preparati che possono aiutare a individuare i fattori che non consentono la naturale elaborazione dell’evento traumatico, aiutando a fronteggiare al meglio il disagio.
Il dott. Santo Mazzarisi, Psicologo presso il Centro Clinico Il Caleidoscopio , terapeuta EMDR, propone ai colleghi che abbiano operato nelle zone del sisma del 24 Agosto e che ritengano di chiedere un supporto specialistico , una serie di 4 incontri gratuiti tesi a superare la possibile fase di criticità attuale, attraverso l’uso della metodologia terapeutica dell’EMDR.
Per informazioni e appuntamento potete contattare direttamente la segreteria CONSAP di Roma.
dr. Santo Mazzarisi
Psicologo e Psicoterapeuta Associazione “Il Caleidoscopio”
in convenzione con sindacato di Polizia CONSAP
Movimento 5 Stelle studia da Prima Repubblica, ignorati i curricula della cosiddetta società civile di qualità, la denuncia del sindacato di Polizia Consap “per la Raggi il manuale Cencelli in salsa grillina”
Forse perché poliziotto, forse perché non è legato alla vecchia politica e solo perché il Movimento Cinque Stelle predica e razzola male, fatto sta che i curricula inviati all’attenzione dei penta stellati dalla società civile di qualità giacciono nel dimenticatoio mentre i nuovi assessori si cercano fra i sodali di Previti, di Alemanno e del Pd.
La Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia rende noto di aver testato nei giorni scorsi la tanto decantata ed acclamata trasparenza del Movimento 5 Stelle, nella ricerca e valutazione dei curricula in occasione delle selezioni da parte del Direttorio per l’utilizzo di risorse per la sindaca Virginia Raggi. Lo stesso Beppe Grillo evidenzia energicamente la preparazione e le competenze possedute dagli esponenti del Movimento, purtroppo il curriculum da noi inviato quello del dottor Fabrizio Locurcio plurilaureato, avvocato e giornalista ed appartenente alla Polizia di Stato proposto per la sicurezza urbana non è stato neppure preso in considerazione e il collega non è stato neppure chiamato per un semplice colloquio.
A prescindere dalla facoltà di scegliere tra i migliori curricula, circostanza che non contestiamo ed assolutamente soggettiva, ma al dottor Locurcio onestà, titoli, esperienza e quasi trent’anni di Polizia non mancavano, essendo altresì Ufficiale della Repubblica Italiana, con attestazioni di Encomi e Medaglie al Merito di Servizio, e pure quest’ultimo non è stato nemmeno contattato per un ordinario colloquio di routine – osserva la Consap – questo comportamento, desta sconcerto e incredulità, in quanto i cavalli di battaglia del movimento erano proprio la condivisione dei valori con i cittadini onesti, competenti e fuori dalle logiche clientelari! Al contrario invece, notiamo come siano stati determinanti i rapporti personali e amichevoli, per poter ottenere un ruolo all’interno della giunta, anche a costo di perdere consensi.
Burka sì, Burka no, il parere del dr. Edoardo Mori
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un commento dell’illustre giurista Edoardo Mori, relativo all’uso del burka, esaminando l’aspetto di diritto e quello che è opportuno fare.
Il problema dell’uso o divieto del burka, deve essere valutato sotto due profili:
– ciò che dice il nostro diritto (valutazione dei jure condito);
– ciò che è opportuno e possibile fare (valutazione politica de jure condendo).
Il problema di diritto è generale se si affronta l’argomento di quali limiti si possono imporre a riti religiosi che contrastano con norme dello stato italiano o con l’ordine pubblico (nozione questa ormai superata e valida solo rispetto ai tempi in cui si decide; una volta serviva per affermare che il divorzio doveva essere vietato, ora è stata invocata per i matrimoni gay!). È particolare se si cerca ciò che la legge ha stabilito fino ad ora.
Due problemi sono stati portati all’esame dei giudici: quello del porto del coltello rituale (kirpan) dei Sikh e la disposizione del Regolamento di PS, art 289 , secondo cui la foto sulla carte di identità, quindi sulla patente deve essere e a mezzo busto e senza cappello.
Il problema del coltello dei Sikh è stato affrontato male dai giudici perché quando nel 2009 i giudici di Cremona vennero chiamati a decidere, essi ritennero che il kirpan fosse un coltello e non un pugnale, come invece all’epoca era costante giurisprudenza della Cassazione (ora è cambiata e il kirpan va classificato, per la legge italiana, come un coltello) e dissero che per un Sikh costituiva giustificato motivo il portarlo; ma se all’epoca esso era un pugnale, che cosa c’entrava il giustificato motivo? Vi era un divieto di porto assoluto ed insuperabile; sarebbe un po’ come se un cristiano pretendesse di andare in giro con un pugnale con impugnatura a crocefisso in forza della sua fede!
Ma i giudici di Cremona volevano assolvere e si sono lanciati in affermazioni fantasiose quali : il porto di quel pugnale costituisce un segno distintivo di adesione ad una regola religiosa e, quindi, una modalità di espressione della fede religiosa, garantita dall’art. 19 Cost. oltre che da plurimi atti internazionali. Sta di fatto che la libertà religiosa non consente davvero atti illegali e che i “plurimi atti” se li sono inventati.
Successivamente il Consiglio di Stato, nel 2010 e nel 2012, ha negato il riconoscimento di associazioni di culto sikh perché in esse vi era la regola vincolante del porto del kirpan e il divieto per le donne di divorziare (permettetemi di rilevare la sciocchezza di questa seconda affermazione: è vero che è garantita la parità fra i sessi, ma ciò non vieta che una donna o un uomo, volontariamente vi rinuncino; spesso si dimentica che la libertà individuale deve restare il principio supremo).
Sostanzialmente però la decisione di vietare il porto di un coltello in via permanente è corretta in base al diritto vigente: il giustificato motivo che consente il porto di uno strumento atto ad offendere è per sua natura legato a situazioni occasionali e temporanee (quando si fa una escursione, quando si va a caccia o pesca o a funghi, quando il cuoco si sposta con i suoi coltelli, quando si esce di casa per fare un lavoretto manuale ecc.) e non si può ipotizzare un giustificato motivo permanente. Significherebbe infatti attribuire ad una categoria di persone una posizione privilegiata permanente.
Del resto il problema è facilmente superabile ove si consideri che nulla vieta di portare un kirman privo di filo e di punta.
Il problema della foto a testa nuda è nato anch’esso in relazione ai Sikh e ad altre religioni che impongono la copertura del capo con turbanti o veli. Il Ministero dell’interno, che una ne pensa e due ne sbaglia, aveva ceduto alle pretese di questi signori e aveva stabilito con circolare n. 4/95 del 14 marzo 1995, che bastava che il volto fosse scoperto; con altra circolare del 24 luglio 2000 il Ministero ha precisato che il turbante, il chador e il velo, imposti da motivi religiosi,” sono parte integrante degli indumenti abituali e concorrono, nel loro insieme, ad identificare chi li indossa, naturalmente purché mantenga il volto scoperto” e pertanto tali accessori sono ammessi, anche in ossequio al principio costituzionale di libertà religiosa, purché i tratti del viso siano ben visibili. Faceva l’acuta osservazione che se il regolamento vieta il cappello, non era vietato il velo! Avrebbe potuto rilevare che le suore vengono ritratte per l’appunto con il velo. Ma perché allora prendersela con il povero cappello?
Non si erano resi conto che se la foto serve per identificare una persona, è necessario valutare l’insieme generale (viso, capelli, forma della testa, forma delle orecchie, ecc.); basti pensare come sia difficile riconoscere una persona che si è sempre vista con il cappello o il berretto militare, e viceversa.
Ed infatti la Corte Europea dei diritti dell’uomo del ricorso nr. 24479/07 deciso il 13 novembre 2008 presentato da Shingara Mann Singh contro la Francia, che aveva giustamente negato il diritto ad avere solo mezza foto sulla patente, ha negato che sussista un diritto a farsi fotografare con il turbante. La Corte sottolinea che la regolamentazione contestata si è mostrata più esigente in materia a causa dell’aumento dei rischi di frode e di falsificazione delle patenti di guida e aggiunge: Tuttavia, l’articolo 9 della Convenzione sui diritti umani non protegge qualsiasi atto motivato o ispirato da una religione o convinzione . Inoltre, non garantisce sempre il diritto di comportarsi nel modo dettato da una convinzione religiosa e non conferisce agli individui che agiscono in tal modo il diritto di sottrarsi a norme che si sono rivelate giustificate. La Corte ricorda che la Commissione, investita da un ricorrente sikh che criticava la sua condanna per infrazioni all’obbligo fatto ai conducenti di motociclette di portare un casco di protezione, aveva considerato che il portare obbligatoriamente un casco di protezione era una misura necessaria per i motociclisti, e che l’ingerenza nell’esercizio del diritto alla libertà di religione era giustificata per la tutela della salute dell’interessato.
Dopo aver posto queste basi teoriche sul problema generale, passiamo al caso particolare del mascheramento. Esso è regolato da due norme:
– L’art. 83 del TULPS: È’ vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa da euro 10 a euro 103. È vietato l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto;
– L’art. 5 della L. 22 maggio 1975, n. 152: È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. Il contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza.
La Cassazione ha così precisato, in modo costante, il contenuto della prima norma : L’art 85 comma primo della legge di pubblica sicurezza vieta a chiunque di comparire mascherato in luogo pubblico nel terzo comma poi, si vieta l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di ps con apposito manifesto. La prima disposizione ha carattere assoluto, essendo diretta ad impedire che mediante il mascheramento, che può attuarsi anche nella forma del travestimento della persona in abiti femminili, possano compiersi azioni criminose o illecite, tra le quali vanno indubbiamente annoverate quelle contro il buon costume, rientrante nell’ordine pubblico che la legge intende appunto tutelare. Relativo, invece, e il carattere dell’altra disposizione, poiché consente soltanto in casi eccezionali e con modalità espressamente stabilite, l’uso della maschera vera e propria quella cioè che copra il viso e che e cosa ben diversa dal travestimento o dal travisamento.
La legge 152/1975 si è limitata ad ampliare il divieto del mascheramento anche nei luoghi aperti al pubblico e a preveder espressamente il mascheramento a mezzo casco.
In conclusione non vi è dubbio che allo stato della legislazione sia proibito l’uso di indumenti che non consentono il riconoscimento della persona e, in special modo di quelli che coprono il viso in tutto o in parte.
Trattasi ora di valutare se questa conclusione venga a ledere il diritto alla religione nel momento in cui si vietano condotte richieste dalla fede.
La risposta è però alquanto facile; la libertà di religione è solo uno dei molti precetti costituzionali e non fra i più importanti: anch’esso deve essere esercitato nel quadro dei principi generali della Costituzione e in equilibrato rapporto con gli altri diritti. Se la legge ritiene di vietare certe condotte perché dannose, asociali, contrarie al principi di parità ed eguaglianza (ad es. inferiorità della donna), alle radici culturali di un popolo (ad es. monogamia), non vi è contrasto con la Costituzione in nome della libertà di una religione che può anche avere una impostazione incostituzionale (razzismo, plagio o circonvenzione dei proseliti, collusione con potenze straniere, spregio della vita umana, spregio per gli animali, spregio per il paese ospitante e i suoi interessi, ecc.).
Non credo proprio che vi sia nulla di incostituzionale nel vietare condotte già vietate in via generale dalla legge che le ha ritenute pericolose o dannose o nell’introdurre nuove norme ravvisando nuovi motivi di incompatibilità con la nostra civiltà.
Il problema di questa nuova normativa (e qui esaminiamo l’aspetto de jure condendo) è vasto e all’attenzione di tutti i paesi civili (in altri paesi e in particolare proprio in quelli da cui provengono coloro che pretendono di conservare i loro culti tribali o medievali il problema non si pone perché è proprio la loro religione a non tollerare altre fedi).
I riti religiosi primitivi (e sono primitivi anche se in uso da millenni) possono essere cruenti, degradanti, o imposti a bambini e giovani incapaci di opporsi. Forte ad esempio è l’opposizione ai metodi di uccisione tradizionale degli animali. In Polonia non è più legale la macellazione rituale, caratteristica dell’ebraismo e dell’islam. La Corte Costituzionale ha stabilito a gennaio che le pratiche kosher e halal rappresentano una violazione dei diritti non in linea con gli standard, anche europei, sull’abbattimento degli animali. Negli Stati Uniti si cerca di vietare la circoncisione praticata ancora da sette ortodosse e che prevede che il celebrante succhi il sangue dal pene del bambino, spesso provocandogli infezioni. L’ONU stessa ha dovuto intervenire contro la pratica dell’infibulazione.
È quindi chiaro che ogni paese ha dei canoni morali, etici, giuridici che sono ben più importanti, nella scala dei diritti, del diritto alla libertà di religione il quale è nato per impedire conversioni forzate o discriminazioni degli “infedeli” e non certo per consentire ad ognuno di affermare che in nome della religione può mettersi contro l’ordine sociale in cui vive. Se la nostra cultura è riuscita a stabilire che la chiesa cattolica non può scampanare quando e come vuole, ma deve rispettare le norme sull’inquinamento acustico, sarebbe evidentemente un assurdo affermare che un muezzin può schiamazzare con l’altoparlante dal suo minareto, in nome della sua religione o che chi professa la fede nudista, può girare nudo per la città.
Le società occidentali hanno sì affermato il principio della libertà di religione, ma in quanto essa deve essere e restare una cosa intima e personale; è anche un diritto di tutti coloro che hanno altre fedi, di non essere molestati dalle fedi altrui. Aveva ben espresso il concetto il filosofo illuminista Pierre Bayle quando disse non credo alla mia religione, che è l’unica vera, figurasi se posso credere a quella degli altri!
Inoltre i riti con sui si esplicano le fedi, sono una cosa diversa dalla fede stessa; una fede resta immutata nei secoli in quanto essenziale, i riti sono accidentali e devono adeguarsi al corso della civiltà, come ha sempre ben dimostrato di saper fare il cristianesimo. Se non fosse così avremmo ancora riti dell’uomo di Neanderthal e il cannibalismo sacro! La nostra civiltà si è allontanata dall’oscurantismo; sarebbe tragico se facessimo passi indietro.
Il dr. Edoardo Mori, autore dell’articolo
Un nuovo Elicottero per la Polizia di Stato, spunti di riflessione
La Polizia di Stato rischia di rimanere a terra. Occorre necessariamente rinnovare il parco elicotteri della Polizia di Stato.
A differenza dei Carabinieri e della Gdf che dispongono dei più recenti Agusta Westland a109 Nexsus, oltre ad altre macchine tra cui i moderni aw 139, la Polizia di Stato si trova in questo momento storico ad operare per lo più con elicotteri AB 212 risalenti alla guerra del Vietnam ad eccezione dei pochi anzi pochissimi ( solo sei ) super moderni ma troppo grandi per le necessità operative, aw 139 comprati con i fondi Frontex . In molti reparti volo fino a dieci anni fa vi erano i piccoli ma maneggevoli ab 206, monomotore jet renger 3, che con i sui consumi 90 lt h a fronte dei 360 lt/h del ab 212 garantiva un ottimo servizio , immediato, economico ed efficiente., le restrizioni normative italiane che vietano il sorvolo sulle città agli elicotteri monoturbina ha fatto sì che una buona parte di essi sia stata parcheggiata a terra, pertanto in mancanza di nuovi elicotteri si vola con i 212 che è bene precisare è un elicottero fuori produzione da un pò di anni ed i cui pezzi di ricambio cominciano a scarseggiare. Per ovviare in parte, la ditta costruttrice ha allungato le scadenze di vita di alcuni componenti costosi tipo le pale, mentre altri ricambi a volte si cannibalizzano da altri nostri 212 fermi in giro per gli altri reparti o in ditta. Il 212 è un elicottero molto sicuro che come si dice tra gli addetti ai lavori, ti riporta a casa, ma sulla città ha dei limiti dovuti all’eccessivo rumore e al flusso rotore molto potente e quindi occorre rispettare sempre una certa quota. Alla luce di quanto sopra, si rende necessario l’acquisto di un nuovo elicottero biturbina leggero, più piccolo dell’aw 139, magari della stessa Agusta Westland, orgoglio nazionale dei costruttori di elicotteri mondiali, non solo per ovvi motivi di ritorno occupazionali in Italia ma per l’assistenza di personale qualificato e manutenzione a due passi da casa, che consentirebbe ai tanti assistenti di volo di svolgere esclusivamente il proprio compito e non sostituirsi ai tecnici meccanici della casa costruttrice. L’indizione di una gara d’acquisto europea (obbligatoria per una forza di Polizia a ordinamento civile) sarà una battaglia visto l’agguerrita concorrenza del consorzio europeo a guida francese dell’eurocopter) ma si rende necessaria e improcrastinabile per garantire una maggiore sicurezza, efficienza ed economicità del volo.
Polizia Stradale Lazio, Nuovo Centro Operativo, un’utilità o un vero disastro?
Dal primo agosto 2016 è partito il nuovo COPS, alle dipendenze del Compartimento Polstrada Lazio, il quale ha assorbito le funzioni del C.O.C., sia per quanto concerne il coordinamento operativo delle pattuglie regionali e autostradali, sia per la gestione dei flussi informativi.
Una grande opportunità nelle intenzioni degli organizzatori, ma che dopo poco più di tre settimane ha prodotto risultati scadenti che hanno messo a dura prova il lavoro degli operatori e soprattutto la loro sicurezza.
Innanzitutto i canali radio, deputati ad essere utilizzati, non funzionano su gran parte del G.R.A., sicché le pattuglie sovente non riescono a comunicare con la sala operativa; si aggiunga, come se tutto ciò non bastasse, che le singole pattuglie non riescono a udire via radio le comunicazioni effettuate dalle altre, a scapito del cooperazione e della sicurezza.
I riscontri oggettivi, oramai, si moltiplicano così come le preoccupazioni degli operatori, sempre più in balia degli eventi e del “santo” cellulare che spesso diventa l’unico mezzo di comunicazione con la sala operativa, che, talvolta, non è raggiungibile neanche con questa modalità.
Copiosa è anche la corrispondenza di servizio verso il responsabile della Sottosezione di Roma Settebagni che, a più riprese, è stato sollecitato a intervenire prima che tali inefficienze si trasformino in fatti gravi a danno dei colleghi in servizio.
In questa fase caotica, non convince la soluzione proposta dalla dirigenza, di utilizzare i vecchi canali in caso di necessità e/o malfunzionamento della nuova numerazione; si pensi al caso in cui una pattuglia si trovi coinvolta in un fatto grave o in altra emergenza e si trovi obbligata a dover cambiare i canali perché quelli che dovrebbero funzionare non funzionano!
In molti casi la tempestività può essere risolutiva per salvare la pelle!
Ci chiediamo e allo stesso tempo rivolgiamo la domanda a chi di dovere, se fosse stato il caso di testare per un certo periodo di tempo il nuovo sistema, di fare tutte le opportune valutazioni e verifiche e solo alla fine di tale percorso, procedere alla riunificazione delle centrali operative, si sarebbero evitate tante problematiche e inefficienze a salvaguardia esclusiva di tutti i dipendenti.
Chiediamo pertanto alla dirigenza di provvedere senza indugio a risolvere detta problematica che pone a serio rischio i colleghi, mettendo in campo tutte le soluzioni atte a migliorare efficacemente il servizio delle pattuglie e la loro sicurezza.
Centro Operativo Polizia Stradale, inaugurazione, dubbi e perplessità espresse dalla CONSAP
Il Giorno 29 Luglio è stato inaugurato il COPS e dopo soli pochi giorni di attività è già al collasso.
L’apertura del nuovo Centro Operativo Polizia Stradale, in assenza di un adeguato numero del personale e ed oggi nettamente inferiore a quello “strettamente necessario” già preventivamente calcolato a seguito di studi, richiesto nei diversi incontri effettuati precedentemente da questa O.S., ha di fatto lasciato delle postazioni vuote.
Nonostante questa O.S. avesse previsto e suggerito la necessità di istituire le due figure del centralinista e del terminalista (necessarie a fornire una adeguata risposta al cittadino ed interfacciamento con gli altri uffici di Polizia la prima, e fondamentale per fornire il giusto apporto alle pattuglie operanti la seconda), ciò non si è verificato per cui, nonostante l’impegno profuso dal personale operante, in tali condizioni è oggettivamente impossibile riuscire a sopperire a tutti compiti necessari per il funzionamento e buon andamento dell’ufficio.
Il numero esiguo di personale non permette nemmeno al “tutor” di fornire la giusta formazione degli operatori chiamati a svolgere nuove attività in un contesto fino ad ora sconosciuto, il tutto sotto l’occhio vigile di una “non meglio identificata telecamera” che inquadrava il personale operante e resa inefficace, a seguito di nostra richiesta, con l’intervento del dirigente.
Questa O.S. non può assistere in silenzio a tale situazione e chiede a gran voce ed in tempi brevi l’assegnazione di nuove unità al C.O.P.S. nell’interesse del personale operante, già allo stremo, e dell’amministrazione per il buon andamento dell’ufficio e per fornire un adeguato servizio alla collettività.